Benvenuti nella nostra guida completa alla teoria sui limiti di funzioni reali di variabile reale.
Il concetto di limite è uno dei più importanti dell’Analisi Matematica. Esso consente di dare un significato formale alla seguente domanda di carattere intuitivo:
A quale valore si avvicina una funzione se
si avvicina a un punto
?
Questa dispensa tratta in maniera completa questo argomento, affrontando le seguenti domande:
- Come si formalizza l’idea di limite e qual è il suo significato?
- Quali relazioni esistono tra limiti e relazioni d’ordine? Cosa afferma il teorema dei carabinieri?
- Quali relazioni esistono tra i limiti e le usuali operazioni tra funzioni come somma, prodotto, quoziente, potenza e composizione?
- Quali operazioni si possono estendere alla retta reale estesa, che include i simboli
e
? Quali invece danno luogo alle cosiddette forme indeterminate?
- Quali sono i limiti notevoli?
- Cosa sono gli asintoti?
- Cosa sono gli o-piccoli e come si opera con essi?
Il testo ti guiderà alla scoperta di questi e altri affascinanti temi, illustrando i concetti con numerosi esempi, figure e spiegazioni di carattere intuitivo, che ti consentiranno di farti un’idea chiara ed essenziale, senza rinunciare al rigore e alla completezza. Cosa aspetti, allora? Comincia pure la lettura!
Autori e revisori
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Revisori: Valerio Brunetti, Sergio Fiorucci, Matteo Talluri, Sara Sottile.
Sommario
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Teoria sui limiti: tabella delle notazioni
Mostra notazioni.
Introduzione alla teoria sui limiti matematici
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Un esempio di tale processo può essere l’altezza dal suolo di un oggetto in base al tempo. In questo caso, cioè, rappresenta il tempo, e
è l’altezza dell’oggetto al tempo
. Si supponga che la legge
che descrive questo fenomeno cessi di avere validità per un tempo
, ossia che non sia possibile calcolare l’altezza
raggiunta dal corpo al tempo
. Ci si chiede però verso quale altezza tenda ad arrivare l’oggetto, quando il tempo si avvicina a
. Matematicamente ciò equivale a studiare la seguente domanda.
Domanda 1. A quale valore si avvicinano i valori , quando
è vicino a
?
Nella fattispecie dell’esempio trattato, il tempo può essere finito, ma anche infinito. Ad esempio, una domanda ragionevole sul fenomeno è se l’oggetto tenda a stabilizzarsi verso una qualche altezza particolare al trascorrere del tempo, pur magari senza fermarsi mai del tutto. Ciò corrisponde a voler dare un significato a
, cioè il caso
. È chiaro che non è possibile calcolare tout court il valore
per alcuna funzione reale di variabile reale. Occorre pertanto costruire degli strumenti rigorosi che consentano di studiare matematicamente questa domanda.
I limiti costituiscono appunto tale mezzo. Questa dispensa è dedicata allo studio di questo importante capitolo dell’Analisi Matematica, ed è organizzata come segue.
- Nella sezione Intorni e punti di accumulazione nella retta reale estesa definiamo la retta reale estesa, ambiente naturale per la teoria dei limiti, e i relativi concetti di intorno e punto di accumulazione. Definiamo poi la nozione di proprietà valida definitivamente, di ampio utilizzo nello studio dei limiti.
- Nella sezione Limiti definiamo il concetto di limite e lo illustriamo mediante numerosi esempi e figure. Trattiamo poi i limiti sinistri e destri, versioni “unilaterali” del concetto di limiti e i collegamenti tra tali nozioni.
- Nella sezione Teoremi sui limiti presentiamo i principali risultati teorici sui limiti: i legami tra limiti e limitatezza; i teoremi di confronto, che legano disuguaglianze tra le funzioni a disuguaglianze sui limiti, e i relativi teoremi “dei carabinieri”. Trattiamo infine i limiti di funzioni monotone: stabiliremo l’esistenza di limiti sinistri e destri per funzioni monotone e ne daremo una caratterizzazione in termini di estremi inferiori e superiori.
- La sezione Operazioni con i limiti è dedicata alle relazioni tra i limiti e le operazioni tra funzioni. Nella prima parte della sezione studiamo come si comportano i limiti rispetto alle operazioni algebriche di somma, prodotto e quoziente. Nella seconda parte trattiamo i limiti di funzioni composte e relativi cambi di variabile e argomenti collegati come limiti di funzioni inverse e limiti di potenze.
- La sezione Forme indeterminate e limiti notevoli è costituita da uno studio completo delle cosiddette forme indeterminate, ossia dei casi non trattati dai teoremi sull’algebra dei limiti nella retta reale estesa, in cui cioè il valore del limite non si può dedurre esclusivamente dai valori dei limiti delle funzioni in esame. Ci dedicheremo a ciascuna delle 7 forme indeterminate, fornendo strategie per la loro risoluzione ed esempi svolti, oltre a trattare i cosiddetti limiti notevoli.
- Nella sezione Complementi presentiamo alcuni argomenti complementari ai limiti: gli asintoti, ossia rette che approssimano bene il grafico di una funzione; le funzioni asintotiche e il relativo principio di sostituzione nel calcolo dei limiti; concludiamo infine con la nozione di
-piccolo e il suo utilizzo nel calcolo dei limiti.
Intorni e punti di accumulazione nella retta reale estesa
Introduzione.
Non entriamo in una discussione rigorosa sulla natura di questi oggetti, ma è sufficiente tenere presente che il simbolo può essere pensato come minore di ogni numero reale, mentre il simbolo
può essere pensato maggiore di ogni numero reale. Formalmente, l’usuale relazione d’ordine in
può essere estesa a una relazione d’ordine in
aggiungendo le condizioni seguenti:
(1)
L’uso di questi oggetti è necessario al fine di definire formalmente il significato di concetti intuitivi quali “quantità infinitamente piccola” o “infinitamente grande”.
Intorni.
, con
, se
;
, con
, se
;
, con
, se
.
L’insieme è anche detto intorno circolare di
di raggio
e viene solitamente indicato con1
.
Intuitivamente, un intorno di è un insieme che “circonda”
, cioè che contiene tutti i numeri reali sufficientemente vicini a
. Poiché ogni intorno contiene un intervallo del tipo indicato nella definizione 1, spesso col termine intorno si intende proprio uno di questi intervalli.
Esempio 2.
- L’insieme
, rappresentato in blu in figura 1 è un intorno di
in quanto contiene l’intervallo aperto
.
è anche un intorno di
, in quanto contiene l’intervallo aperto
.
non è però un intorno di
, in quanto non contiene alcun intorno circolare
, con
. Analogamente,
non è un intorno di
.
- L’insieme
è un intorno di
, in quanto contiene la semiretta destra
. Esso non è un intorno di
, in quanto non contiene alcuna semiretta sinistra. Analogamente, l’insieme
è un intorno di
, in quanto esso stesso è una semiretta sinistra.
- L’insieme
è un intorno di qualunque
.
Figura 1: l’insieme dell’esempio 2, rappresentato in blu.
Figura 2: gli insiemi e
dell’esempio 2, rappresentati rispettivamente in blu e in verde.
Osservazione 3. Nel caso , al diminuire del raggio
dell’intorno circolare
, i punti di tale intorno diventano arbitrariamente vicini a
. In altre parole è possibile selezionare punti vicini quanto si vuole a
, scegliendo un raggio
sufficientemente piccolo. Ciò avviene anche con gli intorni di
e
: scegliendo
sufficientemente piccolo o sufficientemente grande, le semirette
e
contengono punti arbitrariamente “vicini” rispettivamente a
e
.
Mettiamo ora in luce una proprietà degli intorni che sarà molto utile nel seguito: punti di distinti possiedono intorni disgiunti.
Dimostrazione. Distinguiamo quattro casi supponendo, senza ledere la generalità, che .
. Si ha ovviamente
(2)
e quindi, chiamando
metà della distanza tra
e
, segue
(3)
I due intorni
e
rispettivamente di
e
sono disgiunti, si veda la figura 3.
Figura 3: gli intorni
e
rispettivamente di
e
sono disgiunti.
e
. I due intorni
(4)
rispettivamente di
e
, sono disgiunti.
e
. I due intorni
(5)
rispettivamente di
e
, sono disgiunti.
e
. Gli intorni
(6)
rispettimente di
e
sono disgiunti.
- Dall’inglese ball. ↩
Punti di accumulazione.
(7)
Osservazione 6. Affinché sia un punto di accumulazione per
, in ogni intorno di
deve esserci un punto di
diverso da
; poiché esistono intorni di
arbitrariamente “aderenti” a
, risulta chiaro che a ogni intorno di
devono appartenere infiniti punti di
e quindi
deve essere infinito. Viceversa, si può mostrare che ogni sottoinsieme infinito
di
possiede almeno un punto di accumulazione: è il contenuto del famoso teorema di Bolzano-Weierstrass, la cui versione per successioni è reperibile in [4].
Illustriamo l’importante concetto di punto di accumulazione mediante alcuni esempi.
Esempio 7. Consideriamo l’insieme
(8)
rappresentato in blu in figura 4, e determiniamone i punti di accumulazione.
Figura 4: l’insieme dell’esempio 7, rappresentato in blu.
è un punto di accumulazione per
. Infatti, qualsiasi intorno di
contiene un intorno circolare
, che a sua volta contiene infiniti punti di
diversi da
, ad esempio tutti i punti di
minori di
e maggiori di
: vale cioè
(9)
In particolare
non è mai vuoto, come illustrato dalla figura 5, quindi per la definizione 5
è un punto di accumulazione di
.
Figura 5: l’intersezione dell’insieme
, in blu, e dell’intorno circolare
di
, in verde, è pari a
, che contiene appunto infiniti punti diversi da
; pertanto
è di accumulazione per
.
è un punto di accumulazione per
, anche se non appartiene ad
. Infatti qualsiasi intorno circolare
di
contiene tutti i punti di
minori di
:
(10)
come si evince dalla figura 6. In questo caso è indifferente effettuare o meno la differenza insiemistica
, in quanto
.
Figura 6: l’intersezione dell’insieme
, in blu, e dell’intorno circolare
di
, in verde, è pari a
, che contiene infiniti punti di
diversi a
; dunque
è di accumulazione per
.
- Ogni punto
è di accumulazione per
. Infatti, ogni intorno
contiene l’intervallo costituito dai punti di
maggiori di
e minori di
, cioè infiniti punti di
diversi da
, come illustrato in figura 7 .
Figura 7: l’intersezione dell’insieme
, in blu, e di ogni intorno circolare
di
, in verde, contiene un intero intervallo; dunque
è di accumulazione per
.
- Ogni altro punto di
non è di accumulazione per
. Infatti, se
, allora esiste
sufficientemente piccolo affinché
non contenga alcun punto di
. Analogamente, se
, allora è possibile determinare
tale che
contenga al più
come unico punto di
, come illustrato in figura 8 .
Figura 8: se
, è possibile determinare un intorno di
sufficientemente piccolo, tale da non contenere alcun punto di
. Se
, esiste un intorno di
la cui intersezione con
è costituita al più dal solo punto
. In entrambi i casi,
non è di accumulazione per
.
è un punto di accumulazione per
. Infatti, qualunque intorno di
contiene una semiretta del tipo
, a cui appartengono tutti i numeri naturali maggiori di
, ossia infiniti elementi di
, come illustrato a destra in figura 9; in formule
(11)
Si osservi come in questo caso sia irrilevante la condizione
in quanto
, non essendo un numero reale, è già escluso a priori dall’appartenere ad
.
