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Teoria sui numeri numeri complessi per matematica e fisica

Teoria Numeri complessi

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I numeri complessi sono onnipresenti nella Matematica moderna: anche alcune questioni che non sembrano uscire fuori dal campo dei numeri reali possiedono profondi e inaspettati legami con essi. Un esempio è costituito dalla famosa funzione zeta di Riemann: una funzione definita sui numeri complessi che si è rivelata intimamente legata alla distribuzione dei numeri primi all’interno dei numeri naturali.

Questo volume si propone di introdurre la teoria dei numeri complessi in maniera completa, senza rinunciare all’accessibilità e alla chiarezza. Esso è quindi fruibile da coloro che desiderano approfondire l’argomento, come studenti dei corsi di Laurea in Matematica o Fisica, rimandando alla versione semplificata Introduzione ai numeri complessi – Volume 1 (per un corso di ingegneria — versione semplificata) per una trattazione più snella ed essenziale.

Gli argomenti presenti riguardano:

  • Definizione e proprietà dei numeri complessi.
  • Rappresentazioni algebrica, trigonometrica ed esponenziale dei numeri complessi e loro relazioni;
  • Esponenziale complesso e sue proprietà;
  • Applicazioni al teorema fondamentale dell’algebra e la formula di Cardano per le radici di equazioni cubiche;
  • Argomento e logaritmo complesso.

Con esempi pratici e dimostrazioni dettagliate, il testo è una guida completa sull’argomento, attraverso le sue meraviglie e applicazioni nei vari campi della Matematica.

 

Autori e revisori


 

Sommario

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Questo documento è articolato in tre parti principali. Nella prima sezione, viene introdotto il concetto di numeri complessi, analizzandone alcune delle proprietà più significative. Si pone particolare enfasi sulla forma trigonometrica e sulle radici n-esime dei numeri complessi.

Nella seconda sezione, si esplora la nozione di “funzione a più valori”. Qui, vengono definiti concetti chiave quali l’esponenziale complesso, il logaritmo complesso e la potenza generalizzata, stabilendo un confronto dettagliato con le loro controparti nel campo dei numeri reali.

L’ultima parte del documento è dedicata all’esame di diverse applicazioni pratiche di questi concetti. Si dedica un’attenzione particolare al Teorema Fondamentale dell’Algebra e alla formula di Cardano, illustrando la loro importanza e impatto nel campo della matematica complessa.


 

Introduzione ai numeri complessi

Introduzione.

Nel campo dei numeri reali \mathbb{R}, alcune equazioni algebriche, come x^2 + 1 = 0, non hanno soluzione. Pertanto, è naturale chiedersi se sia possibile trovare una estensione di campi1 \mathbb R \subset \mathbb F in modo che ogni polinomio a coefficienti reali

\[p(x) = x^n + \sum_{j= 0}^{n-1} a_j x^j, \quad a_0,\ldots,a_{n-1} \in \mathbb R\]

abbia almeno una radice in \mathbb{F}; in altre parole, esiste un x_0 \in \mathbb{F} tale che

\[p(x_0) = x_0^n + \sum_{j = 0}^{n-1} a_j x_0^j = 0.\]

Per rispondere a questa domanda, si introduce il concetto di unità immaginaria \imath, non appartenente a \mathbb{R}, e si definisce tale che

(1) \begin{equation*} 	\imath^2 = -1.  \end{equation*}

Osservazione 1. Dalla relazione (1), segue che

\[ x^2+1=(x-\imath)(x+\imath). \]

La denominazione di \imath come unità immaginaria, piuttosto che -\imath, è arbitraria. Entrambe \imath e -\imath sono radici del polinomio p(x) = x^2 + 1.

\[\]

Definizione 2.  L’insieme dei numeri complessi è definito come

\[\mathbb C := \left\{ z=x + \imath y \: : \: x,y \in \mathbb{R} \right\}.\]

Diciamo inoltre che \mathfrak{Re}(z) := x ed \mathfrak{Im}(z) := y sono, rispettivamente, la parte reale e la parte immaginaria del numero complesso z.

