Autori e revisori
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Revisori: Andrea Corradini, Alberro Cella, Nicola Fusco.
Introduzione
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In questo articolo presentiamo il teorema e la sua spiegazione, per poi applicarlo al fine di determinare il campo gravitazionale prodotto da distribuzioni di massa sferiche.
Il teorema di Gauss
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Figura 1: sistema di masse all’interno di una superficie chiusa
.
Il teorema di Gauss afferma che il flusso del campo gravitazionale attraverso una superficie chiusa è proporzionale alla somma delle masse in essa contenuta:
(1)
Prima di procedere alla dimostrazione, è utile richiamare i concetti di flusso di un vettore e di angolo solido. Per definire il flusso consideriamo un campo vettoriale e una superficie infinitesima
, della superficie chiusa
, come nella figura 2. Si definisce flusso del campo vettoriale
attraverso
la quantità scalare:
(2)
con versore normale alla superficie che assumiamo orientato esternamente per convenzione e il campo vettoriale
è calcolato nello stesso punto in cui è applicato
.
Figura 2: superficie infinitesima .
Ipotizziamo ora di inserire una massa all’interno di una superficie chiusa; il flusso del campo gravitazionale
generato da
sarebbe dato da:
(3)
dove è il versore orientato nella direzione del campo gravitazionale,
è l’angolo tra i due versori
e
, e
è la proiezione della superficie
nella direzione del campo.
Introduciamo l’estensione delle coordinate polari al caso di tre dimensioni: le coordinate sferiche. L’idea è quella di descrivere lo spazio come sfere concentriche di raggio sempre crescente1. Con riferimento alla figura 3, in coordinate sferiche, ogni punto
dello spazio tridimensionale è identificato dalla terna
in cui
è la distanza radiale dall’origine degli assi del sistema cartesiano
,
è l’angolo polare mentre
è l’angolo azimutale.
Figura 3: rappresentazione di un punto in coordinate sferiche.
La relazione che intercorre tra le coordinate sferiche e le coordinate cartesiane è
(4)
in cui .
Possiamo ora introdurre il concetto di angolo solido pensando ad un’estensione a tre dimensioni dell’angolo piano. Consideriamo il seguente angolo piano , delimitato da due semirette uscenti da
, il centro di un cerchio di raggio
. La lunghezza
di un arco di circonferenza sotteso dai due raggi
che formano un angolo
(espresso in radianti) fra loro è definita da
(5)
Figura 4: angolo piano delimitato da due semirette uscenti da
.
Differenziando la definizione (5) si ottiene, per un arco infinitesimo ,
(6)
dove è l’angolo infinitesimo sotteso da
. La definizione (5) si può estendere anche ad un arco
formante l’angolo
con
(vedere figura 5). Il legame tra le lunghezze degli archi è
, dove
è l’angolo compreso tra
e
definito come l’angolo compreso tra le tangenti agli archi nel punto d’intersezione. Dunque si può esprimere l’angolo infinitesimo
come
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(7)
Figura 5: arco formante l’angolo
con l’arco
.
L’unità di misura dell’angolo piano è il radiante, corrispondente all’angolo per cui . Se
coincide con la lunghezza della circonferenza,
, l’angolo corrispondente vale
radianti, che è il valore massimo possibile.
Nel caso tridimensionale, figura 6, consideriamo l’angolo solido infinitesimo che è così definito: data una superficie
e la sua proiezione
ortogonale al raggio uscente da un punto
e passante per
si chiama angolo solido la quantità
(8)
Figura 6: rappresentazione tridimensionale dell’angolo solido in cui
è il versore normale (uscente per convenzione) dell’elemento di superficie
e
il versione radiale uscente.
Per calcolare l’elemento di calotta sferica consideriamo il seguente triangolo rettangolo
rettangolo in
, e sia
.
Figura 7: triangolo rettangolo .
