Autori e revisori
Introduzione
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- la trasmissione del calore, che descrive la temperatura
del mezzo di trasmissione in base al punto dello spazio considerato e del tempo;
- l’oscillazione di un corpo vibrante, che descrive il discostamento
del corpo dalla posizione di equilibri, in base al punto dello spazio e del tempo.
Esse sono delle cosiddette equazioni differenziali alle derivate parziali, perché coinvolgono le derivate della funzione rispetto allo spazio e al tempo.
In questo articolo, dopo una breve introduzione alle equazioni del calore e delle onde e al metodo risolutivo, forniamo una loro spiegazione fisica e una risoluzione formale dei problemi, dimostrando che tali equazione ammettono una soluzione, facendo uso del metodo di Fourier. Mostriamo inoltre che tali soluzioni sono uniche.
L’equazione del calore e delle onde e il metodo di Fourier
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Esse sono equazioni differenziali alle derivate parziali (EDP, o PDE in inglese), ovvero equazioni differenziali relative a una funzione
(1)
che coinvolgono le sue derivate rispetto a ( indicate con
) e rispetto a
(indicate con
).
Per semplicità, analizzeremo solo il caso , in cui la funzione dipende da una variabile temporale e una sola variabile spaziale, e indicheremo con
le sue derivate parziali rispettivamente rispetto a
e
.
Solitamente tali equazioni differenziali sono accompagnate da opportune condizioni al bordo che, se relative alla variabile temporale prendono anche il nome di dati iniziali.
Tratteremo i seguenti problemi:
- (Equazione del calore). Dati
e una funzione
, si cerca una soluzione di
(2)
- (Equazione delle onde). Dati
,
e due funzioni
, si cerca una soluzione di
(3)
Lo strumento chiave del metodo di Fourier consiste nella linearità delle equazioni (2) e (3). La illustriamo per l’equazione del calore: date due soluzioni dei problemi aventi dati iniziali rispettivamente pari a
e
, allora la funzione
è una soluzione dell’equazione con dati iniziali
.
Il lettore può facilmente effettuare la verifica, convincendosi che ciò è vero anche per l’equazione delle onde.
Data la condizione al bordo , è solitamente abbastanza facile ottenere soluzioni
del problema (2) quando
è una funzione sinusoidale, ossia del tipo
(4)
dove i coefficienti sono gli unici per cui
soddisfa
.
L’idea principale è quindi che è ragionevole ipotizzare che la linearità dell’equazione si estenda anche a somme infinite: data una funzione soddisfacente
abbastanza regolare, estesa in maniera periodica di periodo
e dispari su
, essa può essere sviluppata come serie di Fourier di funzioni sinusoidali
(5)
si cerca di mostrare che la soluzione del problema (2) è la somma della serie
(6)
dove ricordiamo che le sono le soluzioni di (10) per
.
Tenendo a mente questa idea, i passi del metodo di Fourier si possono riassumere nel seguente schema.
Passo 1: separazione delle variabili. Si cercano soluzioni dell’equazione differenziale aventi la forma
; questa assunzione sulla forma di
riduce l’equazione differenziale per
a un sistema di due equazioni differenziali ordinarie per
e
(che coinvolgono cioè le derivate rispetto ad una sola variabile).
Passo 2: condizione al bordo. Si determinano tutte le funzioni e
affinché la funzione
soddisfi l’equazione differenziale e la condizione al bordo
(7)
Ciò conduce a determinare, in generale, due successioni di funzioni e
per cui le funzioni
soddisfino l’equazione differenziale insieme alla condizione
.
Si vede poi che le funzioni così costruite sono soluzioni dei problemi (2) e (3) in cui le funzioni
e
sono del tipo
.
Passo 3: uso delle serie di Fourier.
Prendiamo come esempio il caso dell’equazione del calore; se la funzione è sufficientemente regolare e la sua serie di Fourier è
(8)
si può dimostrare che la funzione
(9)
è soluzione del problema, dove le funzioni sono definite al passo precedente.