 

Osservazione 3. Fino a questo punto, non abbiamo definito alcuna operazione specifica tra gli elementi di \mathbb{C}. Pertanto, \mathbb{C} è attualmente solo un insieme di elementi della forma

\[ z = x + \imath y, \quad \text{con } x, y \in \mathbb{R}. \]

È cruciale notare che il simbolo + in questa espressione non rappresenta l’addizione nel campo dei numeri reali \mathbb{R}, poiché \imath y non è un elemento di \mathbb{R}.

\[\]

Procediamo ora a definire una struttura algebrica su \mathbb{C}, introducendo operazioni di somma e prodotto per componenti, ovvero

(2) \begin{equation*} 	\begin{aligned} 		& z_1 + z_2 = (x_1 + \imath y_1) + (x_2 + \imath y_2) := (x_1 + x_2) + \imath (y_1 + y_2), \\ 		& z_1 \cdot z_2 = (x_1 + \imath y_1) \cdot (x_2 + \imath y_2) := (x_1x_2 - y_1 y_2) + \imath(x_1y_2 + x_2 y_1), 	\end{aligned} \end{equation*}

dove le somme e i prodotti tra gli x_i e gli y_i sono operazioni nel campo dei numeri reali e, quindi, ben definite.

A questo punto, avendo definito una somma e un prodotto, siamo finalmente pronti a dimostrare il risultato principale di questa sezione:

Proposizione 4.  L’insieme \mathbb C equipaggiato con le operazioni di somma e prodotto (2) è una estensione di campi dei numeri reali \mathbb R.

 

Dimostrazione. Iniziamo notando che \mathbb{R} è un sottoinsieme proprio di \mathbb{C}, dato che

\[ x \in \mathbb{R} \implies x = x + 0 \imath \in \mathbb{C}. \]

Per dimostrare che \mathbb{C} è un campo rispetto alle operazioni definite in (2), si devono verificare le seguenti proprietà:

 

  1. Associatività di somma e prodotto:

    \[ z_1 + (z_2 + z_3) = (z_1 + z_2) + z_3 \quad \text{e} \quad z_1(z_2z_3) = (z_1z_2)z_3 \]

    per ogni z_1, z_2, z_3 \in \mathbb{C}.

  2.  

  3. Commutatività di somma e prodotto:

    \[ z_1 + z_2 = z_2 + z_1 \quad \text{e} \quad z_1z_2 = z_2z_1 \]

    per ogni z_1, z_2 \in \mathbb{C}.

  4.  

  5. Esistenza di elementi neutri per somma e prodotto:

    \[ z + 0 = 0 + z = z \quad \text{e} \quad z \cdot 1 = 1 \cdot z = z \]

    dove 0 = 0 + 0 \imath, 1 = 1 + 0 \imath, per ogni z \in \mathbb{C}.

  6.  

  7. Esistenza di inversi additivi e moltiplicativi:

    \[ z + (-z) = (-z) + z = 0 \quad \text{e} \quad z z^{-1} = z^{-1} z = 1 \]

    per ogni z \in \mathbb{C} \setminus \{0\}.

  8.  

  9. Distributività del prodotto rispetto all’addizione:

    \[ z_1(z_2 + z_3) = z_1z_2 + z_1z_3 \]

    per ogni z_1, z_2, z_3 \in \mathbb{C}.