Figura 9: {ogni semiretta destra
contiene tutti i naturali maggiori di
che sono tutti punti di
; dunque
è di accumulazione per
. Invece, la semiretta sinistra
non contiene alcun punto di
, quindi
non è di accumulazione per
.
non è un punto di accumulazione per
. Infatti, l’intorno
non contiene alcun punto di
, come illustrato a sinistra in figura 9; in formule
(12)
Anche in questo caso escludere
è ininfluente ai fini del discorso.
Osservazione 8. è un punto di accumulazione per un insieme
se e solo se
è illimitato superiormente. Infatti,
è illimitato superiormente se e solo se, per ogni
, esiste
, ossia se e solo se ogni intorno di
contiene punti di
.
Analogamente, è di accumulazione per
se e solo se
è illimitato inferiormente.
Proprietà valide definitivamente.
Intuitivamente, una proprietà è valida definitivamente se è vera per tutti punti sufficientemente vicini a , escluso al più
stesso.
Esempio 10.
- La disuguaglianza
, che ha senso per ogni
, è definitivamente vera per
. Infatti è vera per ogni
, che è appunto un intorno di
.
- La relazione
è definitiamente vera per
. Infatti, sebbene
, nell’intorno
di
si ha
(13)
- La proprietà
non è definitivamente vera per
. Infatti, in ogni semiretta
intorno di
, esistono punti
tali che
, per la periodicità della funzione seno.
Limiti: definizione e prime proprietà
Introduzione.
Definizione e teorema di unicità del limite.
(14)
In tal caso si scrive
(15)
Se ,
si dice divergente positivamente o negativamente per
. Se invece
,
si dice convergente a
per
.
Se inoltre
,
si dice infinitesima per
.
Intuitivamente, ha limite
per
se, scegliendo
sufficientemente vicino a
, i valori assunti da
possono essere resi arbitrariamente vicini a
. Si noti che
può anche non appartenere al dominio
di
, e che il limite
non ha alcuna relazione con l’eventuale valore
. Infatti, (14) non pone alcuna condizione su
: essa cioè richiede solo che i valori
assunti nell’intorno
escludendo
appartengano all’intorno
di
. In generale quindi, anche se
, può aversi
, come illustrato nel grafico in alto a sinistra nella figura 10.
Figura 10: illustrazione di : fissato un intorno
di
, deve esistere
intorno di
tale che
per ogni
. Nella prima riga riportiamo il caso
, nella seconda riga
e nella terza riga il caso
; nella prima colonna riportiamo i casi
, mentre sulla seconda colonna riportiamo i casi
; non illustriamo i casi
, che però si ottengono riflettendo la colonna di destra rispetto all’asse
.
Tabella 1: versioni della definizione 11 distinguendo i vari casi tra e
.
La definizione 11 è molto generale e comprende tutti i casi possibili per reali o infiniti. Risulta però conveniente riproporre il significato di
(16)
esplicitando, per ciascuno dei possibili casi, gli intorni di e
e ottenendo così la tabella 1. I vari casi sono illustrati nella figura 10.
Un modo equivalente di enunciare la definizione di limite utilizza la nozione di distanza tra numeri reali, ottenuta mediante valore assoluto della loro differenza. Ad esempio, la definizione di nel caso
può essere data come segue:
per ogni esiste
tale che
che nuovamente ha il seguente significato intuitivo: si fissi qualunque ; se si desidera che la distanza tra
e
sia inferiore a
, è sufficiente che la distanza tra
e
sia positiva (affinché
) e inferiore a
, dove
è scelto opportunamente. Riformulando la definizione di limite in questi termini per ognuno dei casi possibili su
, si ottengono le seconde caratterizzazioni nella tabella 1. Un ottimo esercizio per familiarizzare con la definizione di limite e comprenderla meglio è provare a riscrivere tutti i casi in autonomia: invitiamo il lettore a cimentarsi e a confrontare poi i propri risultati con quelli nella tabella 1, analizzando eventuali differenze.
Una importante proprietà dei limiti è la loro unicità. Ciò consente di parlare del limite di una funzione in un punto e giustifica la scrittura
(17)
Tale caratteristica è strettamente correlata alla proprietà di separazione degli intorni stabilita dalla proposizione 4.
Dimostrazione. Supponiamo per assurdo che siano due limiti distinti di
in
e fissiamo due intorni
rispettivamente di
e
disgiunti, che esistono per la proposizione 4 e che rappresentiamo in rosso nella figura 11.
Figura 11: dimostrazione del teorema 12 di unicità del limite; per la definizione di limite, se ,
dovrebbe appartenere simultaneamente a
e
, che è impossibile in quanto essi sono disgiunti.
Per definizione 11 di limite, esistono intorni di
tali che
(18)
Dunque dovrebbe appartenere simultaneamente a
e
se
appartiene all’intersezione
dei due intorni di
, che è a sua volta un intorno di
e ha intersezione non vuota con
in quanto
è un punto di accumulazione per
. In formule, dovrebbe valere
(19)
che è assurdo in quanto .
Osservazione 13. (definizione 11 per intorni piccoli). Poiché la nozione di limite serve per caratterizzare il comportamento di nelle vicinanze di
, per studiare la validità della definizione 11 è sufficiente verificarla solo per intorni “sufficientemente piccoli” di
, cioè contenuti in un fissato intorno
di
.
Dunque, i casi esplicitati dalla tabella 1 si possono modificare nelle seguenti forme.
. “Per ogni
…”, dove
è un numero fissato;
. “Per ogni
…”, dove
è un numero fissato;
. “Per ogni
…”, dove
è un numero fissato.
Utilizzeremo varie volte questa semplice osservazione nel seguito.
Primi esempi.
Esempio 14. Consideriamo definita da
(20)
Il grafico della funzione è rappresentato in blu in figura 12.
Verifichiamo che
(21)
Figura 12: la funzione dell’esempio 14. In rosso è evidenziato l’intorno
di
. Da
per ogni
, segue che
. Si noti che
.
Poiché , dobbiamo verificare la validità della formula del primo caso della tabella 1, con
e
.
Fissiamo dunque
; poiché
per ogni
, scegliendo un qualunque
vale
(22)
Per l’arbitrarietà di abbiamo dunque la conclusione.
Esempio 15. Sia . Verifichiamo che valgono i seguenti limiti:
-
;
-
.
Fissiamo e definiamo la funzione
come
(23)
Proviamo separatamente i due limiti richiesti, che seguono dall’esistenza e dalle proprietà delle potenze a esponente reale: il lettore interessato può consultare [2 (capitolo 2, sezione 8)], [6 (sezione 5)] e [12 (appendice A)] per maggiori dettagli.
- Dobbiamo verificare che vale la condizione al punto 1 della tabella 1 con
. Per maggiore chiarezza espositiva separiamo i casi in cui
e
.
. Fissiamo
, definiamo l’intorno
di
e osserviamo che
(24)
dove l’equivalenza segue elevando tutto alla potenza
e sfruttando il fatto che la potenza a esponente reale positivo è crescente, si veda il grafico a sinistra in figura 13. Scegliendo dunque
, si ottiene che l’intorno
di
è tale che
(25)
ovvero quanto desiderato.
Figura 13: punto 1 dell’esempio 15, ossia il limite per
. A sinistra il caso
, a destra il caso
. Nonostante sia rappresentato il caso
, gli argomenti sono indipendenti da questa proprietà e solo validi per qualunque
.
. Sia ora
e scegliamo
. Per l’osservazione 21 possiamo assumere
, avendo così
. Considerando l’intorno
di
, si ha dunque
(26)
si veda il grafico a destra nella figura 13. Poiché l’intervallo aperto
contiene
, esiste
tale che
(27)
Chiamando
tale intorno di
, per (26) e (27) si ottiene quindi
(28)
oppure, in altre parole,
(29)
ovvero la conclusione.
- Occorre provare la validità della condizione al punto 9 della tabella 1. A tal fine, fissiamo
e, nuovamente in virtù dell’osservazione 13, possiamo limitarci a considerare il caso in cui
. Dunque
è un intorno di
. Si ha
(30)
dove di nuovo l’equivalenza segue elevando entrambi i membri a
(che è possibile grazie alla scelta
) e per la monotonia della potenza a esponente reale positivo; si veda la figura 14. Scegliendo quindi
e definendo l’intorno
di
, (30) è equivalente a
(31)
cioè quanto volevamo provare.
Figura 14: punto 2 dell’esempio 15. Si vede che, se , allora
.
Esempio 16 (funzione che non ammette limite). Sia la funzione definita da
(32)
Come provato in [3 (esercizio 11)], per ogni si ha
(33)
Osserviamo che
(34)
Infatti, notiamo innanzitutto che la funzione è periodica di periodo
e assume tutti i valori dell’intervallo
, dunque ciò è vero anche in ogni intorno di
. Fissiamo
e scegliamo un intorno
di
che non contienga
(illustrato in rosso in figura 15), non esiste alcun intorno
di
tale che
per ogni
; quindi
non può essere pari a
. Si veda [3 (esercizio 10)] per maggiori dettagli.
Figura 15: si fissi l’intorno , rappresentato in rosso, che non contiene l’intero
; poiché
, in ogni intorno
di
esiste
tale che
.
Osservazione 17. In maniera analoga si può dimostrare che ogni funzione periodica e non costante non ha limite per
e per
.
Figura 16: la funzione dell’esempio 18, definita da , non ha limite per
.
Esempio 18. Un comportamento analogo ha la funzione definita da
(35)
il cui grafico è rappresentato in figura 16.
È evidente che, in ogni intorno di ,
assume tutti i valori dell’intervallo
e quindi non ha limite per
. Infatti, fissando un intervallo
contenuto strettamente in
, in ogni intorno di
la funzione
assume anche valori esterni a
.
Nella tabella 2 riepiloghiamo i limiti visti nei precedenti esempi, insieme ad altri limiti di alcune funzioni elementari di base, le cui dimostrazioni possono essere reperite in [3].
Tabella 2: limiti di alcune funzioni elementari, riportati nei precedenti esempi e in [3].
Limiti sinistri e destri.
(36)
Analogamente si dice punto di accumulazione destro se esso è un punto di accumulazione dell’insieme
, ovvero se e solo se per ogni
si ha
(37)
Segue subito dalla definizione che, se è un punto di accumulazione sinistro o destro per
, allora esso è un punto di accumulazione per
nel senso della definizione 5. Viceversa, se
è di accumulazione per
non è detto che esso sia di accumulazione destro e sinistro per
, ma si può mostrare che esso è di accumulazione destro o sinistro per
.
Osservazione 20. Si noti inoltre che la nozione di punto di accumulazione sinistro e destro non differisce da quella di punto di accumulazione nei casi :
è di accumulazione sinistro per
se e solo se è di accumulazione per
, mentre
è di accumulazione destro per
se e solo se è di accumulazione per
.
Utilizzando questi strumenti, possiamo definire i limiti sinistro e destro di una funzione in un punto.
(38)
In tal caso si scrive
(39)
Analogamente si definisce il limite destro di per
ed esso si indica con
.
Osservazione 22. Il limite sinistro della funzione in
coincide quindi col limite sinistro della restrizione
di
all’insieme
, ossia considerando
definita solo per i numeri reali minori di
. Analogamente, il limite destro di
in
coincide col limite della restrizione
, ovvero considerando il comportamento di
solo a destra di
.
Osservazione 23. Per l’osservazione 20, i limiti in sono soltanto destri, mentre i limiti in
sono solo sinistri.
Esempio 24. Verifichiamo che
(40)
Figura 17: in blu, il grafico della funzione dell’esempio 24. Si vede che, se
si avvicina a
da sinistra, allora i valori
diventano infinitamente negativi; viceversa, se
si avvicina a
da destra, allora i valori assunti da
diventano infinitamente grandi.
Vogliamo quindi calcolare i limiti della funzione definita da
(41)
il cui grafico è rappresentato in figura 17.
