I numeri complessi sono onnipresenti nella Matematica moderna: anche alcune questioni che non sembrano uscire fuori dal campo dei numeri reali possiedono profondi e inaspettati legami con essi. Un esempio è costituito dalla famosa funzione zeta di Riemann: una funzione definita sui numeri complessi che si è rivelata intimamente legata alla distribuzione dei numeri primi all’interno dei numeri naturali.
Questo volume si propone di introdurre la teoria dei numeri complessi in maniera completa, senza rinunciare all’accessibilità e alla chiarezza. Esso è quindi fruibile da coloro che desiderano approfondire l’argomento, come studenti dei corsi di Laurea in Matematica o Fisica, rimandando alla versione semplificata Introduzione ai numeri complessi – Volume 1 (per un corso di ingegneria — versione semplificata) per una trattazione più snella ed essenziale.
Gli argomenti presenti riguardano:
- Definizione e proprietà dei numeri complessi.
- Rappresentazioni algebrica, trigonometrica ed esponenziale dei numeri complessi e loro relazioni;
- Esponenziale complesso e sue proprietà;
- Applicazioni al teorema fondamentale dell’algebra e la formula di Cardano per le radici di equazioni cubiche;
- Argomento e logaritmo complesso.
Con esempi pratici e dimostrazioni dettagliate, il testo è una guida completa sull’argomento, attraverso le sue meraviglie e applicazioni nei vari campi della Matematica.
Autori e revisori
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Revisori: Valerio Brunetti, Nicola Fusco, Matteo Talluri, Davide La Manna.
Sommario
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Nella seconda sezione, si esplora la nozione di “funzione a più valori”. Qui, vengono definiti concetti chiave quali l’esponenziale complesso, il logaritmo complesso e la potenza generalizzata, stabilendo un confronto dettagliato con le loro controparti nel campo dei numeri reali.
L’ultima parte del documento è dedicata all’esame di diverse applicazioni pratiche di questi concetti. Si dedica un’attenzione particolare al Teorema Fondamentale dell’Algebra e alla formula di Cardano, illustrando la loro importanza e impatto nel campo della matematica complessa.
Introduzione ai numeri complessi
Introduzione.
abbia almeno una radice in ; in altre parole, esiste un
tale che
Per rispondere a questa domanda, si introduce il concetto di unità immaginaria , non appartenente a
, e si definisce tale che
(1)
Osservazione 1. Dalla relazione (1), segue che
La denominazione di come unità immaginaria, piuttosto che
, è arbitraria. Entrambe
e
sono radici del polinomio
.
Diciamo inoltre che ed
sono, rispettivamente, la parte reale e la parte immaginaria del numero complesso
.
Osservazione 3. Fino a questo punto, non abbiamo definito alcuna operazione specifica tra gli elementi di . Pertanto,
è attualmente solo un insieme di elementi della forma
È cruciale notare che il simbolo in questa espressione non rappresenta l’addizione nel campo dei numeri reali
, poiché
non è un elemento di
.
Procediamo ora a definire una struttura algebrica su , introducendo operazioni di somma e prodotto per componenti, ovvero
(2)
dove le somme e i prodotti tra gli e gli
sono operazioni nel campo dei numeri reali e, quindi, ben definite.
A questo punto, avendo definito una somma e un prodotto, siamo finalmente pronti a dimostrare il risultato principale di questa sezione:
Dimostrazione. Iniziamo notando che è un sottoinsieme proprio di
, dato che
Per dimostrare che è un campo rispetto alle operazioni definite in (2), si devono verificare le seguenti proprietà:
- Associatività di somma e prodotto:
per ogni
.
- Commutatività di somma e prodotto:
per ogni
.
- Esistenza di elementi neutri per somma e prodotto:
dove
,
, per ogni
.
- Esistenza di inversi additivi e moltiplicativi:
per ogni
.
- Distributività del prodotto rispetto all’addizione:
per ogni
.
La parte più delicata è dimostrare l’esistenza di un inverso moltiplicativo per . Il claim è il seguente: l’inverso moltiplicativo di
è
Per dimostrarlo, è sufficiente verificare che il prodotto fa uno:
Infine, per mostrare che è un’estensione di campi, basta osservare che la somma e il prodotto in
sono casi particolari di (2):
e analogamente per il prodotto
per ogni , completando così la dimostrazione.
In particolare, sebbene condivida molte delle proprietà algebriche di
, esiste una differenza significativa che merita una particolare attenzione.
- riflessiva: si ha
per ogni
;
- antisimmetrica: se
sono tali che
e
, allora
;
- transitiva: se
sono tali che
e
, allora
.
