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L’operatore di Laplace è largamente presente nella Matematica, la Fisica, l’Ingegneria e l’Economia. Consideriamo infatti una funzione f \colon \mathbb{R}^3 \to \mathbb{R} che rappresenta una grandezza scalare in funzione dei punti dello spazio tridimensionale; il laplaciano di f, denotato da \Delta f(x,y,z), quantifica l’incremento medio di f nei punti immediatamente vicini a (x,y,z). Per tale ragione, il laplaciano è onnipresente in tutte le equazioni che descrivono fenomeni fisici o pratici in cui il valore di una grandezza in un punto è statico o evolve in funzione dell’andamento medio della grandezza nelle immediate vicinanze.

In questo articolo, presentiamo l’operatore di Laplace in 3 dimensioni e ne calcoliamo la sua espressione in coordinate cilindriche: ciò risulta notevolmente utile nei casi in cui il fenomeno che si sta studiando presenta appunto una simmetria rispetto a un asse particolare.

Il testo è quindi una risorsa preziosa sia per chi necessita di formule chiare e accessibili, sia per chi desidera approfondirne la spiegazione entrando nel vivo dei calcoli.

Oltre all’esaustiva lista reperibile alla fine dell’articolo, segnaliamo il seguente materiale su argomenti collegati:

Buona lettura!

 

Autori e revisori

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Autore: Donato Ciampa.  

 

Il Laplaciano in coordinate cilindriche: un esplorazione di gradiente, divergenza e applicazioni in fisica

Sia f:\mathbb{R}^3\rightarrow\mathbb{R}, f=f(x,y,z) una funzione scalare. Definiamo l’operatore \nabla (nabla) nel modo seguente

\[\nabla f:=\left(\frac{\partial f}{\partial x},\frac{\partial f}{\partial y},\frac{\partial f}{\partial z}\right).\]

Tale operatore trasforma una funzione scalare in una funzione vettoriale, le cui componenti sono le derivate parziali della funzione. Il vettore \nabla f prende il nome di gradiente di f.

Sia ora \vec{u}:\mathbb{R}^3\rightarrow:\mathbb{R}^3, \vec{u}(x,y,z)=(u_1(x,y,z), u_2(x,y,z), u_3(x,y,z)) una funzione vettoriale. Anche per essa possiamo definire l’applicazione dell’operatore \nabla nel modo seguente:

\[\nabla\bullet\vec{u}=\frac{\partial u_1}{\partial x}+\frac{\partial u_2}{\partial y}+\frac{\partial u_3}{\partial z}.\]

In tal caso l’operatore trasforma la funzione vettoriale in una scalare in modo che la componente i-esima del vettore venga derivata parzialmente rispetto alla coordinata i-esima (il simbolo \bullet indica il prodotto scalare tra vettori). Lo scalare \nabla\bullet \vec{u} prende il nome di divergenza di \vec{u}.

Consideriamo nuovamente f:\mathbb{R}^3\rightarrow\mathbb{R}, f=f(x,y,z) una funzione scalare: dal momento che \nabla f risulta una funzione vettoriale, è possibile calcolarne la divergenza. Abbiamo allora

\[\nabla\bullet(\nabla f):=\nabla^2 f=\Delta f=\frac{\partial^2 f}{\partial x^2}+\frac{\partial^2 f}{\partial y^2}+\frac{\partial^2 f}{\partial z^2},\]

che viene detto nabla quadro o laplaciano di f.

Vogliamo ora esprimere il laplaciano in coordinate cilindriche operando la seguente sostituzione:

\[x=t,\quad y=r\cos\theta,\quad z=r\sin\theta\]

(cilindro con asse parallelo all’asse x, cambio il nome della variabile x in t solo per comodità di notazione). A tal fine dobbiamo computare anche le derivate parziali seconde rispetto a queste nuove variabili. Per comodità indichiamo con f_{*} la derivata parziale di f rispetto alla variabile * (che potrà scegliersi tra x,y,z,t,r,\theta) e analogamente con f_{**} la derivata parziale seconda sempre rispetto allo stesso set di variabili. Osserviamo che

\[t=x,\quad r=\sqrt{y^2+z^2},\quad \theta=\arctan(z/y)\]

e pertanto

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