Osserviamo che ogni numero reale è un punto di accumulazione destro e sinistro del dominio di
; dunque i limiti richiesti sono significativi e possono essere studiati.
Occorre verificare che il limite sinistro in della funzione
vale
. Poiché
, siamo nel caso 2 riportato dalla tabella 1. Scegliamo dunque
e, in virtù dell’osservazione 13, possiamo limitarci a considerare
, come rappresentato a sinistra in figura 18.
Figura 18: limite sinistro e destro in della funzione
definita da
.
Dato che
(42)
scegliendo otteniamo
(43)
cioè quanto volevamo provare.
Analogamente, scegliendo e come illustrato a destra in figura 18, si mostra che
(44)
Per i limiti sinistri e destri valgono tutte le proprietà studiate e che studieremo nel seguito, con le opportune modifiche che il lettore può individuare per esercizio.
L’esistenza dei limiti sinistro e destro in un punto è strettamente correlata all’esistenza del limite. Presentiamo infatti il seguente risultato, che afferma che una funzione ha limite in un punto se e solo se i due limiti destro e sinistro in tale punto esistono e coincidono con
.
Dimostrazione. Proviamo le due implicazioni, limitandoci a considerare il caso , in quanto solo in tale fattispecie hanno senso entrambi i limiti destro e sinistro.
- 1)
2). Fissiamo un intorno
di
; poiché
, esiste
di
tale che
(45)
Ovviamente vale dunque
(46)
e ciò mostra che i limiti sinistro e destro di
in
esistono e sono pari a
.
- 2)
1). Fissiamo un intorno
di
; siccome i limiti sinistro e destro di
in
sono pari a
, esistono
tali che
(47)
Scegliendo
, si ha quindi
(48)
che prova che
.
La proposizione 25 è molto utile per dimostrare l’esistenza o la non esistenza di un limite, come mostrano gli esempi seguenti.
Esempio 26. La funzione definita da
(49)
non ha limite per . Infatti, come osservato già nell’esempio 24, si ha
(50)
Poiché i limiti destro e sinistro in esistono ma sono diversi, per la proposizione 25 il limite di
in
non esiste.
Esempio 27. Calcoliamo , dove
è definita da
(51)
ed è rappresentata in figura 19.
Figura 19: il grafico della funzione dell’esempio 27. Sia se
si avvicina a
da sinistra, sia se
da destra, i valori
si avvicinano a
; dunque il limite di
in
vale
.
Abbiamo in quanto
è costantemente nulla per
, mentre
per l’esempio 15. Dunque la proposizione 25 implica
(52)
Teoremi sui limiti
Introduzione.
Limiti e limitatezza.
(53)
- Se
, allora
è limitata in un intorno di
;
- Se
, allora
è illimitata superiormente in ogni intorno di
ed esiste un intorno di
in cui
è limitata inferiormente;
- Se
, allora
è illimitata inferiorente in ogni intorno di
ed esiste un intorno di
in cui
è limitata superiormente.
Dimostrazione Dimostriamo separatamente le varie affermazioni.
. In tal caso, fissiamo un intorno
, dove
è un numero reale positivo tale che l’eventuale valore
appartiene a
. In particolare,
è un intervallo limitato. Per definizione 11, esiste un intorno
di
tale che
(54)
Per la definizione di limite occorrerebbe escludere
da
, ma ciò non è necessario in quanto abbiamo scelto
in modo che contenesse anche
. L’equazione (54) prova che
è limitata nell’intorno
di
.
. Fissiamo
. Nuovamente per definizione 11, esiste un intorno
di
tale che
(55)
Dunque
è limitata inferiormente in
. Mostriamo ora che
è illimitata superiormente in ogni intorno di
: supponiamo per assurdo che
sia un intorno di
in cui sia superiormente limitata, cioè tale che
(56)
Per definizione di limite, esiste un intorno
di
tale che
(57)
ma ciò contraddice (56) in
, che è non vuoto in quanto
è di accumulazione per
.
Il caso è analogo a
.
Osservazione 29. Le implicazioni della precedente proposizione non si possono invertire:
- la funzione definita da
, studiata nell’esempio 18, è limitata, ma non ha limite in
;
- la funzione
definita da
(58)
è limitata inferiormente (è non negativa) ed è superiormente illimitata in ogni intorno di
ma non ha limite in
; ciò si evince anche dalla figura 20, in cui si vede che in ogni intorno di
la funzione assume sia valori arbitrariamente grandi, sia vicini a
.
Figura 20: la funzione definita in (58) è inferiormente limitata, non è superiormente limitata in ogni intorno di
, ma non ha limite per
.
Teoremi di confronto e dei carabinieri.
(59)
Allora definitivamente per
.
In particolare, se è identicamente nulla, allora
definitivamente per
. Se, invece,
è identicamente nulla, allora
definitivamente per
.
Dimostrazione. Poiché , per la proposizione 4, esistono due intorni
disgiunti di
. Ciò, insieme a
implica che
(60)
Per la definizione 11 di limite, esistono due intorni di
tali che
(61)
Definiamo dunque , che è ancora un intorno di
; tali relazioni, insieme a (60), implicano che
(62)
ossia che definitivamente per
. Le ultime affermazioni seguono applicando il teorema ai casi in cui le funzioni
o
siano identicamente nulle.
Osservazione 31. È bene notare che le disuguaglianze larghe tra limiti non implicano una disuguaglianza tra le funzioni: se , non si può concludere che
definitivamente, come mostra il seguente esempio.
Esempio 32. Consideriamo le funzioni definite da
(63)
e sia . Per quanto stabilito nell’esempio 15 vale
(64)
cioè , però ovviamente si ha
(65)
quindi in particolare non vale definitivamente per
.
Come parziale inversione del precedente teorema, vale la seguente proposizione, che prova che disuguaglianze tra le funzioni si conservano al limite.
(66)
Se vale definitivamente per
(definizione 9), allora
(67)
Dimostrazione. Se si avesse , per il teorema 30 dovrebbe aversi
definitivamente per
, che è contro l’ipotesi
definitivamente. Pertanto deve aversi
, cioè la tesi.
Osservazione 34. Evidenziamo che la proposizione 33 non assicura l’esistenza dei limiti di e
, ma solo che, se essi esistono, allora soddisfano una disuguaglianza.
Osservazione 35. È bene notare che le disuguaglianze strette tra funzioni non passano in generale al limite: se definitivamente, non si può concludere che
. Basta considerare l’esempio 32 invertendo i ruoli di
e
. Ovviamente, se
definitivamente, per la proposizione 33 si ha
.
Esempio 36. Siano le funzioni definite da
(68)
ovvero le funzioni dell’esempio 32 in cui si è scambiato il ruolo di e
. Come già provato, si ha
definitivamente per
, ma
in quanto tali limiti sono entrambi nulli.
Riepiloghiamo quanto stabilito dai precedenti risultati in questo schema.
Ribadiamo che tutti i precedenti risultati non affermano l’esistenza dei limiti delle funzioni in esame: l’esistenza dei limiti è assunta per ricavarne delle disuguaglianze.
Sotto opportune ipotesi però, delle disuguaglianze tra funzioni permettono di stabilire l’esistenza di un limite. È il caso del teorema dei carabinieri: se la funzione è compresa tra le funzioni
e
e queste ultime hanno il medesimo limite in
, allora anche
avrà lo stesso limite in tale punto.
Teorema 37 (dei carabinieri, caso ). Siano
e sia
un punto di accumulazione per
. Supponiamo inoltre che
(69)
e che valga
(70)
Allora anche ha limite per
e si ha
(71)
Il teorema è appunto detto “dei carabinieri” in quanto le due funzioni e
“intrappolano” la funzione
e la forzano ad avere lo stesso limite
. Intuitivamente, se
è compresa tra
e
e queste ultime “passano” per lo stesso punto, anche
è costretta a farlo, si veda la figura 21.
Figura 21: illustrazione del teorema 37 dei carabinieri e della sua dimostrazione. Si osservi che, come di consueto, i valori di non hanno alcuna rilevanza per i valori dei limiti e possono anche non soddisfare le proprietà richieste dalle ipotesi.
Dimostrazione del teorema 37. Fissiamo un qualunque intorno di
, con
(rappresentato in giallo nella figura 21) e facciamo le seguenti osservazioni.
- Per l’ipotesi che
definitivamente per
, esiste un intorno
(rappresentato in blu nella figura 21) di
tale che
(72)
- Per definizione di limite 11, esiste un intorno
(rappresentato in verde nella figura 21) di
tale che
(73)
- Analogamente, esiste un intorno
(rappresentato in rosso nella figura 21) di
tale che
(74)
L’insieme (che nella figura 21 corrisponde a
) è un intorno di
e in tale intorno valgono tutte le 3 condizioni precedenti; unendole, si ottiene
(75)
Abbiamo cioè mostrato che, per ogni intorno di
, esiste un intorno
di
tale che
per ogni
; per la definizione 11, ciò implica che
(76)
Il teorema dei carabinieri vale in realtà anche se . In questo caso, a differenza del controllo “bilaterale” necessario se
, è sufficiente un controllo “unilaterale” sulle funzioni in esame, come chiarito dalla prossima proposizione.
Proposizione 38 (dei carabinieri, caso ). Siano
, sia
un punto di accumulazione per
e si supponga che
(77)
Valgono le seguenti proprietà:
- se
, allora anche
ha limite in
e si ha
;
- se
, allora anche
ha limite in
e si ha
.
Osservazione 39. Intuitivamente, il teorema afferma che, se è “al di sopra di
” e
cresce all’infinito, anche
è forzata a crescere all’infinto. Viceversa, se
decresce a
, anche
è forzata a farlo: si modifichi opportunamente la figura 21 e si veda la figura 23 per un esempio.
Dimostrazione della proposizione 38. Dimostriamo solo il primo punto in quanto il secondo è analogo. Poiché definitivamente per
, esiste un intorno
di
tale che
(78)
Si fissi ora ; poiché
, esiste un intorno
di
tale che
(79)
L’insieme è un nuovo intorno di
in cui valgono entrambe le condizioni (78) e (79); pertanto si ha
(80)
che prova quindi .
Il teorema 37 dei carabinieri e la proposizione 38 sono estremamente utili per provare l’esistenza di un limite sfruttando una stima della funzione in esame con altre funzioni più semplici da trattare, come mostrano i seguenti esempi.
(81)
Poiché vale
(82)
chiamando la funzione nell’argomento del limite in (81), si ha
(83)
Le funzioni definite da e
(rispettivamente in verde e in rosso nella figura 22) soddisfano
e quindi, per il teorema dei carabinieri 37, si ha anche
(84)
Figura 22: la funzione (in blu) di cui si vuole calcolare il limite in
è compresa tra la funzione identicamente nulla (in verde) e la funzione identità (in rosso). Poiché queste ultime hanno limite nullo in
, anche
ha limite nullo.
Mostriamo ora un esempio di applicazione della proposizione 38.
Figura 23: la funzione (in blu) dell’esempio 41 di cui si vuole calcolare il limite in
assume valori maggiori della funzione
(in verde) per
. Poiché
ha limite
in
, anche
ha limite infinito.
(85)
Chiamiamo la funzione definita da
e sia
la funzione definita da
. Osserviamo che, se
, allora
e quindi, poiché
, vale
(86)
Poiché , come visto nell’esempio 15, la proposizione 38 prova (85).
Limiti e successioni: il teorema ponte.
(87)
Poiché tale lista è infinita, è naturale chiedersi verso quale valore, se ne esiste uno, si avvicinano i valori al crescere dell’indice
. Tale eventuale valore
viene detto limite della successione e si indica con lo stesso simbolo
usato per i limiti di funzioni o con la scrittura breve
.