La parte più delicata è dimostrare l’esistenza di un inverso moltiplicativo per z = x + \imath y \neq 0. Il claim è il seguente: l’inverso moltiplicativo di z è

\[ z^{-1} = \frac{x}{x^2+y^2} - \frac{y}{x^2+y^2}\imath. \]

Per dimostrarlo, è sufficiente verificare che il prodotto fa uno:

\[\begin{aligned}     z z^{-1} & = (x+\imath y) \left( \frac{x}{x^2+y^2} - \imath \frac{y}{x^2+y^2} \right)=     \\ & = \frac{x^2}{x^2+y^2} -\imath \frac{xy}{x^2+y^2} + \imath \frac{yx}{x^2+y^2} - \imath^2 \frac{y^2}{x^2+y^2}=     \\ & = \frac{x^2+y^2}{x^2+y^2} + \imath \frac{xy - xy}{x^2+y^2}= 1 + \imath 0 = 1.     \end{aligned} \]

Infine, per mostrare che \mathbb{R} \subset \mathbb{C} è un’estensione di campi, basta osservare che la somma e il prodotto in \mathbb{R} sono casi particolari di (2):

\[ x_1 + x_2 = (x_1 + 0 \imath) + (x_2 + 0 \imath) = x_1 + x_2, \]

e analogamente per il prodotto

\[ x_1x_2 = (x_1 + 0 \imath)(x_2 + 0 \imath) = x_1x_2, \]

per ogni x_1, x_2 \in \mathbb{R}, completando così la dimostrazione.

In particolare, sebbene \mathbb{C} condivida molte delle proprietà algebriche di \mathbb{R}, esiste una differenza significativa che merita una particolare attenzione.

Definizione 5.  Una relazione d’ordine \mathcal R su un insieme A è una relazione binaria2 che gode delle seguenti proprietà:

 

  1. riflessiva: si ha x \mathcal R x per ogni x \in A;
  2.  

  3. antisimmetrica: se x,y \in A sono tali che x \mathcal R y e y \mathcal R x, allora x = y;
  4.  

  5. transitiva: se x,y,z\in A sono tali che x \mathcal R R y e y \mathcal R z, allora x \mathcal R z.

Inoltre, una relazione d’ordine si dice totale se ogni coppia di elementi x, y \in A è confrontabile, ovvero si ha

\[x \mathcal R y \text{ oppure } y \mathcal R x.\]

 

L’insieme dei numeri reali \mathbb{R} è totalmente ordinato rispetto alla relazione \leq, ovvero per qualsiasi coppia di elementi x, y \in \mathbb{R}, si ha:

\[ x \leq y \quad \text{oppure} \quad y \leq x. \]

Considerando che \mathbb{C} è un’estensione di campo di \mathbb{R}, sorge spontanea la domanda: è possibile definire un ordine totale \mathcal{R} su \mathbb{C} tale che

\[ x \mathcal{R} y \iff x \leq y \quad \text{per ogni } x, y \in \mathbb{R} \]

e che sia compatibile con le regole di calcolo dei numeri reali, ovvero

\[ x, y \geq 0 \text{ oppure } x, y \leq 0 \implies 0 \leq xy? \]

La risposta è negativa, come si può dimostrare facilmente. Se, per assurdo, esistesse una tale relazione d’ordine totale, allora avremmo:

\[ \imath \mathcal{R} 0 \quad \text{oppure} \quad 0 \mathcal{R} \imath. \]

In entrambi i casi, la compatibilità menzionata sopra rispetto al prodotto porterebbe alla relazione

\[ 0 \mathcal{R} \imath^2 \qquad \text{dove } \imath^2 = -1, \]

ma ciò è assurdo poiché \mathcal{R} dovrebbe coincidere con \leq sui numeri reali.

Osservazione 6. Sebbene non sia possibile definire un ordinamento totale su \mathbb{C} che sia coerente con le operazioni di somma e prodotto, è possibile introdurre una relazione di ordine su \mathbb{C} nel modo seguente:

\[ z < w \iff \mathfrak{Re}(z) < \mathfrak{Re}(w) \text{ oppure } \begin{cases} \mathfrak{Re}(z) = \mathfrak{Re}(w), \\ \mathfrak{Im}(z) < \mathfrak{Im}(w). \end{cases} \]

Questa definizione è nota come ordine lessicografico ed è un ordine totale. Analogamente, si può mostrare che

\[ z < w \iff \mathfrak{Im}(z) < \mathfrak{Im}(w) \text{ oppure } \begin{cases} \mathfrak{Im}(z) = \mathfrak{Im}(w), \\ \mathfrak{Re}(z) < \mathfrak{Re}(w). \end{cases} \]

è anch’esso un ordine totale su \mathbb{C}.

\[\]

Questi ordinamenti sono utilizzati in contesti specifici, ad esempio quando è ragionevole dare priorità alla parte reale o immaginaria.