Inoltre, una relazione d’ordine si dice totale se ogni coppia di elementi è confrontabile, ovvero si ha
L’insieme dei numeri reali è totalmente ordinato rispetto alla relazione
, ovvero per qualsiasi coppia di elementi
, si ha:
Considerando che è un’estensione di campo di
, sorge spontanea la domanda: è possibile definire un ordine totale
su
tale che
e che sia compatibile con le regole di calcolo dei numeri reali, ovvero
La risposta è negativa, come si può dimostrare facilmente. Se, per assurdo, esistesse una tale relazione d’ordine totale, allora avremmo:
In entrambi i casi, la compatibilità menzionata sopra rispetto al prodotto porterebbe alla relazione
ma ciò è assurdo poiché dovrebbe coincidere con
sui numeri reali.
Osservazione 6. Sebbene non sia possibile definire un ordinamento totale su che sia coerente con le operazioni di somma e prodotto, è possibile introdurre una relazione di ordine su
nel modo seguente:
Questa definizione è nota come ordine lessicografico ed è un ordine totale. Analogamente, si può mostrare che
è anch’esso un ordine totale su .
Questi ordinamenti sono utilizzati in contesti specifici, ad esempio quando è ragionevole dare priorità alla parte reale o immaginaria.
Per concludere questa sezione, esaminiamo la motivazione principale che ci ha portato all’introduzione dei numeri complessi: le radici dei polinomi a coefficienti reali.
Osservazione 7. Consideriamo il polinomio . Utilizzando la formula risolutiva per le equazioni quadratiche, otteniamo:
Queste radici sono sempre definite in , in quanto, in caso di discriminante negativo, si può ricorrere all’unità immaginaria, scrivendo:
In , dunque, tutte le equazioni quadratiche sono risolvibili. Tuttavia, per i polinomi di grado superiore, la questione è meno immediata. Ci sono (almeno) due approcci per dimostrare che in
ogni polinomio a coefficienti reali ammette almeno una radice:
- Si può mostrare che i polinomi irriducibili a coefficienti reali sono solo quelli di grado
2. Questa affermazione può essere formalizzata così:
Proposizione 8. Per un polinomiocon coefficienti reali di grado
, esiste la decomposizione:
dove
per ogni
e
.
Questo risultato implica che tutti i polinomi con coefficienti reali hanno almeno una radice in
, ma non fornisce indicazioni su quelli a coefficienti complessi.
- Si può invece ricorrere al Teorema Fondamentale dell’Algebra, che afferma che ogni polinomio con coefficienti complessi ha almeno una radice in
.
Questo documento si focalizza sulla seconda strategia (vedi Teorema 41.). Chi fosse interessato alla prima può consultare [2 pp. 44–45].
Rappresentazione cartesiana.
Dato che l’attribuzione di un numero complesso equivale all’assegnazione di una coppia di numeri reali
, emerge una chiara corrispondenza biunivoca tra
e
, espressa come:
Di conseguenza, è possibile rappresentare i numeri complessi in un piano cartesiano, comunemente definito il piano complesso o piano di Argand-Gauss. In tale piano, l’asse delle ascisse è noto come l’asse reale, mentre l’asse delle ordinate è l’asse immaginario.
Questa rappresentazione facilita la visualizzazione grafica dell’addizione di due numeri complessi, che può essere interpretata come la somma di due vettori mediante la costruzione di un parallelogramma associato:
In contrasto, la rappresentazione grafica del prodotto di numeri complessi non trova un analogo diretto nel piano quando si considerano le coordinate cartesiane
. Tuttavia, adottando la forma trigonometrica dei numeri complessi, che verrà introdotta in seguito, è possibile visualizzare il prodotto in un diverso sistema di coordinate, ovvero quello polare.
Nella rappresentazione cartesiana, si osserva che il coniugato di un numero complesso
corrisponde al suo simmetrico rispetto all’asse reale. Inoltre, emergono le seguenti relazioni fondamentali:
(3)
da cui si deduce che appartiene all’insieme dei numeri reali
se, e solo se,
è uguale al suo coniugato
. Esploriamo ora alcune proprietà dell’operazione di coniugazione:
il coniugio è involutivo, ovvero
;
;
;
.
Dimostrazione. Consideriamo . È immediato osservare che:
dimostrando così la proprietà .
Prendiamo ora . Per la somma di
e
, abbiamo:
e per il prodotto:
da cui seguono le proprietà e
.