L’Equazione del calore
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Il risultato principale che dimostreremo in questa sezione è l’esistenza di una soluzione di (10) usando le serie di Fourier, quando è una funzione regolare a tratti.
(11)
dove e i coefficienti
sono dati da
(12)
La soluzione del problema 1 è inoltre unica, come stabilito dal prossimo risultato. Esso fornisce una ulteriore conferma che il modello matematico della trasmissione del calore proposto sia valido: ci aspettiamo che, date le condizioni iniziali e al contorno, l’andamento della temperatura nel tempo sulla sbarretta sia univocamente determinato.
Clicca qui per la dimostrazione.
Osservazione 4. I coefficienti della funzione
sono i coefficienti di Fourier della funzione
estesa a
in maniera dispari e in modo che sia periodica di periodo
.
Spiegazione fisica dell’equazione del calore
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(13)
vuol dire appunto che la temperatura nei punti estremi della barretta (ossia e
) è mantenuta costantemente al valore
. Ciò corrisponde al fatto che gli estremi della barretta siano collegati termicamente a delle sorgenti a temperatura costante.
Invece, la condizione
(14)
esprime il fatto che, all’istante iniziale, in cui si inizia cioè ad osservare il fenomeno, la temperatura
della barretta nel punto
è data da una certa funzione
che dipende appunto dallo stato iniziale della barretta.
Ciò che si vuole determinare, ossia l’incognita del problema, è la funzione che descrive la temperatura dei punti della barretta in tutti gli istanti successivi.
Ovviamente, per ottenere questa descrizione, occorre stabilire come varia tale temperatura, e tale variazione è descritta appunto dall’equazione differenziale
(15)
Questa equazione dice che la derivata temporale della temperatura è pari alla sua derivata spaziale seconda, moltiplicata per una costante , che modellizza la conduttività termica del materiale di cui è composta la barretta. Tentiamo di fornirne una giustificazione intuitiva. Consideriamo un pezzetto
molto piccolo di barretta, di estremi
e
a un certo istante
. Tale situazione è rappresentata in figura 1.
Figura 1: la barretta di lunghezza e il pezzetto
considerato nella derivazione dell’equazione del calore. Si noti il flusso
di energia termica rivolto da destra a sinistra.
La differenza di energia termica di
tra l’istante
e
è pari alla differenza di temperatura moltiplicata per il calore specifico lineare
della barretta e per la lunghezza
di
:
(16)
Inoltre, tale differenza di energia termica è anche pari al prodotto del flusso di calore netto entrante in per il tempo trascorso
:
(17)
dove appunto la quantità è il flusso di calore entrante in
meno quello uscente in
.
Osserviamo ora che, per la legge di trasmissione del calore, il flusso di calore
è proporzionale alla derivata della temperatura tramite una costante
che descrive la conduttività termica del materiale:
(18)
Inserendo queste informazione in (16) e (17) otteniamo
(19)
Passando al limite per e
otteniamo
(20)
dove abbiamo posto .
Risoluzione dell’equazione del calore e unicità della soluzione
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Domanda 5. Da dove deriva l’intuizione che la funzione definita in (11) sia effettivamente una soluzione di (10)?
La risposta risiede nel metodo a cui abbiamo accennato all’inizio della sezione 1. Ripercorreremo quindi i passi di tale metodo che portano alla formulazione dell’espressione di data in (11) e nel passo 3 mostreremo il teorema 2, cioè che tale
è effettivamente soluzione dell’equazione del calore (10).
Passo 1 Come abbiamo anticipato, cerchiamo delle funzioni e
tali che la soluzione
si possa scrivere come
(21)
Indicando con “ ” le derivate rispetto a
e con “
” quelle rispetto a
, dall’equazione
otteniamo
(22)
Assumiamo ora di poter dividere l’equazione per .1 Otteniamo
(23)
Poiché le funzioni nei due membri dell’equazione dipendono da variabili diverse, affinché essa sia soddisfatta tali funzioni devono essere costanti. Esiste quindi una costante tale che
(24)
Le funzioni e
devono quindi essere delle soluzioni delle seguenti equazioni:
(25)
(26)
Passo 2. Per la condizione al bordo
(27)
abbiamo
(28)
da cui risulta che deve valere .