Per concludere questa sezione, esaminiamo la motivazione principale che ci ha portato all’introduzione dei numeri complessi: le radici dei polinomi a coefficienti reali.

Osservazione 7. Consideriamo il polinomio p(x) = x^2 + bx + c. Utilizzando la formula risolutiva per le equazioni quadratiche, otteniamo:

\[ x_{1,2} = \frac{-b \pm \sqrt{b^2-4c}}{2}. \]

Queste radici sono sempre definite in \mathbb{C}, in quanto, in caso di discriminante negativo, si può ricorrere all’unità immaginaria, scrivendo:

\[ x_{1,2} = \frac{-b \pm \imath \sqrt{4c - b^2}}{2}. \]

\[\]

In \mathbb{C}, dunque, tutte le equazioni quadratiche sono risolvibili. Tuttavia, per i polinomi di grado superiore, la questione è meno immediata. Ci sono (almeno) due approcci per dimostrare che in \mathbb{C} ogni polinomio a coefficienti reali ammette almeno una radice:

 

  1. Si può mostrare che i polinomi irriducibili a coefficienti reali sono solo quelli di grado \le 2. Questa affermazione può essere formalizzata così:
    Proposizione 8.  Per un polinomio p(x) = x^n + \sum_{i = 0}^{n-1} a_i x^i con coefficienti reali di grado n \ge 3, esiste la decomposizione:

    \[ p(x) = \left( \prod_{j=1}^{k_1} (x-a_j) \right) \left( \prod_{h = 1}^{k_2} (x^2 - b_h x - c_h) \right) \quad \text{con } k_1+2k_2 = n, \]

    dove a_j, b_j, c_j \in \mathbb{R} per ogni j = 1,\ldots,k_1 e h = 1,\ldots,k_2.

     

    Questo risultato implica che tutti i polinomi con coefficienti reali hanno almeno una radice in \mathbb{C}, ma non fornisce indicazioni su quelli a coefficienti complessi.

  2.  

  3. Si può invece ricorrere al Teorema Fondamentale dell’Algebra, che afferma che ogni polinomio con coefficienti complessi ha almeno una radice in \mathbb{C}.

Questo documento si focalizza sulla seconda strategia (vedi Teorema 41.). Chi fosse interessato alla prima può consultare [2 pp. 44–45].

 


\[\]

  1. Ricordiamo che, se \mathbb E ed \mathbb F sono due campi con \mathbb{F} \subset\mathbb{E} e le operazioni + e \cdot di \mathbb F sono le restrizioni di quelle di \mathbb E, allora diciamo che \mathbb E è una estensione di \mathbb F.
  2.  

  3. Questo significa che si tratta di un sottoinsieme del prodotto cartesiano A \times A; in particolare, la notazione x \mathcal R y è equivalente a dire che (x,y) \in \mathcal R.

Rappresentazione cartesiana.

Dato che l’attribuzione di un numero complesso z equivale all’assegnazione di una coppia di numeri reali (x, y), emerge una chiara corrispondenza biunivoca tra \mathbb{C} e \mathbb{R}^2, espressa come:

\[\mathbb{R}^2 \ni (x,y) \longmapsto z := x + \imath y \in \mathbb{C}.\]

Di conseguenza, è possibile rappresentare i numeri complessi in un piano cartesiano, comunemente definito il piano complesso o piano di Argand-Gauss. In tale piano, l’asse delle ascisse è noto come l’asse reale, mentre l’asse delle ordinate è l’asse immaginario.