Infine, per il rapporto, applichiamo la proprietà e la tecnica di razionalizzazione:
Analogamente, il rapporto tra i coniugati soddisfa:
e, utilizzando la proprietà , concludiamo che:
Questo completa la dimostrazione delle proprietà del coniugio dei numeri complessi.
Nonostante, come precedentemente accennato, non esista un ordinamento in che sia coerente con le usuali regole algebriche, possiamo comunque quantificare la ‘grandezza’ di un numero complesso. Questo si realizza misurando la sua distanza dall’origine nel piano
:
Dalla sua definizione, è evidente che il modulo di un numero complesso , indicato con
, impone dei limiti sia sulla parte reale che su quella immaginaria di
. In particolare, si ha che:
e una relazione analoga vale per . Inoltre, il modulo di un numero complesso soddisfa le seguenti proprietà:
;
e
se e solo se
;
;
;
vale la disuguaglianza triangolare, ovvero
(5)
;
se
, allora
.
Dimostrazione. Le proprietà –
derivano direttamente dalla definizione di modulo (4), quindi consideriamo la disuguaglianza triangolare. Sapendo che
possiamo stimare il quadrato del modulo della somma come segue
ottenendo così la disuguaglianza triangolare.
Per dimostrare la proprietà , esprimiamo
e
come:
e applicando la disuguaglianza triangolare si ottiene:
Spostando e
a sinistra, si conclude che:
Infine, per , possiamo dimostrare che:
da cui segue che:
e applicando la proprietà , si completa la dimostrazione della proprietà
.
Rappresentazione trigonometrica.
Ogni punto in
, escluso l’origine
, può essere univocamente descritto attraverso la sua distanza dall’origine, ossia il modulo, e l’angolo
che esso forma con l’asse delle ascisse. Applicando il teorema di Pitagora, possiamo esprimere le coordinate cartesiane in termini di funzioni trigonometriche:
Data la corrispondenza biunivoca tra e
precedentemente illustrata, questa stessa caratterizzazione è applicabile ai numeri complessi. Ciò ci porta ad introdurre il concetto di argomento (principale) di un numero complesso:
L’argomento di è, invece, una funzione a più valori1 (vedi la sezione “Una breve introduzione alle funzioni a più valori” per più dettagli) che è così definita:
Di conseguenza, applicando il teorema di Pitagora, possiamo esprimere un qualsiasi numero complesso in forma trigonometrica:
(6)
dove è il modulo di
e
è l’argomento di
. La transizione tra la rappresentazione cartesiana e quella trigonometrica (6) può essere realizzata mediante le seguenti trasformazioni:
con la convenzione che .
Inoltre, dati due numeri complessi , il loro prodotto si determina come segue:
(7)
quindi, dal punto di vista grafico, il prodotto di due numeri complessi risulta avere un modulo pari al prodotto dei moduli di e
, e un argomento uguale alla somma degli argomenti di
e
:
Queste e altre proprietà dell’argomento, inclusa la discussione sul suo valore principale, sono approfondite nella sezione “Alcune proprietà dell’argomento”.
Dimostrazione. Consideriamo inizialmente il caso e applichiamo il principio di induzione matematica:
- Passo Base: Applichiamo la formula (7) con
:
- Passo Induttivo: Supponiamo che (8) valga per
e dimostriamola per
. Usando nuovamente (7) con
, otteniamo:
completando così il passo induttivo e la dimostrazione per il principio di induzione.
Per , la dimostrazione segue dalla catena di uguaglianze:
Sfruttando la parità del coseno e la disparità del seno, otteniamo:
concludendo la dimostrazione.
Osservazione 15. In generale, se e
è un numero complesso arbitrario, allora l’insieme di possibili valori è:
D’altra parte, la formula di de Moivre ci da
che corrisponde ad un solo valore di questo insieme, ovvero quello ottenuto per . Notiamo che nel caso in cui l’esponente
non sia un intero,
è una funzione a più valori. Questo accade, ad esempio, con esponente razionale. Se
, la formula generalizzata ci da il valore
Tuttavia, un numero complesso diverso da zero ha due radici, perciò il termine a destra va inteso come un elemento dell’insieme:
La dimostrazione, almeno nel caso razionale, si può ottenere come diretta conseguenza di De Moivre. Infatti, supponiamo ed osserviamo che
segue immediatamente applicando (8) a elevato alla
. A questo punto, se introduciamo il numero complesso
la dimostrazione sarà completa una volta trovate le radici -esime di
.
Quest’ultimo passo, e la spiegazione della natura multivalore della funzione con esponente non intero (ad esempio, valori distinti se
), è approfondito nella sezione seguente.
- In letteratura si usa spesso anche il termine funzione multivalore. ↩
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