In questo articolo troverete una raccolta di 16 esercizi sugli endomorfismi e la diagonalizzazione, dettagliatamente svolti e corredati di tutti i passaggi necessari. Gli esercizi sono pensati per un corso di algebra lineare, ideali per studenti di ingegneria, fisica e matematica, con l’obiettivo di affinare competenze e consolidare la comprensione di questi argomenti fondamentali.
Oltre agli esercizi, il documento include una sezione teorica che esplora definizioni, proprietà e teoremi essenziali sugli endomorfismi e la diagonalizzazione. Sono presenti anche le notazioni adottate e una bibliografia per ulteriori approfondimenti. Segnaliamo inoltre la raccolta di Esercizi sulle applicazioni lineari per esercizi di base sul tema. Ci auguriamo che questa risorsa sia utile per il vostro apprendimento. Buona lettura!
Autori e revisori
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Revisori: Luigi De Masi, Matteo Talluri, Sara Sottile, Valerio Brunetti.
Notazioni
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| campo dei numeri reali | |
| campo dei numeri complessi | |
| insieme numeri naturali (incluso lo zero) | |
| generico campo | |
| generico spazio vettoriale | |
| dimensione dello spazio vettoriale |
|
| vettore nullo in |
|
| vettore nullo dello spazio vettoriale in esame | |
| spazio vettoriale delle matrici |
|
| spazio vettoriale delle matrici quadrate |
|
| matrice identità di dimensione deducibile dal contesto | |
| rango della matrice quadrata |
|
| determinante della matrice quadrata |
|
| spazio vettoriale dei polinomi a coefficienti reali nella variabile |
|
| molteplicità algebrica dell’autovalore |
|
| molteplicità geometrica dell’autovalore |
|
| sottospazio vettoriale di |
|
| autospazio relativo all’autovalore |
Richiami di teoria su endomorfismi e diagonalizzazione
In questa sezione richiameremo brevemente i concetti di teoria necessari alla comprensione e allo svolgimento degli esercizi proposti, i quali saranno incentrati sulla diagonalizzazione di endomorfismi di spazi vettoriali finito dimensionali. Tutti i risultati riportati possono essere trovati in un qualsiasi testo di base di algebra lineare e geometria: per il lettore interessato, ne sono consigliati tre in bibliografia.
Generalità sugli omomorfismi di spazi vettoriali.
è detta applicazione lineare o omomorfismo se soddisfa le seguenti condizioni:
- Additività:
per ogni
.
- Omogeneità:
per ogni
e per ogni
.
Osservazione 1.2 Si noti che le due condizioni di addività e omogeneità possono essere sintetizzate in una sola proprietà, detta linearità :
per ogni e
.
Si definisce immagine del sottoinsieme del dominio il sottoinsieme del codominio
:
Si definisce preimmagine del sottoinsieme del codominio il sottoinsieme del dominio
:
Si definisce invece nucleo dell’applicazione il sottoinsieme del dominio
:
Osservazione 1.4 Si prova agevolmente che i due insiemi e
sono sottospazi vettoriali rispettivamente del dominio e del codominio.
Ricordiamo adesso che a livello insiemistico una funzione è detta:
- iniettiva se
;
- suriettiva se ogni
è tale che
per qualche
o, equivalentemente, se
;
- biettiva se è sia iniettiva che suriettiva.
In particolare le funzioni biettive sono dette invertibili, poiché si può provare che la biettività è equivalente all’esistenza di un inverso unico. Per approfondire, vedere la proposizione 2.27 della dispensa sulle funzioni elementari [4].
Un’applicazione lineare è detta
- isomorfismo se è biettiva;
- endomorfismo se dominio e codominio coincidono, i.e
;
- automorfismo se è un endomorfismo biettivo.
Assumiamo che i due spazi vettoriali e
abbiano dimensione finita e fissiamo
e
. Ricordiamo che scelte la base
di
e la base
di
, all’applicazione può essere associata un’unica matrice
di entrate
. Per ogni vettore
infatti si ha
Al primo passaggio si è usata la possibilità di decomporre in modo unico in una combinazione lineare di vettori della base di
con coefficienti
, al secondo passaggio la linearità di
ed al terzo la possibilità di decomporre, le immagini dei vettori
in modo unico in combinazioni lineari dei vettori della base di
con coefficienti
.
Notiamo che se è un endomorfismo la matrice associata è quadrata.
Sintetizziamo nella seguente proposizione tutte le principali proprietà degli omomorfismi che verranno utilizzate negli esercizi proposti.
- Il nucleo di
è il sottospazio vettoriale di
generato da vettori aventi per componenti nella base
un insieme massimale di
uple linearmente indipendenti che siano soluzioni del sistema lineare omogeneo
con
.
- L’immagine di
è il sottospazio vettoriale di
generato dai vettori aventi per componenti nella base
le
uple date dalle colonne di
.
- Il rango di
è uguale al numero di colonne linearmente indipendenti di
, dunque è uguale a
.
è iniettivo se e solo se
- Vale la relazione:
(1)
- Nel caso in cui
ed
è quindi un endomorfismo, la relazione precedente implica che esso è iniettivo se e solo se è suriettivo. Il verificarsi di una delle due condizioni garantisce dunque che
è un automorfismo. Ciò avviene se e solo se la matrice associata A è non singolare, ossia se e solo se
.
Inoltre, nello studio degli endomorfismi e delle matrici ad essi associati, sceglieremo sempre, a meno che non sia specificato, la stessa base per dominio e codominio.
Enunciamo adesso, nel caso specifico di un endomorfismo, come sono legate le matrici associate ad esso rispetto a basi diverse.