Ponendo
, la soluzione generale dell’equazione (25) è
(29)
con . Affinché si abbia
, i primi due casi sono possibili solo per
, che producono
identicamente nulla e quindi priva di significato fisico. L’unica possibilità è quindi che
. Imponendo la condizione
si ricava
(30)
Dato che deve valere , da
ricaviamo
Ricaviamo la successione di soluzioni definite da
(31)
Osserviamo ora che, fissato , per
si ha
(32)
Ricordando che per ogni
, l’equazione (26) diviene
(33)
La soluzione generale di tale equazione è
(34)
con .
Ricordando che stiamo cercando funzioni
del tipo
, è facile mostrare la seguente proprietà.
(35)
è soluzione del problema
(36)
Dimostrazione. Fissato , è chiaro che
(37)
Inoltre derivando l’espressione di rispetto a
e due volte rispetto a
si ottiene che vale l’equazione
(38)
Passo 3: dimostrazione del teorema 2. Consideriamo l’estensione di a
dispari e periodica di periodo
, che con un leggero abuso di notazione continuiamo a chiamare
. Sviluppandola in serie di Fourier otteniamo
(39)
dove sono i coefficienti di Fourier delle funzioni di tipo seno. Osserviamo che la serie è puntualmente convergente per il teorema di convergenza puntuale delle serie di Fourier (teorema 2.8 di Serie di Fourier – Teoria e applicazioni) dato che
è regolare a tratti.
Per risolvere il problema (10), vorremmo quindi definire una funzione
come
(40)
e verificare che essa è effettivamente una soluzione. Per fare ciò dobbiamo affrontare due questioni.
- La funzione
è ben definita? In altre parole, la serie (40) è convergente per ogni
e per ogni
?
-
soddisfa l’equazione
?
Osserviamo che la convergenza della serie in (40) non implica a priori che risolva l’equazione differenziale. Per affermare ciò, occorre mostrare che la serie si può derivare termine a termine: vedremo che questo è conseguenza delle sue proprietà di convergenza.
Dimostrazione. Mostriamo innanzitutto che la serie (40) è convergente in ogni punto. Per essa diventa
(41)
in quanto essa è la serie di Fourier di che converge puntualmente a essa per il teorema di convergenza puntuale delle serie di Fourier (teorema 2.8 diSerie di Fourier – Teoria e applicazioni).
Dimostriamo ora che la serie converge totalmente negli insiemi del tipo , con
. Infatti, fissiamo
e innanzitutto osserviamo che la successione dei coefficienti di Fourier
è limitata per l’identità di Parseval applicata a
(42)
Infatti, poiché tale serie è convergente, il termine generale è infinitesimo e ciò implica in particolare che la successione
è limitata, cioè esiste
tale che
(43)
Il termine generale della serie di funzioni in (40) soddisfa quindi
(44)
dove è indipendente da
.
Dato che la serie
è convergente, la serie (40) è totalmente convergente in
. Ciò mostra che
è ben definita.
Osserviamo ora che non possiamo semplicemente derivare per serie la funzione per concludere che essa è soluzione del problema. Occorre cioè giustificare tale operazione: lo facciamo con il ragionamento che segue.
Consideriamo la serie delle derivate rispetto alla variabile :
(45)
Come prima, vediamo che
(46)
Poiché la serie è convergente,2 anche la serie delle derivate (45) è totalmente convergente in
. Quindi questa serie converge uniformemente a una funzione
. che è anche continua in tale insieme.
Per il teorema di derivazione per serie, è derivabile rispetto alla variabile
in
e
(47)
Poiché questo ragionamento può essere ripetuto infinite volte,3 abbiamo che è derivabile infinite volte rispetto a
e la sua derivata
-esima è pari alla serie delle derivate
-esime delle funzioni della serie (40). Per l’arbitrarietà di
,
è derivabile termine a termine in
rispetto a
.