Il fatto che le scritture siano le stesse non è un caso: formalmente infatti si può vedere la successione come la funzione
che associa a ogni numero naturale
un numero reale
. Il termine
è quindi l’immagine
del numero
tramite la funzione
. In tale ottica, poiché l’unico punto di accumulazione del dominio
della funzione
è
, si può calcolare il limite della funzione
in tale punto, che corrisponde al limite della successione. Dunque per i limiti di successioni valgono tutti i risultati stabiliti in questa dispensa, essendo queste semplicemente delle funzioni il cui dominio è il sottoinsieme
di
.
Esplicitiamo soltanto la definizione di limite di una successione in termini di indici: una successione ha limite
se e solo se, per ogni intorno
di
, esiste
tale che
(88)
Rimandiamo alla dispensa [12] per una trattazione completa di questo importante argomento dell’Analisi Matematica.
I limiti di funzioni e di successioni sono strettamente legati. Consideriamo infatti una funzione e
un punto di accumulazione di
: studiando il limite
, che sappiamo essere una descrizione del comportamento di
negli intorni di
, ci interroghiamo sulla seguente domanda.
Domanda 42. È possibile dedurre il limite di in
“testando”
lungo successioni
che tendono a
?
Il teorema ponte afferma che, se il limite delle successioni esiste ed è lo stesso per ogni successione
che tende a
, allora si può concludere che anche
esiste e assume il medesimo valore. Viceversa, se
, allora le successioni
hanno limite
per ogni successione
che tende a
.
Tale strumento è molto utile, in quanto permette di ridurre un problema per così dire “continuo” a molti problemi “discreti”, cioè allo studio di successioni. Rimandiamo a [9] per una discussione completa su questo teorema e a [5 (sezione 3.1)]] per la versione del teorema per funzioni continue e alcuni esempi di applicazione.
;
- per ogni successione
tale che
, si ha
.
Dimostrazione. Proviamo che ciascuna delle condizioni implica l’altra.
- (1)
(2). Supponiamo che
e fissiamo una successione
i cui termini siano tutti in
e diversi da
: vogliamo dimostrare che la successione
ha limite
. A tal fine, fissiamo un qualunque intorno
di
. Per definizione 11 di limite, esiste un intorno
di
tale che
(89)
Poiché la successione
ha limite
e
è un intorno di
, esiste
tale che
(90)
D’altra parte
per ogni
e quindi, per
, il termine
soddisfa la condizione in (89), cioè
(91)
che è proprio la definizione di limite della successione
; dunque
.
- (2)
(1). In questa parte utilizzeremo la famiglia di intorni
di
definita come segue:
per ogni
se
;
per ogni
se
;
per ogni
se
.
L’osservazione fondamentale è la seguente: una successione tale che
per ogni
ha limite
in ciascuno dei tre casi, grazie al teorema dei carabinieri.
Supponiamo che valga la condizione (2) e supponiamo, per assurdo, che la condizione (1) sia falsa. Dunque esiste un intorno
di
tale che, in ogni intorno
di
esiste
tale che
. In particolare
(92)
poiché gli
costruiti sopra sono appunto degli intorni di
. Abbiamo dunque costruito una successione
che, come osservato sopra, tende a
e ha valori in
. Quindi, per la condizione (2), i suoi termini dovrebbero appartenere a
da un certo indice
in poi, che contraddice però (92). Tale contraddizione mostra che (1) non può essere falsa.
Dal teorema ponte è possibile dedurre i limiti di numerose successioni, conoscendo i limiti delle funzioni relative.
Esempio 44. Calcoliamo il limite della successione . La successione
ha limite
e tutti i suoi termini sono diversi da
; inoltre, dai risultati della tabella 2, sappiamo che
; dunque per il teorema ponte 43 vale
(93)
Un utilizzo molto importante del teorema ponte consiste nel dimostrare che una determinata funzione non ha limite in un certo punto
. Infatti, supponiamo di aver determinato due successioni
e
tali che le due successioni
e
non hanno lo stesso limite. Il teorema ponte 43 implica che il limite
non può esistere, perché altrimenti il limite di
dovrebbe essere lo stesso su tutte le successioni che tendono a
. Vediamo subito un esempio classico.
Esempio 45. Dimostriamo che
(94)
Abbiamo già verificato tale affermazione nell’esempio 16 mediante la definizione stessa di limite. Proviamola qui utilizzando il teorema ponte. Consideriamo infatti la funzione definita da
e le successioni di numeri reali definite da
(95)
Ovviamente entrambe le successioni hanno limite . Si ha però
(96)
dunque la successione ha costantemente valore nullo, mentre la successione
ha costantemente valore
. Da ciò segue
(97)
Poiché esistono due successioni divergenti a su cui
ha limiti diversi, per il teorema ponte 43 il limite
non esiste.
Limiti di funzioni monotone.
si dice crescente se
per ogni
tali che
.
si dice strettamente crescente se
per ogni
tali che
.
si dice decrescente se
per ogni
tali che
.
si dice strettamente decrescente se
per ogni
tali che
.
In ciascun caso si dice monotòna, mentre nei casi 2 e 4
si dice strettamente monotòna.
Le funzioni monotone possiedono speciali proprietà, che appaiono anche in relazione ai limiti: i limiti sinistro e destro in di una funzione monotona esistono sempre e si esprimono come estremi inferiore e superiore dei valori assunti a sinistra o a destra di
, come mostrato dal seguente risultato.
- Se
è crescente, allora si ha
(98)
- Se
è decrescente, allora si ha
(99)
Figura 24: limiti di una funzione monotona . Fissando un intorno
di
e scegliendo
tale che
, per la monotonia di
si ha che
per ogni
nell’intervallo
, rappresentato in verde.
Dimostrazione. Ci limitiamo a dimostrare l’esistenza del limite sinistro di una funzione crescente e la sua caratterizzazione, in quanto per gli altri casi si ragiona in maniera analoga. Osserviamo innanzitutto che, poiché è un punto di accumulazione sinistro per
, abbiamo
. Ha quindi senso definire
(100)
e fissiamo un intorno di
, rappresentato in rosso in figura 24. Osserviamo che l’ipotesi che
sia crescente implica che
e quindi vale
.
Per definizione di estremo superiore, esiste con
e tale che
. Poiché
è crescente, si ha
(101)
ossia
(102)
che è proprio la definizione 21 di limite sinistro in .
Possiamo utilizzare questo risultato per provare l’esistenza e determinare il valore di alcuni limiti.
Esempio 48. Dimostriamo che
(103)
Figura 25: grafico della funzione .
Infatti, la funzione definita da
, il cui grafico è riportato nella figura 25, è crescente e la sua immagine è
, [7 (sezione 1.2)], dunque
(104)
La proposizione 47 implica allora che il limite sinistro di in
esiste e vale
(105)
Analogamente si prova che
Operazioni con i limiti
Introduzione.
Nella sezione Algebra dei limiti nell’insieme dei reali mostreremo che tali domande hanno risposte affermative quando i limiti sono numeri reali e le operazioni tra essi sono ben definite (ad esempio quando il limite della funzione al denominatore non è nullo). Nella successiva sezione Algebra dei limiti nell’insieme dei reali estesi vedremo che, sotto opportune ipotesi, tali risultati si estendono anche ai casi in cui i limiti appartengono alla retta reale estesa . Nella sezione Composizione e cambi di variabile analizziamo la relazione tra i limiti e la composizioni di funzioni, mentre nella sezione Limiti di funzioni inverse studiamo i limiti di funzioni inverse. Infine, nella sezione Limiti e potenze, utilizziamo i risultati precedenti per stabilire le relazioni tra i limiti e l’operazione di elevamento a potenza.
Algebra dei limiti nell'insieme dei reali.
(106)
esistano e siano finiti. Allora
(107)
Se inoltre , allora si ha
(108)
Dimostrazione. Dimostriamo le affermazioni relative alle varie operazioni coinvolte nell’enunciato.
- Somma. Dimostriamo solo la parte relativa alla somma, in quanto quella relativa alla differenza si ottiene in maniera analoga. Fissiamo un qualunque
e proviamo che
(109)
Infatti, per le ipotesi e per la definizione 11 di limite, esistono due intorni
di
tali che
(110)
Nell’intorno
di
queste disuguaglianze sono entrambe verificate e quindi, utilizzando la disuguaglianza triangolare, si ottiene
(111)
- Prodotto. Fissiamo un qualunque
e dimostriamo che
(112)
Poiché
ha limite finito in
, per la proposizione 28 essa è limitata in un intorno
di
ed esiste quindi1
tale che
(113)
Di nuovo dalle ipotesi, esistono due intorni
di
tali che
(114)
Nell’intorno
di
le precedenti condizioni sono tutte valide. Pertanto
dove nella prima uguaglianza abbiamo aggiunto e sottratto
, mentre nella prima disuguaglianza abbiamo usato la disuguaglianza triangolare.
- Quoziente. È sufficiente provare che
(115)
in quanto, per ottenere il limite di un quoziente, basta applicare il risultato sui limiti di prodotti alle funzioni
e
.
Fissiamo dunque
. Osserviamo innanzitutto che, dall’ipotesi
e dal teorema di permanenza del segno 30, segue che
definitivamente per
, dunque
è un punto di accumulazione per il dominio della funzione
e il limite che stiamo cercando di calcolare ha senso. In particolare, sempre dal teorema di permanenza del segno segue che esiste un intorno
di
tale che
(116)
Inoltre, dal fatto che
ha limite
, esiste un intorno
di
tale che
(117)
Utilizzando queste disuguaglianze, valide nell’intorno
, si ottiene
(118)
Il teorema 49 permette di calcolare numerosi limiti di funzioni ottenute mediante operazioni tra funzioni, conoscendo i limiti di queste ultime. Tali risultati potrebbero ottenersi anche mediante l’applicazione della definizione, ma con estremo sforzo: si pensi ad esempio al lavoro che è stato necessario per ottenere i risultati dell’esempio 15 sui limiti delle potenze .
Esempio 50. Calcoliamo
(119)
Osserviamo che il numeratore è pari alla somma di potenze, eventualmente moltiplicate per dei coefficienti: per l’esempio 15 e il teorema 49, si ha quindi
(120)
Per il denominatore, osserviamo che per l’esempio 15 con , si ha
(121)
mentre applicando la parte sul limite del quoziente del teorema 49, si ha
(122)
Per il teorema 49, il denominatore ha limite . Riapplicando il teorema 49 al quoziente si ottiene in definitiva
(123)
Esempio 51 (limiti di polinomi). Sia un polinomio e dimostriamo che, se
, allora si ha
(124)
Infatti, è la somma delle
funzioni definite da
, ognuna delle quali è il prodotto di un coefficiente costante
e di
fattori
, che sappiamo soddisfare
(125)
Applicando dunque il teorema 49 sul limite del prodotto si ottiene
(126)
Applicando poi il teorema 49 sul limite della somma di funzioni si ottiene
Esempio 52 (limite della tangente). Fissiamo e proviamo che vale
(127)
Infatti per ogni
. Utilizzando i risultati della tabella 2 e ricordando che
se
, si può applicare il teorema 49 per concludere
(128)
Spesso eseguiremo calcoli simili a quelli mostrati nel precedente esempio senza citare esplicitamente ogni applicazione del teorema 49.
Come abbiamo anticipato, i risultati sull’algebra dei limiti possono essere estesi anche a casi non trattati dal teorema 49. La prossima proposizione è una generalizzazione del teorema sul limite del prodotto: quando uno dei fattori ha limite nullo, il prodotto ha limite nullo anche se l’altro fattore è meramente limitato.
(129)
Dimostrazione. Fissiamo .
Poiché
è limitata, esiste
tale che
(130)
Inoltre, per definizione 11 di limite nullo, esiste un intorno di
tale che
(131)
Da queste informazioni ricaviamo che
(132)
che prova la tesi.
