L’integrazione definita presenta notevoli difficoltà di calcolo, rispetto alla derivazione. Ciò è principalmente dovuto alla mancanza di una formula per l’integrale del prodotto e del quoziente di due funzioni, che invece è disponibile per le derivate. Ciò si può tradurre nell’impossibilità di applicare il teorema fondamentale del calcolo integrale (pagina 21) al fine di ottenere il risultato. È quindi naturale cercare altri metodi per determinare i valori degli integrali definiti, anche in maniera approssimata. Tale branca dell’Analisi Matematica viene detta integrazione numerica e in questo articolo ne descriviamo i principali metodi (formule del trapezio, dei rettangoli e Cavalieri-Simpson), ponendo attenzione al background teorico che giustifica e motiva tali approssimazioni e fornendo esempi pratici di applicazione.
Se desideri conoscere queste tecniche di integrazione numerica, prosegui con la lettura!
Segnaliamo le risorse teoriche sull’integrazione:
Sommario
Leggi...
Autori e revisori
Leggi...
Prerequisiti
Leggi...
Introduzione al problema
Leggi...
Il problema che ci si pone è di studiare un’approssimazione dell’integrale
Il Teorema Fondamentale del Calcolo Integrale stabilisce che esiste una funzione
detta primitiva della funzione tale per cui valga
Tuttavia tale esistenza teorica non ci preserva dai problemi derivanti da funzioni che non possiedono primitive esprimibili in termini di funzioni elementari. Inoltre, qualora si stabilisse che la primitiva sia costituita da funzioni elementari, la difficoltà del calcolo potrebbe far desiderare la conoscenza di un approccio differente1. Ponendoci in un contesto più generale, la funzione integranda potrebbe presentare punti di discontinuità ovvero essere definita su un intervallo illimitato.
Le tecniche di integrazione approssimata contribuiscono ad ampliare le conoscenze e i metodi di calcolo di integrali.
-
Si pensi
ad una primitiva della semplice funzione
Definizioni iniziali
Leggi...
dove è un numero naturale non nullo, i punti
sono detti nodi della formula e
sono detti coefficienti, o pesi, della formula, entrambi questi
insiemi indicizzati sull’intero
Nella trattazione presente si supporranno fissati i nodi; si discuterà
nel seguito la scelta di tali punti.
considerati l’integrale e una formula di
quadratura
con
un intero non nullo,
si dice errore la quantità
Strettamente correlato al concetto di errore, è il concetto di precisione: intuitivamente, maggiore è la precisione di una formula di quadratura, minore è l’errore rispetto all’integrale esatto.
e
Una formula di quadratura, inoltre,
si dirà esatta se l’errore è nullo.
Si osserva immediatamente che data una formula avente grado di precisione
sarà esatta se applicata ai polinomi di grado al più
infatti dalla linearità dell’integrale e della sommatoria, segue che, dato
un polinomio reale, risulta
i cui addendi sono tutti nulli per ipotesi,
verificando quanto sostenuto.
Si supponga, ora, che siano fissati nodi distinti.
Calcolare una formula
di quadratura significa calcolare esplicitamente i pesi
fissato un grado di precisione eguale a
si ricavano
permettendo di ricavare i pesi
i
quali sono le soluzioni del
sistema lineare
Si osservi che le eguaglianze equivalgono all’ipotesi che la quadratura
abbia precisione se l’errore è nullo,
quadratura ed integrale esatto coincidono.
Si può riscrivere il sistema, esplicitando anche la sommatoria
ove tutti gli integrali sono delle costanti:
Con l’ipotesi aggiuntiva che sia si ottiene una nota
forma del sistema lineare, riscritto in forma matriciale:
La matrice dei coefficienti è una matrice quadrata detta di Vandermonde, il cui determinante è notoriamente
Giacché i nodi sono tutti distinti, la matrice di Vamdermonde ha
determinante non nullo, dunque (per risultati dell’Algebra lineare, che
si suppongono noti al lettore) il sistema ammette un’unica soluzione;
tale esistenza ed unicità si traduce nell’esistenza ed unicità
di un’unica formula di quadratura di grado di precisione
Stabilita l’unicità, si procede ad esaminare uno dei possibili
modi2
di costruzione esplicita delle formule di quadratura.