In maniera esattamente analoga, si prova che è derivabile infinite volte rispetto alla variabile
e che la sua derivata
-esima è pari alla serie delle derivate
-esime rispetto al tempo delle funzioni della serie (40). Occorre ora solo verificare che
risolve l’equazione
. Dai ragionamenti precedenti possiamo derivare termine a termine la (45) ottenendo
(48)
Ciò prova la validità dell’equazione differenziale in (10).
In virtù della precedente proposizione, il teorema 2 è provato.
Osservazione 8. La dimostrazione della proposizione 7 rimane invariata anche se si indebolisce l’ipotesi su , assumendo soltanto che essa sia integrabile secondo Riemann. Anche in tale caso quindi,
è infinitamente derivabile in
e risolve l’equazione differenziale in (10).
L’unico punto della dimostrazione che viene meno è il fatto che mostrato in (41), in cui si è sfruttata la convergenza puntuale verso
della sua serie di Fourier, che in generale è falsa se
non è regolare a tratti. Abbiamo però visto, nel teorema di convergenza in norma delle serie di Fourier (teorema 2.14 di Serie di Fourier – Teoria e applicazioni), che la serie di Fourier di
converge a essa rispetto alla norma di
. In virtù di questo fatto si potrebbe dire che, anche se
non è regolare a tratti, la funzione
definita in (11) risolve il problema 1 e soddisfa la condizione iniziale
nel senso della norma di
. Tale affermazione, per quanto imprecisa a causa dei limitati strumenti a nostra disposizione, può essere resa rigorosa nel contesto degli spazi di Hilbert; rimandiamo il lettore a [3] e [1] per un approfondimento.
Dimostriamo ora la proposizione 3.
Dimostrazione della proposizione 3. Siano due soluzioni del problema 1. Per la linearità dell’equazione, la differenza
è una soluzione del problema
(49)
Moltiplicando l’equazione differenziale per e integrando in
si ottiene
(50)
dove alla seconda uguaglianza abbiamo integrato per parti il secondo termine e abbiamo utilizzato .
Poiché per ogni
, ciò implica che
(51)
dove nella terza uguaglianza abbiamo derivato sotto il segno di integrale [2, capitolo 3, sezione 34]. Dunque l’energia è decrescente nel tempo, in quanto la sua derivata è negativa. Essa è inoltre non-negativa in quanto integrale di una funzione non-negativa. Pertanto per ogni
si ha
(52)
dove nell’ultima uguaglianza abbiamo usato la condizione iniziale . Tale catena di disuguaglianze prova che l’energia è nulla per ogni
; poiché
, ciò implica che
è la funzione ovunque nulla.
Osservazione 9. La proposizione 7, l’osservazione 8 e la proposizione 3 mettono in luce una caratteristica importantissima dell’equazione del calore. Anche se la configurazione iniziale della temperatura è poco regolare, ovvero anche se la funzione è soltanto regolare a tratti o addirittura solo integrabile, la distribuzione spaziale della temperatura
diventa immediatamente infinitamente derivabile in ogni istante
. Questa proprietà viene espressa dicendo che l’equazione del calore regolarizza le soluzioni.
L’equazione delle onde
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Il risultato principale di questa sezione è il seguente.
(54)
dove , mentre
sono
dati da
(55)
Essa è inoltre l’unica soluzione del problema 1.
Osservazione 12. I coefficienti e
della funzione
soddisfano
(56)
dove e
sono i coefficienti di Fourier rispettivamente delle funzioni
estese in maniera dispari a
e in modo che siano periodiche di periodo
. Nel seguito considereremo tacitamente
e
pari a queste estensioni periodiche.
Spiegazione fisica dell’equazione delle onde
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La coordinata al tempo
del punto della corda avente ascissa
è descritta dalla funzione
. Si vuole determinare la funzione definita da
, una volta note le condizioni iniziali della corda.