Si noti che . Ora spostiamo
di un angolo infinitesimo
e
di un angolo infinitesimo
in maniera tale che le direzioni di questi due spostamenti siano ortogonali. Con riferimento alla figura 8, nello spostare
, il punto
viene mandato nel punto
mentre, nello spostare
, il punto
viene mandato in
. Questo ci consente di costuire, sempre con riferimento alla figura 8, una calotta infinitesima i cui vertici sono i punti
,
,
e
che formano gli archi infinitesimi
,
,
,
.
Figura 8: calotta infinitesima delimitata dagli gli archi infinitesimi
,
,
e
.
Si ha e
. Ancora con riferimeto alla figura 8, la superficie dell’elemento di calotta sferica
delimiitato dagli archi infinitesimi
,
,
e
può essere approssimata dall’area del rettangolo delimitato da
e
Dunque, come fatto in precedenza, definiamo l’angolo solido
(9)
La (9) esprime l’angolo solido sotto cui dal punto si vede il contorno
della superficie
; risulta che
non dipende dal raggio. Possiamo dire che l’angolo solido misura la parte di spazio entro un fascio di semirette uscenti da
, così come l’angolo piano dà una misura della parte di piano compresa tra due semirette uscenti da
.
Per calcolare il flusso di
dovuto alla massa
all’interno della superficie chiusa
, occorre integrare l’equazione (3)
(10)
su tutta la superficie chiusa. In altri termini, occorre calcolare un integrale doppio in cui si fa variare, come da definizione delle coordinate sferiche, l’angolo tra
e
e l’angolo
tra
e
(11)
Il risultato appena ottenuto si può generalizzare per masse, ovvero, come detto in precedenza
(12)
Il flusso del campo vettoriale attraverso una superficie chiusa dipende dalle masse
contenute al suo interno. Se non ci sono masse all’interno della superficie, il flusso risulterà nullo. Estendiamo il ragionamento ad una generica distribuzione di massa distibuita, anche non uniformemente, su di una superficie chiusa
. Si definisce densità superficiale di massa la grandezza
(13)
Dunque, la massa si ottiene integrando
su tutta la superficie
sulla quale essa è distribuita:
(14)
Dalla espressione del flusso (11), sfruttando l’equazione (14) si ha
(15)
in cui come superficie gaussiana per la valutazione del flusso è stata scelta una superficie che contiene la superficie su cui è distribuita la massa, ossia
.
Se invece la distibuzione di massa si trova in una regione di spazio di volume non nullo , definiamo
(16)
come densità volumetrica. Integrando su tutto il volume, la legge di Gauss prende la seguente forma
(17)
come superficie gaussiana per la valutazione del flusso è stata scelta una superficie che contiene la regione di spazio
entro cui è distribuita la massa.
- In analogia alle coordinate polari in cui il piano è descritto come cerchi circonferenze concentriche di raggio sempre crescente. ↩
Applicazioni del teorema di Gauss
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Consideriamo una massa distribuita in modo uniforme su una superficie sferica di raggio
, superficie
e con densità costante
. Osservando la figura 9 si deduce che il campo gravitazionale nel punto
è radiale: esso è dovuto alla somma di contributi infinitesimi simmetrici provenienti da elementi di massa infinitesimi simmetrici, eguali in modulo, che danno risultante radiale; se così non fosse,
non sarebbe costante.
Figura 9: campo in un punto generato da una distribuzione uniforme di massa su una superficie sferica di raggio
. Nella figura
è l’elemento infinitesimo di campo gravitazionale prodotto dall’elemento di massa infinitesimo
al di sotto dell’equatore. Analogamente,
è l’elemento infinitesimo di campo gravitazionale prodotto dall’elemento di massa infinitesimo
al di sopra dell’equatore. I due contibuti
e
saranno vettorialente uguali se gli elementi di massa infinitesima
giacciono entrambi sull’equatore.