- In linea teorica si potrebbe ricavare la formula di quadratura risolvendo il sistema lineare scritto; tuttavia per motivi di instabilità numerica tale approccio non è percorribile. ↩
Interpolazione e costruzione esplicita della quadratura
Introduzione.
Si considerino punti distinti
e
valori reali
Si considerino, inoltre,
funzioni a valori reali
Si richiede il calcolo di coefficienti
in modo che la funzione
soddisfi
Parafrasando il testo del problema, data una funzione
e date delle funzioni
si richiede di individuare dei
coefficienti in modo che combinazioni lineari di quest’ultime
funzioni coincidano con la funzione iniziale nei punti
. Tipicamente
la prima è una funzione difficile da maneggiare, mentre
le seconde sono funzioni più semplici.
In questo contesto ci si limita a considerare funzioni
in forma polinomiale: in tal modo l’interpolazione si
dice polinomiale3.
Senza scendere nel dettaglio, una scelta naturale come
conduce a tradurre le uguaglianze da soddisfare, in un sistema lineare nella forma di Vandermonde, per il quale valgono le considerazioni fatte in precedenza (ci si riferisce all’instabilità numerica della risoluzione). Lo sforzo che si richiede è di una scelta più accurata: è necessaria, allora, una definizione.
Una semplice, ma fondamentale, osservazione è che
mentre, se s’ha
Posto dunque
segue immediatamente che
per cui il polinomio interpolante
ha la forma
Tanti sono i pregi di una tale espressione esplicita, tra i quali il
calcolo efficiente, in termini di quantità di operazioni aritmetiche,
di con
tuttavia altri sono i luoghi
per l’approfondimento. Ora è necessario
tornare al problema originario della quadratura,
per raccordare al vecchio le nuove conoscenze.
I coefficienti
sono i valori noti
per cui il polinomio interpolante la funzione integranda
diventa
Ponendo
riscrivibile anche come
che conduce alla forma richiesta ad una formula di quadratura: dalla linearità dell’integrale segue che
Si verifica esplicitamente che una tale formula di quadratura
ha precisione si vuol mostrare che
per
e che
Tale risultato seguirà
da un Teorema più generale, riguardante le funzioni aventi
derivate continue.
La dimostrazione si omette. Segue quale Corollario la proprietà del grado di precisione.
la formula di quadratura dell’integrale
Allora tale formula ha grado di precisione almeno
Dimostrazione. Ciò che si vuole stimare è il resto
Dalle definizioni si ha che
per linerarità dell’integrale, eguale a
Giacché
è un polinomio di interpolazione di
dal Teorema precedente è possibile
stabilire che esiste
tale per cui
valga
L’ultima espressione equivale, per la solita linearità, a scrivere
Si conclude osservando che la derivata
per
equivale a dimostrare quanto voluto.
È saggio evidenziare la caratterizzazione esplicita del resto, che si è utilizzata nella dimostrazione: vale
Esplicitata un’unica formula di quadr la validità del metodo, si procede all’esplicita costruzione delle formule. I varii metodi differiranno per la scelta del numero di nodi.
- Anche altre scelte sono possibili, ad esempio nel caso dell’interpolazione trigonometrica. ↩
Formula del rettangolo: n=0.
il quale, infine, corrisponde a
Si osservi che il polinomio di Lagrange utilizzato
è il polinomio
poiché non esistono due elementi distinti
Il calcolo esplicito dell’integrale conduce, infine, alla formula
detta del rettangolo, poiché approssima l’area sottesa
alla funzione, con l’area sottesa al quadrato di base
e di altezza
Graficamente tale risultato si può interpretare in maniera semplice.
Figura 1: Formula di quadratura del rettangolo.
Questa parte è riservata agli abbonati
per continuare a leggere, attiva un abbonamento.
• Mensile: 7,99€ / mese • Trimestrale: 19,99€ / 3 mesi • Annuale: 79,99€ / anno
Attiva abbonamentoGià abbonato? Accedi