Esempio 54. Calcoliamo
(133)
Il grafico della funzione definita da
(134)
è rappresentato in figura 26. Osserviamo che con
e
; la funzione
è ovviamente infinitesima per
, mentre
e quindi
è limitata. Per la proposizione 53 si ottiene
(135)
Figura 26: la funzione (in blu) dell’esempio 52 è il prodotto della funzione definita da
, che è infinitesima per
e della funzione definita da
, che è limitata per la limitatezza del seno. Dunque
è infinitesima per
.
-
La scelta
serve nel seguito: ovviamente la costante che limita
può essere fissata arbitrariamente grande. ↩
Algebra dei limiti nell'insieme dei reali estesi.
(136)
Analogamente si definisce la scrittura .
Esempio 56. Poiché per ogni
, per l’esempio 15 si ha
.
Siamo ora pronti per trattare l’algebra dei limiti in . Alla destra di ogni risultato, lo scriviamo tra parentesi quadre in una forma sintetica che estende le naturali operazioni tra numeri reali.
(137)
Sono valide le seguenti proprietà:
- se
e se
, allora
(138)
- se
e se
, allora
(139)
- se
e se
, allora
(140)
- se
e se
, allora
(141)
Valgono analoghe proprietà invertendo i segni.
Osservazione 58. Per semplicità e brevità di esposizione, abbiamo riportato soltanto i casi in cui uno dei limiti sia oppure
, ma il lettore può facilmente intuire che valgono enunciati analoghi cambiando opportunamente i segni delle ipotesi e dei risultati.
Osservazione 59. Come sarà chiaro dalla dimostrazione, le tesi dei vari punti valgono sotto ipotesi più deboli dell’esistenza di entrambi i limiti di e
:
limitata inferiormente in un intorno di
;
- esiste
(o
) tale che
(o
) definitivamente per
;
limitata in un intorno di
;
- esiste
(o
) tale che
(o
) definitivamente per
.
Osservazione 60. Il teorema non afferma nulla riguardo alle “operazioni” nella retta reale estesa
(142)
Vedremo nella sezione Forme indeterminate e limiti notevoli che esse sono forme indeterminate.
Osservazione 61. Le conclusioni dei teoremi 49 e 57 valgono ovviamente anche per limiti sinistri e destri.
Dimostrazione del teorema 57. Proviamo separatamente i quattro punti.
- Fissiamo
. Poiché
, per la proposizione 28
è inferiormente limitata in un intorno
di
: esiste cioè
tale che
(143)
Inoltre, per la definizione 11 di limite, esiste un intorno
di
tale che
(144)
Nell’intorno
di
queste due condizioni sono entrambe soddisfatte, pertanto si ha
(145)
che prova la tesi per l’arbitrarietà di
.
- Supponiamo senza perdita di generalità che
in quanto l’altro caso è analogo. Fissiamo
e osserviamo che, per la definizione di limite, esistono due intorni
di
tali che
(146)
Definendo
, si ha
(147)
che è quanto si desiderava provare.
- Supponiamo senza perdita di generalità che
abbia limite
e fissiamo
. Poiché
ha limite finito, è localmente limitata per la proposizione 28 esistono cioè
e un intorno
di
tali che
(148)
Dal fatto poi che
ha limite infinito, esiste un intorno
di
tale che
(149)
In
si ha quindi
(150)
che è quanto si voleva dimostrare.
- Come sopra, supponiamo senza perdita di generalità che
e fissiamo
. Per la definizione di limite esistono due intorni
di
tali che
(151)
Nell’intorno
di
entrambe le disuguaglianze sono valide e quindi
(152)
che implica la tesi.
Anche questo risultato possiede utili applicazioni nel calcolo dei limiti, anche mediante l’uso dei limiti base elencati nella tabella 2.
Esempio 62. Calcoliamo
(153)
La funzione di cui si vuole calcolare il limite in è costituita dalla somma di due funzioni, di espressione
e
, che soddisfano
(154)
Poiché il limite del secondo addendo è diverso da , il punto 1 del teorema 57 implica allora
(155)
Esempio 63. Calcoliamo
(156)
Qui non si ricade esattamente nel caso 1 del teorema 57 in quanto la funzione di cui si vuole calcolare il limite è costituita dalla somma di due funzioni, la seconda delle quali () non ha limite per
. Però, grazie all’osservazione 59, affinché la tesi del teorema sia valida, è sufficiente che la seconda funzione sia inferiormente limitata, che è appunto il caso della funzione
, che è in realtà limitata. Pertanto si ha
(157)
Alternativamente, si poteva utilizzare la versione per limiti infiniti del teorema dei carabinieri data dalla proposizione 38: poiché
(158)
e dato che appunto per il teorema 57, la proposizione 38 implica
(159)
Esempio 64. Calcoliamo
(160)
La funzione di cui si desidera studiare il limite è il prodotto della funzione definita e del fattore
. Osserviamo innanzitutto che, dato che
, applicando il punto 2 del teorema 57 al prodotto
, si ha
(161)
Poiché il fattore costante ha limite , di nuovo dal punto 2 del teorema 57 si ottiene
(162)
(163)
Tale risultato è stato già dimostrato nell’esempio 48 usando la monotonia della tangente; in questa sede calcoliamo il limite mediante il teorema 57.
Per l’osservazione 59, infatti, possiamo utilizzare il teorema 57 per calcolare questo limite sinistro. La funzione è il rapporto delle funzioni seno e coseno, per le quali si ha
(164)
in quanto il coseno assume valori positivi a sinistra di . Pertanto il punto 4 del teorema 57 prova (163). Analogamente, poiché
, si ottiene
(165)
Esempio 66. Proviamo che
(166)
La funzione di cui si vuole calcolare il limite è il rapporto di due funzioni, in cui il numeratore è costante e il denominatore ha limite infinito per in virtù dell’esempio 15, ricadendo cioè nel punto 3 del teorema 57, che implica la tesi.
Esempio 67. Calcoliamo
(167)
Osserviamo che, per il teorema 49, il numeratore della frazione ha limite
(168)
mentre il denominatore, in virtù dell’esempio 54, soddisfa
(169)
Dal punto 4 del teorema 49 si ha quindi
(170)
Composizione e cambi di variabile.
Domanda 68. Se e
, si può concludere che
?
La risposta alla precedente domanda è affermativa sotto alcune ipotesi, come illustrato dal prossimo risultato.
(171)
Se almeno una delle seguenti condizioni
definitivamente per
,
e
,
è verificata,
allora la composizione ha limite
per
, ovvero si ha
(172)
Premettiamo alcune spiegazioni alla dimostrazione del teorema:
- l’ipotesi
serve a garantire che la composizione
sia ben definita;
- la validità di almeno una tra le condizioni 1 e 2 è essenziale affinché la tesi sia vera, come vedremo nell’esempio 71;
- l’ipotesi 2 richiede cioè che
sia continua in
; si veda la dispensa [5] per una trattazione approfondita di questo affascinante argomento strettamente legato ai limiti.
Osservazione 70. Il teorema è valido anche richiedendo che esista solo il limite a sinistra di in
. In tal caso però occorre l’ulteriore ipotesi che
definitivamente per
(oltre ovviamente a una delle condizioni 1 o 2): infatti, conoscere solo il limite a sinistra di
significa avere informazioni sul comportamento di
solo quando
; pertanto, per studiare la composizione
, occorre che
definitivamente per
. Vale un’analoga considerazione se si conosce solo il limite a destra di
.
Dimostrazione del teorema 69. Fissiamo un qualunque intorno di
e distinguiamo due casi, a seconda che sia verificata l’ipotesi 1 o 2 del teorema.
- Per definizione di limite, esiste un intorno
di
tale che
(173)
Poiché
esiste un intorno
di
tale che
(174)
Inoltre, per l’ipotesi 1
definitivamente per
; dunque, a meno di considerare un intorno
di
più piccolo, si ha
(175)
Dunque
appartiene a
e a
, quindi
soddisfa la proprietà (173) e pertanto
(176)
Per l’arbitrarietà di
, questa è proprio la definizione di limite
di
per
, cioè la tesi.
- Supponiamo che sia verificata la condizione 2. Poiché
ha limite
in
, esiste un intorno
di
tale che
(177)
Si osservi che, da
, non è necessario escludere
dalla condizione di sopra. Dato che
esiste un intorno
di
tale che
(178)
Dato che
e per gli
vale
, si ha
(179)
cioè la tesi.
Come anticipato, senza la validità di almeno una delle condizioni 1 o 2, la conclusione del teorema in generale è falsa, come mostrato dal seguente esempio. Il problema è che l’ipotesi garantisce un controllo sui valori di
solo per
, ma
potrebbe anche assumere costantemente valore
in un intorno di
; in tal caso la composizione
potrebbe addirittura non essere definita in un intorno di
se
, oppure assumere valori lontani da
se
.
Vediamo questa seconda situazione illustrata nell’esempio che segue.
Esempio 71. Siano le funzioni rappresentate in figura 27 e definite da
(180)
Figura 27: a sinistra il grafico della funzione , identicamente nulla, mentre a destra il grafico della funzione
che ha limite
per
, ma
.
Scegliamo quindi e
un numero reale qualunque. Si ha
(181)
Poiché e
, la composizione
è la funzione identicamente pari a
, quindi
(182)
La conclusione del teorema 69 non è quindi soddisfatta.
Applichiamo ora il teorema 69 di cambio di variabile al calcolo di un limite. Altri utilizzi del teorema saranno illustrati nelle dimostrazioni di (267) e nell’esempio 95.
Esempio 72. Proviamo che
(183)
La funzione di cui vogliamo calcolare il limite è composizione delle funzioni
definite da
(184)
Per i risultati della tabella 2 si ha
(185)
Osserviamo che in questo caso sono verificate entrambe le condizioni 1 e 2 del teorema 69: infatti
(186)
Dunque possiamo applicare il teorema di cambio di variabile 69 per ottenere
(187)
Limiti di funzioni inverse.
(188)
Allora è un punto di accumulazione per
e si ha
(189)
Dimostrazione. Supponiamo senza perdita di generalità che sia crescente e osserviamo che l’ipotesi di invertibilità di
implica che essa è strettamente crescente.
è di accumulazione per
. Al fine di provare che
sia un punto di accumulazione per
, consideriamo un intorno
di
: dimostreremo che esso contiene dei punti di
diversi da
. Infatti, per definizione di limite, esiste un intorno
di
tale che
(190)
Poiché
è di accumulazione per
,
contiene almeno due punti distinti
di
diversi da
e, per (190), si ha
. Poiché
è iniettiva,
e quindi almeno uno di questi punti è distinto da
. Abbiamo esibito un punto di
, diverso da
, che appartiene a
, quindi
è di accumulazione per
.
. Poiché
è l’inversa di una funzione strettamente crescente, è anch’essa strettamente crescente; quindi, dato che
è di accumulazione per
, per la proposizione 47 il limite sinistro di
in
esiste, e lo chiamiamo
:
(191)
Per dimostrare che
, consideriamo ora le funzioni
e
. Poiché
è strettamente crescente, si ha
se
; dunque
soddisfa la condizione 1 del teorema 69 di cambio di variabile e in particolare si ha
(192)
Dunque il teorema 69 può essere applicato3 alla composizione
e fornisce
(193)
dove la seconda uguaglianza deriva dalla definizione di funzione inversa, cioè
. Analogamente si mostra che il limite destro di
in
è pari a
e ciò, in virtù della proposizione 25, prova la tesi.
Il teorema 73 permette di calcolare i limiti delle inverse di numerose funzioni elementari: basta infatti osservare che quasi tutte le funzioni elementari sono monotone a tratti, ossia è possibile suddividere il loro dominio in intervalli in cui esse sono monotone.