(2)
dove è la matrice di passaggio da
a
.
Due matrici quadrate generiche che soddisfano la relazione in proposizione 2 sono dette simili. Notiamo in particolare che, da una banale applicazione del teorema di Binet, segue che matrici simili hanno lo stesso determinante, quindi tutte le matrici associate alla stesso endomorfismo hanno lo stesso determinante.
Diagonalizzazione di endomorfismi.
In tal caso, è detto autovettore di
relativo all’autovalore
.
Autovettori relativi ad autovalori distinti sono necessariamente linearmente indipendenti, ma ad uno stesso autovettore possono essere associati più autovettori linearmente indipendenti.
Chiameremo lo spazio vettoriale generato da un insieme massimale di autovettori linearmente indipendenti di
relativi all’autovalore
, detto l’autospazio di
relativo all’autovalore
.
Da adesso in poi sarà sempre preso in considerazione il caso in cui è uno spazio vettoriale di dimensione finita
.
- Si calcola il polinomio caratteristico
- I valori di
che lo annullano sono gli autovalori di
:
.
- L’autospazio relativo al generico autovalore
è:
Dunque le componenti
di un generico autovettore relativo a
, nella base
, si ricaveranno risolvendo il sistema lineare omogeneo:
Il polinomio caratteristico gode inoltre delle proprietà riassunte nella seguente proposizione.
- Il suo grado
è pari alla dimensione dello spazio
su cui è definito l’endomorfismo.
- Non dipende dalla base scelta, ma caratterizza l’endomorfismo. Matrici simili, essendo associate allo stesso endomorfismo, hanno lo stesso polinomio caratteristico. In altre parole: condizione necessaria affinché due matrici siano simili e rappresentino lo stesso endomorfismo è che abbiano lo stesso polinomio caratteristico.
- Il termine di grado
coincide con il determinante della matrice associata
.
- Il termine di grado
coincide con
.
Lo studio degli autovettori e degli autovalori si rivela cruciale nella ricerca, quando possibile, di una base nella quale la matrice associata all’applicazione abbia la forma più semplice possibile: quella diagonale.
In particolare enunciamo il seguente cruciale risultato:
Si ha inoltre
dove è la matrice associata ad
in una base
e
è la matrice di passaggio da
a
, avente per colonne le componenti degli autovettori di
rispetto ai vettori della base
ed è detta matrice diagonalizzante.
Definiamo adesso molteplicità algebrica di un autovalore , che indichiamo con
, la molteplicità di
come radice del polinomio caratteristico, ovvero, più formalmente, il massimo numero naturale
per cui
divide il polinomio caratteristico.
Definiamo molteplicità geometrica di un autovalore , che indichiamo con
, la dimensione dell’autospazio
ad esso relativo:
(3)
Sappiamo che per ogni autovalore vale sempre la disuguaglianza
(4)
A questo punto siamo pronti per enunciare il più noto ed importante criterio di diagonalizzabilità, che utilizzeremo continuamente nella prossima sezione.
Testi degli esercizi su endomorfismi e diagonalizzazione
-
Verificare che
è lineare.
-
Stabilire se
è un automorfismo.
-
Determinare la matrice associata ad
rispetto alla base canonica di
e rispetto alla base
-
Dato il vettore
, calcolare l’immagine del sottospazio
e la controimmagine di
sotto sotto l’azione di
.
-
Determinare tutti gli autovettori di
e stabilire se
è diagonalizzabile.
Svolgimento punto 1.
- Dati due vettori arbitrari
,
, si ha:
- Dati uno scalare
ed un vettore
arbitrari
Svolgimento punto 2.
ove la matrice , dalla definizione 1.5, è la matrice associata ad
rispetto alla base canonica richiesta al punto successivo.
Dato che ,
è un endomorfismo di rango massimo e dunque un automorfismo, come segue dalla proposizione 1.6, punto 6.
Svolgimento punto 3.
Per definizione segue che .
Svolgimento punto 4.
La controimmagine del singoletto ,
, è data da tutti i vettori
tali che
, dunque
Svolgimento punto 5.
Tale polinomio si annulla se e solo se , che è dunque l’unico autovalore di
con molteplicità algebrica
. Per stabilire se l’applicazione sia diagonalizzabile andiamo a studiarne la molteplicità geometrica:
Dalla disuguaglianza (4) deduciamo che , il teorema 1.13 implica quindi che l’applicazione non è diagonalizzabile.
-
Stabilire se
è un automorfismo.
-
Determinare tutti gli autovettori di
e stabilire se
è diagonalizzabile.
Svolgimento punto 1.
Ciò può essere dedotto, ad esempio, notando che la matrice
associata alla base canonica ha righe identiche, quindi determinante nullo: deduciamo quindi dal punto 6 della proposizione 1.6 che l’applicazione non è invertibile. Alternativamente, si verifica banalmente che
Svolgimento punto 2.
Determiniamo adesso il polinomio caratteristico e l’altra sua radice .
Dato che ammette due autovalori distinti, è diagonalizzabile. Questo perché la molteplicità geometrica dei due autovettori associati ai due autovalori è, come segue da (4), necessariamente
. Dal criterio 1.13 segue la diagonalizzabilità dell’applicazione. Abbiamo quindi due vettori linearmente indipendenti che costituiscono una base di
fatta da autovettori di
. Determiniamo il secondo autospazio.
Dunque
-
Stabilire se
è un automorfismo.
-
Determinare una base del nucleo e dell’immagine di
.
-
Determinare autovalori ed autospazi di
.
-
Stabilire se
è diagonalizzabile.
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