In qualsiasi altro punto avente la stessa distanza di dal centro della superficie sferica, la situazione è la stessa: il campo
è radiale e il suo modulo dipende solo dalla distanza dal centro
:
(18)
Per calcolare utilizziamo il teorema di Gauss scegliendo come superficie di integrazione una superficie sferica
concentrica a
e di raggio
; sui punti di tale superficie il campo avrà lo stesso valore. Da una parte, poiché il versore normale usente
coicide col versore radiale
e quindi
si ha
(19)
e dall’altra, sfruttato il teorema di Gauss, abbiamo
(20)
Eguagliando le equazioni (19) e (20) si ottiene il modulo del campo gravitazionale cercato, da cui
(21)
che coincide con il campo gravitazionale generato da una massa puntiforme posta nel centro della superficie sferica
. Il risultato vale per
; all’interno della superficie sferica, ossia per
, qualsiasi superficie gaussiana scelta per la valutazione del flusso, non contiene massa e dunque il flusso attraverso di essa è nullo: deve quindi essere
ovunque. Il grafico del modulo del campo gravitazionale di una massa distribuita uniformemente su una superficie sferica di raggio
è rappresentato in figura 10: si osservi che il campo è discontinuo per
, cioè nell’attraversare la massa.
Figura 10: grafico del campo gravitazionale di una massa distribuita uniformemente su una superficie sferica di raggio
.
Analizziamo ora il caso in cui è distribuita con densità volumetrica costante
in tutto il volume
di una sfera di raggio
. Grazie al teorema di Gauss possiamo concludere che il risultato all esterno della sfera, ossia per
, è lo stesso del caso precedente
(22)
Studiamo il caso ; all’interno di una superficie sferica
di raggio
, ci sarà una massa
.
Figura 11: superficie di integrazione di raggio
.
Dato che la massa è distribuita in modo omogeneo, ossia la densità volumetrica di massa è costante, si ha
(23)
Sui punti di il campo avrà lo stesso valore. Da una parte, poiché il versore normale uscente
coicide col versore radiale
e quindi
si ha
(24)
e dall’altra, sfruttato il teorema di Gauss per il caso in cui quindi la massa racchiusa dalla superficie gaussiana
è
, abbiamo
(25)
Eguagliando le equazioni (24) e (25) si ha
(26)
da cui, sfruttando la (23), si ottiene
(27)
(28)
Dunque, il campo all’interno di una sfera omogenea cresce linearmente con la distanza dal raggio: il grafico di è mostrato in figura 12.
Figura 12: grafico del campo gravitazionale generato da una distribuzione sferica omogenea di massa.
La relazione (28) è una dimostrazione di come una massa estesa possa generare un campo che non ha l’andamento come quello generato da una massa puntiforme.
Questo risultato ci consente di dimostrare che una massa puntiforme posta all’interno della sfera subirebbe una forza di tipo elastico; infatti
(29)
in cui è la costante elastica efficace dovuta all’attrazione gravitazionale che tende a riportare il corpo nella sua posizione di equilibrio al centro della sfera.
Immaginiamo di scavare, lungo un diametro della sfera, un foro e di abbandonare sulla superficie una massa puntiforme con velocità nulla; essa si muoverebbe di moto armonico semplice2.
Un’altra conseguenza è che la forza gravitazionale tra due sfere omogenee di masse e
poste a distanza
tra i loro centriè uguale alla forza gravitazionale tra due masse puntiformi
e
poste alla stessa distanza
.
Le proprietà discusse in questa sezione sono una conseguenza del teorema di Gauss, per cui valgono per tutti i campi il cui modulo ha andamento , come ad esempio il campo elettrostatico.
-
Si definisce oscillatore armonico un corpo che si muove di moto armonico, ovvero un corpo sul quale agisce una forza proporzionale allo spostamento e di verso opposto rispetto ad esso. Un esempio di oscillatore armonico è un oggetto di massa
agganciato ad una molla di costante elastica
. Scrivendo l’equazione del moto di tale corpo arriviamo ad un’equazione diffenziale del tipo
(30)
L’equazione del moto di una massa puntiforme
posta all’interno della sfera ha la stessa struttura dell’equazione dell’oscillatore armonico semplice, come possiamo osservare dalla relazione (29). ↩