Esempio 74. Proviamo che
(194)
Figura 28: grafico della funzione .
Osserviamo che la funzione arcotangente
(195)
il cui grafico è rappresentato nella figura 28,
è l’inversa della funzione , che è strettamente crescente e invertibile; a essa si può quindi applicare il teorema 73 sui limiti delle funzioni inverse.
Distinguiamo i vari casi.
. Da
ottenuto nell’esempio 48, applicando il teorema 73 sui limiti delle funzioni inverse si ottiene
(196)
. Consideriamo
, cioè
e ovviamente si ha
. Nell’esempio 50 si è provato
e quindi, grazie al teorema 73, abbiamo
(197)
. Questo risultato può essere ottenuto analogamente al caso
, oppure osservando che la funzione
è dispari e pertanto
(198)
3. Nella opportuna versione per i limiti a sinistra studiata nell’osservazione 70 ↩
Limiti e potenze.
(199)
(qualora tali scritture abbiano senso), grazie al teorema sul cambio di variabili si possono studiare le relazioni tra limiti ed elevamento a potenza, come mostra il teorema seguente. In esso, ipotizziamo affinché la potenza
abbia senso, mentre supponiamo
in quanto il caso opposto si ottiene facilmente da
(200)
e dai teoremi sull’algebra dei limiti.
(201)
- se
, tranne il caso
, allora
- se
, allora
(202)
Osservazione 76. Le conclusioni del punto 2 del teorema 73 possono essere sintetizzate come delle operazioni in , ovvero con le scritture
(203)
Si noti però che il teorema non afferma nulla sulle “operazioni” nella retta reale estesa
(204)
Vedremo nella sezione Forme indeterminate e limiti notevoli che esse sono altre forme indeterminate.
Osservazione 77. Nel corso della dimostrazione sarà chiaro che, nel caso , l’ipotesi che
abbia limite non è necessaria. Vale infatti:
(205)
Dimostrazione del teorema 73. Come ricordato prima dell’enunciato del teorema, si ha
(206)
- Se
, dal teorema 69 di cambio di variabile segue
(207)
Il teorema 49 sull’algebra dei limiti in
fornisce quindi
(208)
Applicando nuovamente il teorema 69 si ottiene
(209)
Se invece
, il teorema di cambio di variabile 69 e il fatto che
forniscono
(210)
Dall’ipotesi
, il teorema 57 sull’algebra dei limiti in
produce
(211)
Poiché
, dal teorema 69 di cambio di variabile si ha
(212)
- Distinguiamo i due casi.
. Poiché
, esiste
tale che definitivamente per
si ha
(213)
Poiché
e
, per il teorema 57
; dunque la proposizione 38 fornisce
(214)
Il teorema di cambio di variabile 69 implica quindi
(215)
. Il caso
si ottiene dal precedente, in quanto
(216)
e la funzione
ha limite
per i teoremi sull’algebra dei limiti. Pertanto per il punto precedente si ha
(217)
Esempio 78. Calcoliamo il limite
(218)
Si tratta di un limite di una potenza, in cui l’esponente tende a e la base soddisfa
(219)
dove l’ultima uguaglianza deriva dal fatto che le funzioni e
sono infinitesime per
in virtù rispettivamente della proposizione 53 e del teorema 57 (osservazione 59). Poiché la base dell’esponenziale tende a
, il punto 2 del teorema 73 implica che
(220)
Forme indeterminate e limiti notevoli
Introduzione.
- Cosa si può dire su
se
e
?
- Cosa si può dire su
se
e
?
- Cosa si può dire su
se
e
?
- Cosa si può dire su
se
e
?
- Cosa si può dire su
se
?
- Cosa si può dire su
se
e
?
- Cosa si può dire su
se
e
?
In altre parole, il teorema 57 non dà significato alle “operazioni” in
(221)
Analogamente, il teorema 73 consente di estendere a alcune operazioni di elevamento a potenza, come notato nell’osservazione 76. Il teorema non discute però i seguenti casi.
Non vengono cioè definite le seguenti “operazioni” in :
(222)
Il motivo di tali lacune è che, nei casi elencati in (221) e (222), il risultato del limite non è univocamente determinato: può cioè assumere valori diversi in base alle specifiche funzioni in esame e può anche non esistere.
In altre parole, non è possibile estendere le usuali operazioni di somma, prodotto, quoziente ed elevamento a potenza in includendo anche i casi riportati in (221) e (222), in modo che siano coerenti col calcolo dei limiti. Tali operazioni vengono dette forme indeterminate, in quanto appunto il risultato del limite non è determinato a partire dal limite dei fattori in gioco.
In questa sezione esaminiamo ognuna delle 7 forme indeterminate che abbiamo individuato (non ve ne sono altre), motivando precisamente per quale ragione esse sono classificate come tali e fornendo qualche strategia per ottenere il valore del limite, applicandole a certi esempi fondamentali. Alcuni degli esempi di forme indeterminate che studieremo per la loro importanza vengono appunto detti limiti notevoli.
Forme indeterminate più infinito meno infinito.
Esempio 79.
- Se
e
, si ha
(223)
ma
(224)
Chiaramente il valore
non ha nulla di speciale e può essere sostituito da qualunque numero reale, mostrando così che, date due funzioni aventi limite rispettivamente pari a
e
, il limite della loro somma può essere pari a qualsiasi valore reale.
- Se
e
, di nuovo si ha
(225)
ma stavolta
(226)
- Analogamente, se
e
, si ottiene
(227)
- Se invece
e
, si ha
(228)
ma
(229)
che non esiste per l’esempio 16.
Uno degli esempi più comuni di forma indeterminata è costituita dal limite
(230)
dove sono numeri reali fissati. Infatti, poiché
e
sono strettamente positivi, le funzioni definite da
e
hanno limite
e quindi (230) ricade in una forma indeterminata
. Analizziamo il tutto in maggiore dettaglio.
Esempio 80. Calcoliamo
(231)
Osserviamo che si tratta di una forma indeterminata del tipo in quanto le funzioni definite da
e
sono divergenti positivamente per l’esempio 15 e il teorema 57. Per determinare il valore del limite, un’idea è raccogliere il termine che tende a
“più velocemente”, che intuitivamente è
. Osserviamo che
(232)
dove l’ultima uguaglianza segue dal teorema 57: infatti il fattore ha limite
, mentre il fattore
ha limite
in quanto gli addendi
e
hanno limite
per il punto 3 del teorema 57.
Il precedente esempio suggerisce l’idea che un polinomio all’infinito si comporta come il suo termine di grado massimo.
Più in generale, si può provare il seguente risultato:
Un altro modo per determinare il risultato di un limite che presenta una forma indeterminata consiste nell’utilizzo della seguente proposizione, che consente di studiare il limite di una forma indeterminata
conoscendo il limite del rapporto tra le due funzioni.
(233)
Allora si ha
(234)
Dimostrazione. Proviamo solo il caso in quanto l’altro è analogo. Fissando
per definizione di limite esiste un intorno
di
tale che
(235)
ovvero definitivamente per
. Questo implica che
(236)
Poiché e
, per il punto 1 del teorema 57 la funzione
diverge positivamente e quindi, per la proposizione 38, si ha
(237)
Applichiamo la proposizione allo studio di un limite, usando un risultato della prossima sezione.
Esempio 82. Studiamo il limite
(238)
Per i risultati nella tabella 2, esso è il limite della differenza di due funzioni entrambe divergenti positivamente, pertanto presenta una forma indeterminata del tipo . Per risolverla, osserviamo che, come mostrato nella prossima sezione nel teorema 87, si ha
(239)
La proposizione 81 implica allora che
(240)
Osservazione 83. Nelle ipotesi della proposizione 81, non si può concludere nulla su se si ha
.
- Infatti, consideriamo ad esempio il caso in cui
con
costante e
. Come si vedrà anche nella prossima sezione si ha
(241)
ma
(242)
- Scegliendo invece
e
, si ha nuovamente
, ma il limite di
non esiste.
- Se
, vale ancora
, mentre il limite di
è pari a
.
Forme indeterminate infinito su infinito e gerarchia degli infiniti.
Svolgimento. Mostriamo che, se , il limite del quoziente può assumere qualunque valore in
e può anche non esistere.
- Se
con
e
, si ottiene
(243)
e, per il quoziente, si ha
(244)
Ciò mostra che il limite del rapporto può assumere qualsiasi valore in
.
- Se
e
, si ottiene
(245)
ma
(246)
- Viceversa, se
e
, si ottiene
(247)
- Siano infine
e
. Dato che
, vale
e quindi per la proposizione 38 si ha
(248)
D’altra parte vale
(249)
che non esiste. Infatti, se
esistesse, per i teoremi sull’algebra dei limiti esisterebbe
, contro il risultato dell’esempio 16.
Mostreremo ora le principali tecniche per determinare il risultato di un limite quando esso si presenti in una forma indeterminata . In questo caso specifico, ciò corrisponderà a stabilire quale tra la funzione al numeratore e quella al denominatore diverga “più velocemente” a
, cioè ad effettuare un confronto tra varie funzioni elementari e stilare una sorta di “gerarchia” delle funzioni divergenti, che viene appunto detta gerarchia degli infiniti. Cominciamo con alcuni esempi, i cui risultati potranno essere utilizzati nel seguito.
Esempio 85. Calcoliamo
(250)
Si osservi che il numeratore stesso presenta una forma indeterminata . In ogni caso, per quanto visto nella precedente sezione e per il teorema 57, per il numeratore e il denominatore si ha
(251)
Dunque il limite richiesto presenta una forma indeterminata . Per risolverla, proviamo ad applicare la strategia della precedente sezione, ossia di raccogliere il termine di grado massimo sia al numeratore che al denominatore:
(252)
dove l’ultima uguaglianza segue dal teorema 57 e dal fatto che , mentre i fattori tra parentesi tendono rispettivamente a
e
.
Nel prossimo esempio analizziamo il caso in cui il numeratore e il denominatore abbiano lo stesso grado.
Esempio 86. Calcoliamo
(253)
Mediante la stessa tecnica dell’esempio precedente otteniamo
(254)
dove l’ultima uguaglianza deriva dai teoremi sull’algebra dei limiti.
Se invece il grado del numeratore è inferiore a quello del denominatore, il limite è nullo, come il lettore può agevolmente verificare, sempre mediante la stessa tecnica. Riassumendo:
(255)
È interessante confrontare la rapidità con cui alcune funzioni divergano a .
Il seguente teorema afferma che le potenze divergono più rapidamente dei logaritmi, che gli esponenziali divergono più rapidamente delle potenze e che gli esponenziali della forma
divergono a loro volta più rapidamente degli esponenziali. Esso quindi stabilisce una sorta di “gerarchia” degli infiniti, che ne giustifica il nome.
(256)
(257)
(258)
Dimostrazione. Il punto principale consiste nel dimostrare (257), in quanto (256) si ottiene da esso con un cambio di variabile, mentre (258) è una conseguenza del teorema 73 sui limiti di potenze.
- (257). Osserviamo che il limite presenta una forma indeterminata
per i risultati elencati nella tabella 2. Dimostreremo (257) sfruttando la disuguaglianza4
(259)
Distinguiamo due casi.
Si ha
(260)
dove l’ultimo limite segue da
e dall’esempio 15. La proposizione 38 implica quindi
(261)
. Questo caso si ottiene dal precedente; infatti, fissiamo
tale che
. Definendo
, si ha dunque
e quindi
(262)
dove la quantità tra parentesi è divergente per il punto precedente, poiché
e
, dunque l’ultima uguaglianza segue dal punto 2 del teorema 57, in quanto la funzione di cui si vuole calcolare il limite è il prodotto di
funzioni divergenti positivamente.