La condizione per
esprime il fatto che i due estremi della corda sono fissi nei punti
e
. Tale situazione è rappresentata in figura 2.

Figura 2: schematizzazione di una corda vibrante. All’istante l’ordinata del punto della corda avente ascissa
è fornito dal valore
.
La funzione descrive il profilo iniziale della corda, infatti la condizione
afferma proprio che l’ordinata
iniziale del punto della corda avente ascissa
è fornito dal valore
.
Per determinare il moto della corda, è necessario descrivere anche la velocità iniziale della corda e ciò avviene tramite la funzione : la condizione
traduce il fatto che la velocità
nella direzione verticale del punto della corda avente ascissa
è data proprio dal valore
.
La funzione è quindi determinata, oltre che dalle condizioni iniziali e al bordo, dall’equazione differenziale
.
Spieghiamo l’intuizione soggiacente a tale equazione.
Facciamo l’assunzione iniziale che il discostamento della corda dalla condizione di equilibrio è piccolo e che tutti gli angoli in gioco siano molto piccoli.
Si consideri un piccolo pezzo di corda, compreso tra le ascisse
e
di massa
all’istante
. Per la seconda legge di Newton, la forza risultante
nella direzione
agente sul pezzo di corda è fornita dal prodotto dell’accelerazione
per la massa
:
(57)
dove abbiamo scritto la massa come prodotto della densità lineare
della corda per la lunghezza
del pezzo considerato.4
Consideriamo ora le forze a cui è soggetto il pezzo di corda: si tratta della tensione nella corda, che possiamo considerare costante rispetto a e pari a
, diretta nella direzione tangente al pezzo di corda e avente verso uscente:
. Scriviamo ora questa equazione in componenti:
(58)
Poiché stiamo assumendo che tali angoli sono vicini a , possiamo approssimare al primo ordine
(59)
La quantità corrisponde inoltre alla derivata nella direzione
della funzione
che descrive il profilo della corda all’istante
, quindi
(60)
(61)
Considerando il limite per della precedente relazione otteniamo
(62)
ovvero l’equazione differenziale in (53), dove abbiamo posto . Questa scelta è dovuta al fatto che la quantità
è dimensionalmente il quadrato di una velocità, che abbiamo quindi indicato con
. Si può verificare che
corrisponde alla velocità di trasmissione dell’onda attraverso la corda.
-
La lunghezza del pezzo di corda è circa pari a
, ma poiché stiamo assumendo che tutti gli angoli siano piccoli, possiamo ragionevolmente approssimarla con
. ↩
Risoluzione dell’equazione delle onde e unicità della soluzione
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Utilizziamo dunque lo stesso metodo descritto all’inizio della sezione 1. Poiché alcuni passaggi sono molto simili a quelli effettuati nella sezione 2, li presenteremo in maniera più snella. Il lettore potrà consultare la sezione 2 per maggiori dettagli.
Passo 1. Vogliamo determinare delle funzioni e
in modo che la funzione
definita da
(63)
sia una soluzione dell’equazione differenziale .
Indichiamo di nuovo con “
” le derivate rispetto a
e con “
” quelle rispetto a
, ottenendo
(64)
ossia, dividendo l’equazione per ,5
(65)
Anche in questo caso, dato che le funzioni e
dipendono da variabili diverse, l’uguaglianza è valida solo se esse sono costanti. Esiste quindi una costante
tale che
(66)
Da ciò ricaviamo quindi che risolvono le equazioni differenziali ordinarie
(67)
(68)
Passo 2. Analizzando (67), con gli stessi ragionamenti fatti per l’equazione del calore e ricordando che la condizione al bordo implica
, otteniamo che
per qualche
e quindi ricaviamo la successione di soluzioni
definite da
(69)
(70)
fissando
l’equazione per
(68) diviene
(71)
Essa è ancora l’equazione di un oscillatore armonico. Poiché la condizione al bordo su non impone restrizioni su
, otteniamo che la sua soluzione generale è la funzione
definita da
(72)
per opportuni coefficienti .