Questa rappresentazione facilita la visualizzazione grafica dell’addizione di due numeri complessi, che può essere interpretata come la somma di due vettori mediante la costruzione di un parallelogramma associato:

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In contrasto, la rappresentazione grafica del prodotto di numeri complessi non trova un analogo diretto nel piano \mathbb{R}^2 quando si considerano le coordinate cartesiane (x, y). Tuttavia, adottando la forma trigonometrica dei numeri complessi, che verrà introdotta in seguito, è possibile visualizzare il prodotto in un diverso sistema di coordinate, ovvero quello polare.

Definizione 9.  Il coniugato di un numero complesso z = x + \imath y \in \mathbb{C}, denotato con il simbolo \bar{z}, è definito come segue:

\[\bar{z} := x - \imath y.\]

 

Nella rappresentazione cartesiana, si osserva che il coniugato \bar{z} di un numero complesso z corrisponde al suo simmetrico rispetto all’asse reale. Inoltre, emergono le seguenti relazioni fondamentali:

(3) \begin{equation*} 	\mathfrak{Re}(z) = \frac{z + \bar{z}}{2} \quad \text{e} \quad \mathfrak{Im}(z) = \frac{z - \bar{z}}{2 \imath}, \end{equation*}

da cui si deduce che z appartiene all’insieme dei numeri reali \mathbb{R} se, e solo se, z è uguale al suo coniugato \bar{z}. Esploriamo ora alcune proprietà dell’operazione di coniugazione:

Lemma 10.  Siano z, w \in \mathbb{C}. Allora valgono le seguenti proprietà:

(a) il coniugio è involutivo, ovvero \overline{(\bar z)} = z;

(b) \overline{z+w} = \bar{z} + \bar{w};

(c) \overline{z\cdot w} = \bar{z} \cdot \bar{w};

(d) \overline{z/w}=\bar{z}/\bar{w}.

 

Dimostrazione. Consideriamo z = x + \imath y. È immediato osservare che:

\[ \bar{z} = x - \imath y \implies \overline{(\bar{z})} = x + \imath y = z, \]

dimostrando così la proprietà (a).

Prendiamo ora w = u + \imath v. Per la somma di z e w, abbiamo:

\[ z + w = (x + u) + \imath (y + v) \implies \overline{z + w} = (x + u) - \imath (y + v) = \bar{z} + \bar{w}, \]

e per il prodotto:

\[ z \cdot w = (xu - yv) + \imath (xv + yu) \implies \overline{z \cdot w} = (xu - yv) - \imath (xv + yu) = \bar{z} \cdot \bar{w}, \]

da cui seguono le proprietà (b) e (c).

Infine, per il rapporto, applichiamo la proprietà (c) e la tecnica di razionalizzazione:

\[ \frac{z}{w} = \frac{z}{w} \cdot \frac{\bar{w}}{\bar{w}} = \frac{1}{u^2 + v^2} \cdot (z \cdot \bar{w}). \]

Analogamente, il rapporto tra i coniugati soddisfa:

\[ \frac{\bar{z}}{\bar{w}} = \frac{\bar{z}}{\bar{w}} \cdot \frac{w}{w} = \frac{1}{u^2 + v^2} \cdot (\bar{z} \cdot w), \]

e, utilizzando la proprietà (c), concludiamo che:

\[ \overline{\left(z \cdot \bar{w}\right)} = \bar{z} \cdot w. \]

Questo completa la dimostrazione delle proprietà del coniugio dei numeri complessi.