- (256).
Si ha
(263)
quindi la funzione di cui si vuole calcolare il limite è la composizione
delle funzioni
(264)
A tale composizione si può applicare il teorema 69: poiché
, si ha
(265)
Tale situazione viene riassunta col fatto che si è effettuato il cambio di variabile
.
- (258).
Vale
(266)
Poiché la funzione definita da
è definitivamente maggiore di
, che è divergente per
, dalla proposizione 38 segue la tesi.
Osservazione 88. Da (256), in virtù del teorema 57, segue
(267)
Questi risultati possono essere applicati a vari esercizi che presentano forme indeterminate .
Esempio 89. Calcoliamo
(268)
Osserviamo che la funzione può essere vista come la composizione
a cui possiamo applicare il teorema di cambio di variabile 69 in quanto
è iniettiva. In altre parole, mediante il cambio di variabile
, poiché
, il limite diventa
(269)
Esempio 90. Calcoliamo
(270)
Il limite si presenta in una forma indeterminata . Per risolverla, usiamo una strategia simile a quella degli esempi precedenti, raccogliendo i termini “principali” al numeratore e al denominatore, ossia quelli che divergono più rapidamente; a tal fine occorre ovviamente individuare tali termini.
- Numeratore. Dal teorema 87 sappiamo che
e quindi resta da confrontare il termine
con
per stabilire quale diverga più velocemente. Osserviamo che il caso non è trattato dal teorema 87, ma possiamo ricondurci agevolmente a esso usando l’identità
, che implica
(271)
Ciò prova che il termine “principale” al numeratore è
.
- Denominatore. Dal teorema 87 segue che
; rimane dunque da confrontare il termine
con
per stabilire quale diverga a
più velocemente. Similmente allo studio del numeratore, l’identità
fornisce
(272)
Ciò mostra che, al denominatore, il termine “principale” è
.
Abbiamo dunque
(273)
dove l’ultima uguaglianza segue dal fatto che per il teorema 73 in quanto la base della potenza tende a
e l’esponente a
, mentre la seconda frazione ha limite
per quanto visto nello studio separato di numeratore e denominatore.
4. Essa si può ottenere dal fatto che è il limite della seguente successione crescente per
:
(274)
che per fornisce la disuguaglianza desiderata. ↩
Forme indeterminate zero su zero e limiti notevoli.
Suggerimento: considerare opportuni reciproci delle funzioni usate nella soluzione dell’esercizio 82.
Come si evince dal suggerimento, in alcuni casi le forme indeterminate del tipo si riconducono a forme del tipo
, considerando i reciproci o opportuni cambi di variabile.
(275)
Per il punto 4 del teorema 57, e quindi, per il teorema 69 di cambio di variabile il denominatore in (275) è infinitesimo. Il limite in (275) presenta quindi una forma indeterminata
.
Osserviamo che la funzione di cui si vuole calcolare il limite è la composizione
(276)
e, poiché appunto , col cambio di variabile
il teorema 69 assicura che
(277)
Vi sono però dei limiti della forma che non possono essere ricondotti in maniera immediata a dei limiti di altri tipi. Un primo esempio è costituito dal rapporto di due polinomi che si annullano nello stesso punto.
Esempio 92. Calcoliamo il limite
(278)
Dato che il numeratore e il denominatore della frazione sono dei polinomi, dall’esempio 49 sappiamo che
(279)
ossia il limite in (278) è una forma indeterminata . Per risolverla osserviamo che
è uno zero di entrambi i polinomi e quindi essi sono divisibili per il binomio
, in virtù del teorema di Ruffini. Fattorizzando quindi il numeratore e il denominatore si ottiene
(280)
dove la seconda uguaglianze è dovuta al fatto che
(281)
cioè le funzioni definite dalle espressioni e
coincidono se
e quindi hanno lo stesso limite per
.
Alcuni limiti della forma sono molto importanti e vengono annoverati tra i cosiddetti limiti notevoli. Tra i più famosi vi sono quelli in cui si confrontano delle funzioni trascendenti infinitesime con delle potenze di
per
: ci accingiamo a esaminarli mostrando il procedimento per il loro calcolo. Vedremo nel seguito che tali limiti risultano strumenti utili nella risoluzione di molti esercizi.
Dimostrazione. Dimostriamo i 4 limiti notevoli.
Notiamo innanzitutto che è sufficiente dimostrare l’uguaglianza per
in quanto la funzione definita da
è pari poiché rapporto di due funzioni dispari [11 (sezione 2.3, lemma 2.49)].
Per dimostrare l’uguaglianza in (282) ci baseremo sulla seguente disuguaglianza
(286)
che si può dedurre dalla figura 29 che rappresenta la circonferenza goniometrica di centro l’origine e raggio
, e osservando che il triangolo
è contenuto nel settore circolare
, che è contenuto nel triangolo rettangolo
; quindi le loro aree soddisfano le disuguaglianze
(287)
Indichiamo con
l’arco di circonferenza orientato
e osserviamo dalla geometria elementare che
da cui si ottiene (286).
Figura 29: dimostrazione geometrica della disuguaglianza
. Il triangolo
è incluso nel settore circolare
, che è a sua volta incluso nel triangolo
e quindi le loro aree risultano nello stesso ordine. Scrivendo le espressioni di tali aree si ottiene la disuguaglianza desiderata.
Dividendo (286) per
e passando ai reciproci si giunge a
(288)
Questo limite relativo al coseno si ricava dal precedente. Infatti, dal teorema 49 sul limite di un prodotto abbiamo
(289)
Dato che
, dal teorema sul limite di un quoziente segue la tesi.
Per dimostrare questo limite faremo uso della disuguaglianza
(290)
Osserviamo innanzitutto che
è conseguenza del fatto che
è il limite della successione
e che tale successione è crescente per
, [12]; considerando
si ha la disuguaglianza. Fissiamo ora
; la formula
in cui si abbia
al posto di
fornisce
(291)
che dimostra (290). Sottraendo
e dividendo per
nei tre termini in (290), si ottiene
(292)
Tale limite relativo al logaritmo si ottiene da (284) mediante il cambio di variabile
; da ciò si ricava
e quindi
(293)
Quindi la funzione definita da
è la composizione
(294)
Dato che
e
è strettamente crescente, soddisfa la condizione 1 del teorema 69 di cambio di variabile, per il quale si conclude
(295)
I limiti notevoli appena ricavati possono essere utilizzati nel calcolo di altri limiti a essi riconducibili.
Esempio 94.
- Calcoliamo
(296)
dove nell’ultima uguaglianza abbiamo usato (282) e il teorema 49 sul limite di un prodotto.
- Proviamo che
(297)
Usiamo il cambio di variabile
, ovvero scriviamo il limite come
(298)
In altre parole il limite è stato visto come il limite della funzione composta
e si è applicato il teorema 69.
- Vale
dove nell’ultima uguaglianza sono stati usati i limiti notevoli (282) e (283).
Forme indeterminate zero per infinito.
Da ciò si intuisce che molte forme indeterminate del tipo si risolvono riconducendosi a una forma del tipo
o
.
Esempio 95. Proviamo che
(299)
Osserviamo subito che se il limite non è una forma indeterminata e il risultato può essere ottenuto dalla tabella 2 e dal teorema 49 sull’algebra dei limiti in
, in quanto si tratta del prodotto di due funzioni che hanno limite finito.
Nel caso in cui , invece, il fattore
è positivamente divergente e il fattore
è infinitesimo per i risultati nella tabella 2 e siamo dunque in presenza di una forma indeterminata del tipo
.
Per risolverla, osserviamo che si ha
(300)
dove alla seconda uguaglianza abbiamo usato il teorema 69 di cambio di variabile in quanto la funzione di cui si stava calcolando il limite era la composizione
(301)
Dal limite in (299) discende immediatamente
(302)
Infatti, se , allora
e quindi, mediante il cambio di variabile
, si ha
(303)
Un altro limite che si affronta usando il limite notevole (257) (e le sue forme equivalenti) e un opportuno cambio di variabile è il seguente.
Esempio 96. Verifichiamo che
(304)
Dai risultati della tabella 2 abbiamo
(305)
dunque il limite (304) presenta una forma indeterminata del tipo .
Basta dimostrare il risultato solo per
in quanto l’altro caso si ottiene osservando che
(306)
Fissiamo dunque e usiamo il cambio di variabile
, cioè osserviamo che la funzione di cui si vuole calcolare il limite è la composizione
(307)
Infatti
(308)
Poiché
(309)
si ha
(310)
Forme indeterminate uno alla infinito: il numero di Nepero.
(311)
Intuitivamente ciò suggerisce che, sostituendo l’indice naturale della successione con la variabile reale
, il limite per
della funzione corrispondente sia lo stesso. Provare tale conclusione non è immediato in quanto la funzione definita da
potrebbe a priori assumere valori vicini a
quando
è un numero naturale, ma oscillare fortemente negli intervalli compresi tra due numeri naturali. Se ciò effettivamente accadesse, il limite per
non esisterebbe, allo stesso modo in cui non esiste
mentre il limite della successione
è nullo. Il prossimo risultato mostra che tale circostanza non si verifica per il numero di Nepero e che la nostra intuizione iniziale è corretta.
Dimostrazione. Per ogni sia
il numero naturale tale che
: per brevità lo chiameremo
; si ha ovviamente
(313)
semplicemente perché le basi delle potenze sono maggiori di e soddisfano le disuguaglianze nello stesso verso, e lo stesso vale per gli esponenti. Osserviamo ora che le due successioni in
soddisfano
(314)
Dunque la funzione è compresa tra due funzioni costanti su ciascun intervallo
, entrambe aventi limite
per
.
Il teorema 37 dei carabinieri implica quindi la tesi.
Dal limite notevole (312) si ricavano facilmente esempi che mostrano che è una forma indeterminata.
- Ovviamente
in quanto la funzione di cui si calcola il limite è costantemente pari a
.
- Fissiamo un qualunque
; si ha
(315)
- Vale
(316)
dove l’ultima uguaglianza segue dal fatto che
e dal teorema 73.
- Invitiamo il lettore a trovare per esercizio un esempio in cui
,
, ma
non esiste.
Dal limite notevole (312) è possibile ricavare altri limiti della stessa tipologia.
Esempio 98. Proviamo che
Usando il cambio di variabile , si ottiene
(317)
Sommando e sottraendo al numeratore della frazione si ha
dove alla penultima uguaglianza è stato usato il cambio di variabile e il limite notevole (312), oltre al teorema 49 sul limite di un prodotto.
(318)
Esempio 100. Calcoliamo
(319)
Usiamo il cambio di variabile e osserviamo che
. Dunque
(320)
Forme indeterminate infinito alla zero.
Esempio 101. Dimostriamo che
Usando infatti l’uguaglianza e le proprietà dei logaritmi si ottiene
(321)
Poiché da (267) si ha e dalla tabella 2 si ha
, il teorema 69 sul limite delle funzioni composte prova che
(322)
Con lo stesso procedimento, si può vedere che è una forma indeterminata osservando che
(323)
infatti
(324)
Forme indeterminate zero alla zero.
Esempio 102. Vale
(325)
Usando nuovamente e le proprietà dei logaritmi si prova
(326)
Da (304) sappiamo che e quindi, per il teorema 69 sul limite delle funzioni composte e i risultati della tabella 2 si ha
(327)
Chiaramente è una forma indeterminata in quanto, se
, allora
(328)
ma
(329)
Similmente
(330)
Usiamo questi limiti in qualche esempio.
Esempio 103. Calcoliamo
(331)
che presenta una forma indeterminata . Qui sfruttiamo il limite notevole del seno (282): infatti
(332)
Il prossimo risultato si affronta con una tecnica simile.
