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Esercizio urti 25

Urti in Meccanica classica

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L’Esercizio Urti 25 è il venticinquesimo della raccolta dedicata agli esercizi misti sugli urti. Questo esercizio segue l’Esercizio Urti 24. Successivamente, gli studenti potranno affrontare l’Esercizio Urti 26. Pensato per gli studenti di Fisica 1, è particolarmente utile per coloro che studiano ingegneria, fisica o matematica.

L’argomento successivo agli urti riguarda gli esercizi sulla gravitazione, mentre l’argomento precedente tratta gli esercizi svolti sulla dinamica del corpo rigido.

 

Testo esercizio urti 25

Esercizio 25  (\bigstar\bigstar\bigstar\largewhitestar\largewhitestar). Un cubo di lato 2a e massa M si muove con velocità iniziale \vec{v}_0 su un tavolo liscio. La velocità \vec{v}_0 è parallela al piano orizzontale. Quando il cubo raggiunge l’estremità O del tavolo il suo spigolo rimane bloccato ed il cubo inizia a ruotare senza attrito. Il momento di inerzia del cubo rispetto ad un asse orizzontale passante per il centro di una della facce è I=2/3Ma^2
Calcolare:

  1. la velocità angolare \vec{\omega} con cui il cubo inizia a ruotare;
  2. la velocità iniziale massima v_{0,\max} tale che il cubo non si ribalti.

 

 

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Figura 1: schema dell’esercizio.

 

Svolgimento punto 1.

Nell’istante in cui il cubo urta il punto O le forze esterne che agiscono su di esso sono la sua forza peso M\vec{g}, le due forze impulsive \vec{N}_1 e \vec{N}_2 generate dal vincolo O, orientate come in figura 2.

 

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Figura 2: diagramma delle forze.

 

Chiamiamo \Delta t l’intervallo infinitesimo di durata dell’urto. Applichiamo il teorema del momento angolare, scegliendo come polo O, ottenendo

(1) \begin{equation*} \int_{\Delta t} \vec{M}_1\,dt+\int_{\Delta t} \vec{M}_2\,dt+\int_{\Delta t}\vec{M}_3\,dt=\Delta \vec{L}_O, \end{equation*}

dove \vec{M}_1, \vec{M}_2 e \vec{M}_3 rappresentato rispettivamente il momento delle forze \vec{N}_1, \vec{N}_2 e M\vec{g}. Osserviamo quanto segue

(2) \begin{equation*} \int_{\Delta t} \vec{M}_1\,dt=\int_{\Delta t} \vec{M}_2\,dt=0, \end{equation*}

perché le forze \vec{N}_1 e \vec{N}_2 sono applicate rispettivamente nel polo O, pertanto hanno momento nullo. Inoltre, si ha

(3) \begin{equation*} \int_{\Delta t}\vec{M}_3\,dt=\vec{M}_3\int_{\Delta t}dt=\vec{M}_3\Delta t \approx 0, \end{equation*}

perché l’intervallo di tempo \Delta t è brevissimo e quindi possiamo considerare il momento della forza peso nell’istante dell’urto non dipendente dal tempo, e inoltre essendo tale momento non “grandissimo”, il suo prodotto con \Delta t è circa zero. Avvalendoci di quanto detto, si ha

(4) \begin{equation*} \Delta \vec{L}_O=\vec{0}, \end{equation*}

ovvero

(5) \begin{equation*} \vec{L}_{i,O}=\vec{L}_{f,O}, \end{equation*}

dove \vec{L}_{i,O} è il momento angolare un’istante prima dell’urto e \vec{L}_{f,O} è il momento angolare dopo l’urto; in altri termini si conserva il momento angolare rispetto al polo O.

 

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Figura 3: schema della rotazione.

 

Dal teorema di König, sappiamo che il momento angolare totale di un corpo rigido rispetto ad un sistema di riferimento inerziale è dato dalla somma del momento angolare dovuto al moto del centro di massa e di quello del sistema rispetto al centro di massa, ossia:

(6) \begin{equation*} \vec{L}_O = \vec{L}^{\, \prime} + {\vec{L}_{\text{CM}}\,} =I_{\text{CM}}\vec{\omega}+ M \, \vec{r}_{\text{CM}} \wedge \vec{v}_{\text{CM}}, \end{equation*}

dove M è la massa totale del sistema, \vec{\omega} è la velocità angolare, \vec{r}_{\text{CM}} è il vettore posizione del centro di massa rispetto al sistema di riferimento inerziale e \vec{v}_{\text{CM}} è la velocità del centro di massa. Prima dell’urto il corpo rigido trasla con velocità \vec{v}_0, pertanto \vec{L}^\prime=\vec{0}, e quindi il contributo iniziale al momento angolare è dato unicamente dal centro di massa. Sia \vec{L}_{i,O} il momento angolare del cubo rispetto al punto O prima dell’urto, segue dalla (6) che

(7) \begin{equation*} \vec{L}_{i,O}=M\vec{r}_{CM}\wedge\vec{v_0}=Mv_0a\,\hat{z}, \end{equation*}

dove il verso del momento angolare è stato determinato applicando la regola della mano destra. In seguito all’urto il corpo rigido rimane incernierato, pertanto ruoterà con velocità angolare \vec{\omega} rispetto ad un asse passante per il polo O, e perpendicolare al piano orizzontale; poiché il moto del cubo rispetto al polo O diventa istantaneamente rotatorio, segue che l’unico contributo al momento angolare un istante dopo l’urto è

(8) \begin{equation*} \vec{L}_{f,O}=I_O\,\vec{\omega}, \end{equation*}

dove I_O è il momento d’inerzia del cubo rispetto al polo O. Il teorema Huygens-Steiner ci permette di calcolare il momento di inerzia rispetto ad un asse parallelo a quello noto passante per il centro di massa. Il teorema dice che il momento di inerzia risultante è

(9) \begin{equation*} I_{//}=I + Md^2, \end{equation*}

dove d è la distanza tra il centro di massa e il polo O. Facendo riferimento alla figura 3, nel nostro caso avremo

(10) \begin{equation*} I_O=I+M(a\sqrt{2})^2=I+2Ma^2, \end{equation*}

quindi l’equazione (8) diventa

(11) \begin{equation*} \vec{L}_{f,O}=(I+2Ma^2)\,\vec{\omega}, \end{equation*}

dove \vec{\omega} è la velocità angolare un’istante dopo l’urto. A questo punto, imponendo la conservazione del momento angolare, si avrà:

(12) \begin{equation*} \vec{L}_{I,O}=\vec{L}_{f,O}\quad\Leftrightarrow\quad Mv_0a \ \hat{z}=(I+2Ma^2)\,\vec{\omega}, \end{equation*}

da cui, si ricava

\[\boxcolorato{fisica}{\vec{\omega}=\frac{Mv_0a}{I+2Ma^2}\,\hat{z}.}\]

 


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