Nonostante, come precedentemente accennato, non esista un ordinamento in \mathbb{C} che sia coerente con le usuali regole algebriche, possiamo comunque quantificare la ‘grandezza’ di un numero complesso. Questo si realizza misurando la sua distanza dall’origine nel piano \mathbb{R}^2:

Definizione 11. (Modulo)  Sia z =x+\imath y \in \mathbb{C}. Il modulo di z è la quantità reale data da

(4) \begin{equation*} 		|z| := \sqrt{ x^2 + y^2 }. 	\end{equation*}

 

Dalla sua definizione, è evidente che il modulo di un numero complesso z, indicato con |z|, impone dei limiti sia sulla parte reale che su quella immaginaria di z. In particolare, si ha che:

\[-|z| \le \mathfrak{Re}(z) \le |z|\]

e una relazione analoga vale per \mathfrak{Im}(z). Inoltre, il modulo di un numero complesso soddisfa le seguenti proprietà:

Lemma 12.  Siano z, w \in \mathbb{C} due numeri complessi. Allora valgono le seguenti proprietà:

({\romannumeral 1}) z \bar{z}= |z|^2;

({\romannumeral 2}) |z| \ge 0 e |z| = 0 se e solo se z = 0;

({\romannumeral 3}) |z|=|\bar{z}|=|-z|;

({\romannumeral 4}) |zw| = |z| |w|;

({\romannumeral 5}) vale la disuguaglianza triangolare, ovvero

(5) \begin{equation*} 			|z+w| \le |z|+|w|; 		\end{equation*}

({\romannumeral 6}) | |z|-|w| | \le |z- w|;

({\romannumeral 7}) se z \neq 0, allora |w/z|=|w|/|z|.

 

Dimostrazione. Le proprietà ({\romannumeral 1})({\romannumeral 4}) derivano direttamente dalla definizione di modulo (4), quindi consideriamo la disuguaglianza triangolare. Sapendo che

\[ \bar{z} w + z\bar{w} = 2\mathfrak{Re}(z\bar{w}) \leq 2 |z \bar{w}| = 2 |z||w|, \]

possiamo stimare il quadrato del modulo della somma come segue

\[ |z + w|^2 = |z|^2 + |w|^2 + z \bar{w} + \bar{z}w \leq |z|^2 + |w|^2 + 2 |z||w| = (|z| + |w|)^2, \]

ottenendo così la disuguaglianza triangolare.

Per dimostrare la proprietà ({\romannumeral 6}), esprimiamo z e w come:

\[ z = w + (z - w) \quad \text{e} \quad w = z + (w - z), \]

e applicando la disuguaglianza triangolare si ottiene:

\[ |z| = |w + (z - w)| \leq |w| + |z - w| \quad \text{e} \quad |w| = |z + (w - z)| \leq |z| + |z - w|. \]

Spostando |w| e |z| a sinistra, si conclude che:

\[ |z| - |w| \leq |z - w| \quad \text{e} \quad |w| - |z| \leq |z - w| \implies ||z| - |w|| \leq |z - w|. \]

Infine, per z \neq 0, possiamo dimostrare che:

\[ \left| \frac{1}{z} \right|^2 = \frac{1}{z} \frac{1}{\bar{z}} = \frac{1}{z\bar{z}} = \frac{1}{|z|^2} \implies \left| \frac{1}{z} \right| = \frac{1}{|z|}, \]

da cui segue che:

\[ \frac{w}{z} = w \cdot \frac{1}{z}, \]

e applicando la proprietà ({\romannumeral 4}), si completa la dimostrazione della proprietà ({\romannumeral 7}).

Rappresentazione trigonometrica.

Ogni punto (x, y) in \mathbb{R}^2, escluso l’origine (0, 0), può essere univocamente descritto attraverso la sua distanza dall’origine, ossia il modulo, e l’angolo \vartheta che esso forma con l’asse delle ascisse. Applicando il teorema di Pitagora, possiamo esprimere le coordinate cartesiane in termini di funzioni trigonometriche:

\[\cos \vartheta = \frac{x}{\sqrt{x^2+y^2}} \quad \text{e} \quad \sin \vartheta = \frac{y}{\sqrt{x^2+y^2}}.\]

Data la corrispondenza biunivoca tra \mathbb{C} e \mathbb{R}^2 precedentemente illustrata, questa stessa caratterizzazione è applicabile ai numeri complessi. Ciò ci porta ad introdurre il concetto di argomento (principale) di un numero complesso:

Definizione 13. Sia z \neq 0 un numero complesso. L’argomento principale di z, denotato \text{Arg }z, è l’unica soluzione del sistema di equazioni reali

\[\begin{cases} \cos \left(\operatorname{Arg} z\right) = \dfrac{\mathfrak{Re}(z)}{|z|}\\\\ \sin \left(\operatorname{Arg} z\right) = \dfrac{\mathfrak{Im}(z)}{|z|}, \end{cases} \quad \text{con } \text{Arg }z \in [-\pi,\pi).\]

L’argomento di z è, invece, una funzione a più valori1 (vedi la sezione “Una breve introduzione alle funzioni a più valori” per più dettagli) che è così definita:

\[\arg z = \text{Arg }z + 2 \pi k, \quad k \in \mathbb{Z}.\]

 

Di conseguenza, applicando il teorema di Pitagora, possiamo esprimere un qualsiasi numero complesso z \neq 0 in forma trigonometrica:

(6) \begin{equation*} 	z = \rho (\cos \vartheta + \imath \sin \vartheta), \end{equation*}

dove \rho = |z| è il modulo di z e \vartheta = \text{Arg }z è l’argomento di z. La transizione tra la rappresentazione cartesiana e quella trigonometrica (6) può essere realizzata mediante le seguenti trasformazioni:

\[\begin{cases} x= \rho \cos \vartheta \\ y = \rho \sin \vartheta \end{cases} \quad \text{e} \qquad \begin{cases} \rho = \sqrt{x^2+y^2} \\ \cos \vartheta = x / \rho \\ \sin \vartheta = y / \rho \end{cases}\]

con la convenzione che \vartheta \in [-\pi, \pi).

Inoltre, dati due numeri complessi z, w \in \mathbb{C}, il loro prodotto si determina come segue:

(7) \begin{equation*}\begin{aligned}  	zw & = |z| (\cos \vartheta + \imath \sin \vartheta) |w| (\cos \alpha + \imath \sin \alpha)  	\\ & = |z||w| \left[ \left( \cos \vartheta \cos \alpha - \sin \vartheta \sin \alpha \right) + \imath \left( \cos \vartheta \sin \alpha + \sin \vartheta \cos \alpha \right) \right] 	\\ & = |z||w| \left[ \cos(\vartheta + \alpha)+  \imath \sin(\vartheta + \alpha) \right] \end{aligned} \end{equation*}

quindi, dal punto di vista grafico, il prodotto di due numeri complessi risulta avere un modulo pari al prodotto dei moduli di z e w, e un argomento uguale alla somma degli argomenti di z e w:

\[\arg (zw) = \arg z + \arg w + 2\pi k, \quad k \in \mathbb{Z}.\]

Queste e altre proprietà dell’argomento, inclusa la discussione sul suo valore principale, sono approfondite nella sezione “Alcune proprietà dell’argomento”.

\[\]

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\[\text{Figura 1: La rappresentazione polare dei complessi}\]

\[\]

Proposizione 14. (Formula di De Moivre)  Sia z \in \mathbb{C} ed n \in \mathbb{Z}. Allora

(8) \begin{equation*}  		z^n = \rho^n ( \cos n \vartheta + \imath \sin n \vartheta), 	\end{equation*}

dove \rho = |z| e \vartheta = \text{Arg }z.

 

Dimostrazione. Consideriamo inizialmente il caso n \ge 2 e applichiamo il principio di induzione matematica:

  • Passo Base: Applichiamo la formula (7) con z=w:

    \[ z^2 = |z|^2 (\cos 2\vartheta + \imath \sin 2\vartheta). \]

  •  

  • Passo Induttivo: Supponiamo che (8) valga per z^{n-1} e dimostriamola per z^n. Usando nuovamente (7) con w = z^{n-1}, otteniamo:

    \[\begin{aligned*} 			z^n &= z^{n-1} z = |z|^{n-1} (\cos(n-1)\vartheta + \imath \sin(n-1)\vartheta) |z| (\cos\vartheta + \imath \sin\vartheta) \\ 			&= |z|^n (\cos n\vartheta + \imath \sin n\vartheta), 		\end{aligned*}\]

    completando così il passo induttivo e la dimostrazione per il principio di induzione.