Esempio 104. Calcoliamo
(333)
che si presenta in una forma indeterminata in quanto
e
. Scrivendo
e dividendo e moltiplicando per
e per
si ottiene
(334)
dove l’ultima uguaglianza deriva dai limiti notevoli (285), (283) e (325).
Osservazione 105. Il limite non ha senso in quanto
in un intorno di
e quindi non sarebbe lecito elevare tale quantità a
in quanto la base di una potenza a esponente reale deve essere positiva.
Complementi alla teoria dei limiti
Introduzione.
Asintoti.
Ad esempio, come si evince anche dalla figura 10 in alto a destra, se per si ha
, allora il grafico della funzione
tende ad avvicinarsi alla retta verticale di equazione
.
Tale retta è detta asintoto verticale per la funzione
.
Figura 30: la funzione definita da ha un asintoto verticale in
; il suo grafico è infatti approssimabile con la retta verticale
(in verde) in un intorno di tale punto.
Esempio 107. La funzione definita da
(335)
ha un asintoto verticale per . Infatti
(336)
come dimostrato nell’esempio 24 ed evidente nella figura 30.
Esempio 108. La funzione definita da
(337)
ha un asintoto verticale in . Per il teorema di cambio di variabile 69 si ha
(338)
Un altro caso in cui una retta approssima bene il grafico di una funzione è quando
con
; in tale circostanza, il grafico di
tende infatti a essere molto vicino alla retta orizzontale di equazione
, come riportato nella figura 10 al centro e in basso a sinistra.
Figura 31: grafico della funzione . Sono tratteggiate in verde le rette orizzontali di equazione
, asintoti orizzontali per la funzione.
Esempio 110. La funzione definita da
(339)
possiede un asintoto orizzontale di equazione per
e un asintoto orizzontale di equazione
per
. Infatti, come dimostrato nell’esempio 74 e come evidente dalla figura 31, si ha
(340)
Il grafico di può risultare ben approssimabile anche mediante una retta obliqua (figura 32).
(341)
Analogamente si definisce l’asintoto obliquo per .
Figura 32: la retta tratteggiata in verde è un asintoto obliquo per la funzione .
Si vedrà a breve che gli asintoti obliqui possono esistere solo se il limite di all’infinito è infinito (ma tale condizione non è sufficiente, come vedremo nell’osservazione 114).
Una funzione ha quindi un asintoto obliquo se la differenza tra
e la retta definita da
è asintoticamente nulla per
, cioè se il grafico di
è asintoticamente indistinguibile da quello della retta.
La definizione 111 di asintoto obliquo è molto chiara, ma non esprime un modo efficiente per calcolarla: essa infatti consente di stabilire se una data retta di equazione sia o meno asintoto obliquo, ma non fornisce alcun modo per individuare i coefficienti
e
della retta candidata. Risulta quindi molto utile il seguente criterio che consente di stabilire se una funzione ha un asintoto obliquo, ma al contempo fornisce anche un modo efficiente per determinare i coefficienti della retta asintoto obliquo per la funzione.
(342)
In tal caso è l’equazione dell’asintoto obliquo per
.
In particolare, se ha asintoto obliquo per
, allora
.
Dimostrazione. Dimostriamo separatamente le due implicazioni.
- Supponiamo che
abbia un asintoto obliquo per
di equazione
con
, cioè che
(343)
e proviamo che valgono le condizioni in (342). Si ha
dove nell’ultima uguaglianza abbiamo usato (341) e il teorema 57 sull’algebra dei limiti in
.
La seconda condizione in (342) segue semplicemente dal teorema 49:
(344)
- Supponiamo invece che valgano le due condizioni in (342). Dalla seconda in particolare, e dal teorema 49 sull’algebra dei limiti si ha
(345)
ovvero (341).
Per dimostrare l’ultima affermazione, notiamo che
(346)
dove nell’ultima uguaglianza si è usato il punto 2 del teorema 57.
Applichiamo questi strumenti al seguente esempio.
Esempio 113. Studiamo gli eventuali asintoti orizzontali o obliqui della funzione definita da
(347)
e rappresentata in figura 33.
Figura 33: la retta è un asintoto obliquo per la funzione
..
Dal riassunto in (255) sui limiti di quozienti di polinomi segue
(348)
cioè la funzione non ha asintoti orizzontali a e a
in quanto entrambi i limiti non sono finiti;
potrebbe però possedere asintoti obliqui. Osserviamo che
(349)
e quindi la prima condizione in (342) è soddisfatta in quanto tale valore è finito e diverso da . Dunque gli eventuali asintoti obliqui di
hanno coefficiente angolare
. Relativamente alla seconda condizione in (342), si ha
(350)
Dunque anche la seconda condizione in (342) è soddisfatta e fornisce per
. La proposizione 112 prova dunque che la retta di equazione
è un asintoto obliquo per
, mostrato in verde nella figura 33.
Tale conclusione poteva anche essere ottenuta scrivendo opportunamente l’espressione della funzione : infatti per ogni
vale
Da tale scrittura l’esistenza degli asintoti obliqui di equazione è evidente mediante la definizione 109:
(351)
Osservazione 114. La condizione non è sufficiente affinché la funzione abbia un asintoto obliquo. Consideriamo infatti la funzione logaritmo definita da
per ogni
. Dai risultati nella tabella 2 sappiamo che
(352)
ma ci accingiamo a verificare che non possiede asintoto obliquo per
provando che la prima delle due condizioni in (342) non è verificata. Infatti si ha
(353)
mentre la prima condizione in (342) richiederebbe che tale limite non sia nullo. Intuitivamente, il fatto che il limite sia nullo vuol dire che il grafico della funzione si appiattisce e la pendenza di una eventuale retta che approssimi il grafico di dovrebbe essere nulla, cioè tale retta dovrebbe essere orizzontale; d’altra parte il fatto che
implica che la funzione non abbia asintoti orizzontali.
Funzioni asintotiche e principio di sostituzione.
(354)
In tal caso si scrive per
.
Poiché il rapporto di due quantità vale se e solo se le quantità sono uguali, dalla definizione di sopra si intuisce che
se e solo se esse sono “asintoticamente identiche” per
. Facciamo alcuni esempi per chiarire il concetto.
Esempio 116.
- Le funzioni definite da
e
sono asintoticamente equivalenti per
; infatti dal limite notevole del seno (282) segue
(355)
- Analogamente, dagli altri limiti notevoli seguono le seguenti equivalenze asintotiche per
:
(356)
- Le funzioni definite da
e
sono asintoticamente equivalenti per
; infatti si ha
Le funzioni asintoticamente equivalenti possono essere sostituite nel calcolo di limiti che riguardano esclusivamente prodotti, quozienti e potenze. Vale infatti il seguente principio di sostituzione nel calcolo dei limiti.
(357)
Allora dei due limiti
(358)
uno esiste se e solo se esiste l’altro e, in tal caso, essi coincidono.
Dimostrazione. Supponiamo che esista
(359)
e proviamo che esiste l’altro limite e che i due valori coincidono. Infatti dividendo e moltiplicando per si ottiene
dove all’ultimo passaggio abbiamo usato i teoremi 49 e 57 sull’algebra dei limiti, in quanto le prime tre frazioni hanno limite , mentre la quarta ha limite
.
Applichiamo questo principio alla risoluzione di un limite.
Esempio 118. Calcoliamo
(360)
Osserviamo che la frazione è ottenuta dalle tre funzioni elevata al quadrato, dalla funzione
e dividendo per la funzione
. Si ha
(361)
Per il principio di sostituzione nei limiti stabilito dalla proposizione 117 si ha quindi
(362)
Osservazione 119. È importante notare che il principio di sostituzione non può essere applicato ai limiti in cui vi sono operazioni di somma tra funzioni, come mostra l’esempio seguente.
Esempio 120. Da (??) sappiamo che
(363)
Il limite notevole (282) e il principio di sostituzione implicano che
(364)
Se però applicassimo (in maniera scorretta!) il principio di sostituzione alle funzioni ,
e
, si otterrebbe
(365)
che è ovviamente scorretto (abbiamo evindenziato in rosso la parte sbagliata del calcolo). Il problema è che le funzioni e
non sono uguali alla funzione
: in realtà si può vedere (con gli sviluppi di Taylor [8 (esempio 1)]) che
è asintoticamente equivalente a
e che la differenza
è asintoticamente equivalente a
.
Infinitesimi e o-piccolo.
(366)
In tal caso scriviamo .
Osserviamo che, nonostante l’uso del simbolo di uguale, non denota una funzione precisa, ma semplicemente una funzione che soddisfa la definizione 121. In particolare,
e
non implicano
, come è evidente nell’esempio che segue.
Esempio 122. Siano le funzioni definite da
(367)
Dato che e
, si ha
(368)
Invece, poiché e
, si ha
(369)
Esempio 123. Per la definizione 121, per
se e solo se
, cioè se e solo se
è infinitesima per
.
Esempio 124. Dai limiti della gerarchia degli infiniti si ottiene, per e
, che
(370)
Dato che una strategia molto utile consiste nel confrontare le funzioni con polinomi, è essenziale essere in grado di manipolare -piccolo di quantità del tipo
per
. Risultano quindi importanti le seguenti regole di calcolo, che riportiamo senza dimostrazione, proponendo al lettore di provarle come esercizio e rimandando a [1 (sezione 6.6)] e [10] per una discussione completa sull’argomento.
, per ogni
.
.
.
- Se
, allora
;
- Se
, allora
.
- Se
, allora
.
.
.
I limiti notevoli studiati possono spesso essere riformulati in termini di -piccoli.
Esempio 126. Il limite notevole del seno (282) prova che
(371)
In altre parole per
, ovvero la funzione
è pari alla funzione
a meno di un resto, un errore, che però è un
, ossia converge a
più velocemente di
.
Analogamente, dai limiti notevoli (283), (284) e (285) si hanno gli sviluppi
(372)
Queste approssimazioni risultano spesso molto utili nel calcolo dei limiti, in quanto consentono in un certo senso di “trascurare” i termini inessenziali, concentrandosi su quelli principali.
Esempio 127. Calcoliamo
(373)
Osserviamo che, da per
e
per
, segue che
(374)
dove alla prima uguaglianza abbiamo usato , alla seconda uguaglianza abbiamo
per
con
, mentre alla terza abbiamo usato le proprietà elencate nella proposizione 125. Il fatto che il limite sia nullo deriva dalla definizione di
-piccolo, ad esempio dividendo numeratore e denominatore per
e osservando che
mentre
.
Esempio 128. Calcoliamo
(375)
Usiamo e lo sviluppo
per
, ottenendo
dove alla terza uguaglianza abbiamo utilizzato lo sviluppo per
con
, mentre alla quarta uguaglianza abbiamo usato la proposizione 125.
Riferimenti bibliografici
[1] E. Acerbi, G. Buttazzo, Primo corso di Analisi Matematica, Pitagora Editrice, 1997.
[2] E. Giusti, Analisi Matematica 1, Bollati Boringhieri, 1988.
[3] Qui Si Risolve, Esercizi sulla verifica dei limiti.
[4] Qui Si Risolve, Il teorema di Bolzano-Weierstrass.
[5] Qui Si Risolve, Funzioni continue.
[6] Qui Si Risolve, Funzioni elementari: algebriche, esponenziali e logaritmiche.
[7] Qui Si Risolve, Funzioni goniometriche: la guida essenziale.
[8] Qui Si Risolve, Guida sull’applicazione dei polinomi di Taylor nel calcolo dei limiti.
[9] Qui Si Risolve, Il teorema ponte.
[10] Qui Si Risolve, Simboli di Laundau.
[11] Qui Si Risolve, Teoria sulle funzioni.
[12] Qui Si Risolve, Teoria sulle successioni.
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