Ricordando di aver imposto , usando (69) e (72) si può facilmente verificare che, per ogni
, la funzione
definita da
(73)
(74)
Passo 3: dimostrazione del teorema 11. Sviluppando e
in serie di Fourier ricaviamo
(75)
dove e
sono rispettivamente i coefficienti di Fourier di
e
, ossia
(76)
Osserviamo che le serie in (75) convergono puntualmente per il teorema 2.8 di Serie di Fourier – Teoria e applicazioni, in quanto sono assunte essere rispettivamente di classe
e
, quindi in particolare regolari a tratti.
Poiché per ogni la funzione
definita in (73) è soluzione del problema (74), per la linearità dell’equazione e dalle espressioni (75) è ragionevole supporre che una soluzione del problema (53) sia la funzione
definita da
(77)
(78)
Ovviamente questa è solo una motivazione intuitiva e non costituisce una dimostrazione del teorema 11, cioè che la funzione sia effettivamente soluzione di (53). Per provare ciò, occorre mostrare che:
-
è ben definita, ossia che la serie in (73) converge;
-
è derivabile 2 volte nella variabile
e nella variabile
e soddisfa l’equazione e le condizioni al bordo in (53).
Ciò è conseguenza della seguente proposizione, che stabilisce la nota formula di D’Alembert.
(79)
In particolare è di classe
e risolve l’equazione delle onde (53).
Dimostrazione. Chiamiamo la somma parziale
-esima della serie (77). Usando le formule di Werner e le definizioni di
date in (78), si ottiene
(80)
Ora osserviamo che, per la prima espressione in (75) e per la definizione di in (70) si ha
(81)
Di nuovo ricordando la definizione di in (70), per le altre due sommatorie in (80) troviamo
(82)
Consideriamo il limite per nell’equazione precedente in quanto l’integranda all’ultimo membro è la serie di Fourier della funzione
, che si può integrare per serie per il teorema 2.18 di Serie di Fourier – Teoria e applicazioni. Quindi si ottiene
(83)
Inserendo (81) e (83) in (80) otteniamo che è convergente per
, quindi
è ben definita e soddisfa la formula di D’Alembert (79).
Dato che soddisfa l’uguaglianza in (79),
è di classe
e
è di classe
, per il teorema fondamentale del calcolo integrale (teorema 4.1 di Teorema fondamentale del calcolo integrale) si ha che
è di classe
e inoltre soddisfa
(84)
dove si è usato di nuovo il teorema fondamentale del calcolo integrale (teorema 4.1 di Teorema fondamentale del calcolo integrale) per derivare la funzione integrale.
Ciò mostra che soddisfa l’equazione differenziale in (53).
In aggiunta essa soddisfa le condizioni iniziali in quanto di nuovo da (79) è chiaro che
per ogni
e inoltre
(85)
dove si è usato di nuovo il teorema fondamentale del calcolo integrale (teorema 4.1 di Teorema fondamentale del calcolo integrale) per derivare la funzione integrale.
Ciò dimostra dunque l’esistenza della soluzione enunciata nel teorema 11. L’unicità della soluzione si dimostra in maniera analoga a quanto fatto per l’unicità della soluzione dell’equazione del calore provata con la proposizione 3. Invitiamo pertanto il lettore a dimostrarla come utile esercizio.
-
Anche in questo caso verificheremo a posteriori che la funzione
determinata sarà soluzione dell’equazione differenziale, quindi possiamo non preoccuparci del fatto che le divisioni siano effettivamente lecite. ↩
Riferimenti bibliografici
[1] Brezis, H., Functional analysis, Sobolev spaces and partial differential equations, Springer (2010).
[2] Marcellini, P. & Fusco, N. & Sbordone, C., Analisi Matematica due, Liguori (2001).
[3] Rudin, W., Real and complex Analysis, McGraw-Hill (1984).