Per n < 0, la dimostrazione segue dalla catena di uguaglianze:

\[\begin{aligned} 		(\cos \vartheta + \imath \sin \vartheta)^n &= \frac{1}{(\cos \vartheta + \imath \sin \vartheta)^{-n}}= \\ 		&= \frac{1}{\cos(-n \vartheta) + \imath \sin(-n \vartheta)} \cdot \frac{\cos(-n \vartheta) - \imath \sin(-n \vartheta)}{\cos(-n \vartheta) - \imath \sin(-n \vartheta)}= \\ 		&= \frac{\cos(-n \vartheta) - \imath \sin(-n \vartheta)}{\cos^2(-n \vartheta) + \sin^2(-n \vartheta)}= \\ 		&= \cos(-n \vartheta) - \imath \sin(-n \vartheta). 	\end{aligned}\]

Sfruttando la parità del coseno e la disparità del seno, otteniamo:

\[ \cos(-n \vartheta) - \imath \sin(-n \vartheta) = \cos n \vartheta + \imath \sin n \vartheta, \]

concludendo la dimostrazione.

Osservazione 15. In generale, se z = \rho( \cos \vartheta + \imath \sin \vartheta) e w \in \mathbb C è un numero complesso arbitrario, allora l’insieme di possibili valori è:

\[     \begin{aligned}      z^{w} & =\rho^{w}\left(\cos \vartheta+ \imath \sin \vartheta \right)^{w}=     \\ & = \left\{ \rho^{w}\cos(\vartheta w +2\pi k w)+\imath \rho^{w}\sin(\vartheta w+2\pi k w) \: : \: k\in \mathbb {Z} \right\}.    \end{aligned}     \]

D’altra parte, la formula di de Moivre ci da

\[      \rho^{w}(\cos \vartheta w+ \imath \sin \vartheta w),     \]

che corrisponde ad un solo valore di questo insieme, ovvero quello ottenuto per k=0. Notiamo che nel caso in cui l’esponente w non sia un intero, z^w è una funzione a più valori. Questo accade, ad esempio, con esponente razionale. Se w = 1/2, la formula generalizzata ci da il valore

\[ 	|z|^{1/2} ( \cos \vartheta/2 + \imath \sin \vartheta/2). 	\]

Tuttavia, un numero complesso diverso da zero ha due radici, perciò il termine a destra va inteso come un elemento dell’insieme:

\[ 	\cos \vartheta/2 + \imath \sin \vartheta/2 \in \{ \cos \vartheta/2 + \imath \sin \vartheta/2,  \cos (\vartheta/2 - \pi) + \imath \sin (\vartheta/2 - \pi) \}. 	\]

La dimostrazione, almeno nel caso razionale, si può ottenere come diretta conseguenza di De Moivre. Infatti, supponiamo w = p/q ed osserviamo che

\[ 	z^{p/q} = |z|^{p/q} \left( \cos p \vartheta + \imath \sin p \vartheta \right)^{1/q} 	\]

segue immediatamente applicando (8) a z^{1/q} elevato alla p. A questo punto, se introduciamo il numero complesso

\[ 	\tilde z := \cos p \vartheta + \imath \sin p \vartheta, 	\]

la dimostrazione sarà completa una volta trovate le radici q-esime di \tilde z.

Quest’ultimo passo, e la spiegazione della natura multivalore della funzione con esponente non intero (ad esempio, q valori distinti se w=p/q), è approfondito nella sezione seguente.

 


\[\]

  1. In letteratura si usa spesso anche il termine funzione multivalore.

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