Sommario
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Autori e revisori
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Revisori: Matteo Talluri/a>, Chiara Gambicchia/a>.
Introduzione
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Nel Settecento l’idea si diffonde rapidamente: i Bernoulli ed Euler la usano con disinvoltura come strumento di calcolo, spesso prima che esistano fondazioni rigorose. Un esempio emblematico è il problema della brachistocrona (1696–97), dove l’introduzione di un parametro ausiliario e la successiva derivazione aiutano a semplificare l’equazione che descrive la curva di discesa più rapida [4].
L’Ottocento è il secolo del rigore: con Cauchy e poi Riemann si chiariscono le condizioni di continuità e integrabilità, e con Lebesgue (inizio Novecento) si ottengono criteri potenti — come il teorema della convergenza dominata — che permettono di scambiare in modo sicuro limiti, derivate e integrali [5, 8].
Nel Novecento, la stessa idea riemerge anche in una veste “da laboratorio”. Richard P.~Feynman racconta di aver imparato la derivazione sotto il segno di integrale da studente, a partire da un testo di analisi avanzata (Woods, 1926), e di averla poi trasformata in un vero e proprio “integrating trick” per risolvere integrali ostici in modo rapido ed elegante [6, 7, 3].
Oggi i due nomi convivono pacificamente: nei corsi di analisi si parla di Leibniz integral rule e si invocano ipotesi precise; in molti problemi di fisica e in contesti divulgativi si parla invece di Feynman’s trick, sottolineandone l’efficacia operativa [3, 8].
Richiami teorici
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nel membro di una famiglia di integrali
Vedremo in seguito che sotto certe ipotesi la funzione soddisfa un’equazione differenziale del
primo ordine:
(1)
Inoltre, se è noto per qualche
, basta risolvere il problema di Cauchy dato da
(1) con i dati iniziali (o dato al bordo nel caso
) e si ottiene il risultato cercato,
ovvero il valore
. Il risultato che rende lecito il passaggio della derivata sotto il segno di integrale è il teorema
seguente.
e che l’integrale improprio converga. Allora, la funzione
è ben definita e derivabile. Inoltre, per ogni vale
Dimostrazione. Per chiarezza dividiamo il ragionamento in passi e, inizialmente, consideriamo un intervallo di integrazione limitato .
- Continuità uniforme di
. Poiché
è continua sul rettangolo compatto
, il teorema di Heine–Cantor garantisce la continuità uniforme; vale quindi:
(2)
- Rapporto incrementale.
Per
con
poniamo
Per il teorema di Lagrange esiste
tale che
(3)
- Convergenza uniforme di
. Se
(con
scelto come in (2)), grazie alla (3), si ha
(4)
ossia
per
, uniformemente su
.
- Scambio limite–integrale.
Per
scelto come in (2), scriviamo
Applicando la disuguaglianza triangolare e la (4) si trova
Dunque, l’uniforme convergenza di
consente di scambiare limite e integrale:
Concludiamo che
esiste e coincide con l’integrale della derivata parziale.
- Passaggio al dominio improprio.
Nel caso in cui l’intervallo di integrazione sia
, definiamo
. Per ciascun
vale il risultato dei punti (1)–(4). Inoltre, per ipotesi, la successione
converge. L’ipotesi
garantisce che, per confronto, per ogni
la funzione
è integrabile su
. Dunque, la successione
delle derivate di
, data da
converge per
uniformemente in
:
Possiamo dunque applicare il teorema di convergenza uniforme delle derivate e concludere la dimostrazione.
Remark 3. Le ipotesi del teorema possono essere indebolite, ovvero è sufficiente richiedere che
sia dominata quasi ovunque da una funzione integrabile. Negli esempi olimpici o nei corsi
introduttivi le condizioni del teorema 1 sono spesso sufficienti.
Esempi classici
L'integrale di Dirichlet.
Dimostrazione. Per poniamo
La derivata rispetto a è
Fissati , per ogni
e
vale
Poiché
possiamo applicare il teorema 1 su ogni intervallo ; ne segue che
è derivabile per ogni
e
Per calcoliamo l’integrale a destra. Poniamo
Integrando per parti,
da cui e quindi
Pertanto
Integrando tra e
(integrale improprio in
):
cioè
Infine, poiché per
, si ha
Passando al limite per nell’identità
otteniamo
e quindi .
L'integrale gaussiano.
Dimostrazione. Poniamo
Per simmetria si ha
Con il cambio di variabile (quindi
) otteniamo
Dunque basta calcolare
che è convergente (ad esempio per
).
Per definiamo
Per il teorema fondamentale del calcolo è derivabile e vale
Con il cambio di variabile (con
) segue
Osserviamo ora che, per ogni ,
Quindi
Fissato , la funzione
è continua su e ammette derivata parziale rispetto a
continua. Inoltre, per ogni
,
e la maggiorazione è integrabile su
. Per il teorema 1 (nella versione su intervalli di integrazione limitati)
possiamo dunque scambiare derivata e integrale. Definendo
otteniamo, per ogni ,
Segue che esiste una costante tale che
Passando al limite per (si noti che
e
per continuità dell’integranda),
si ha
Poiché , otteniamo
e quindi
Per ogni vale
, dunque
per
.
Ne segue
D’altra parte per
, quindi
Infine, tornando a ,
come volevamo dimostrare.
Un ulteriore esempio.
Dimostrazione. Definiamo
Fissato poniamo
Per si ha
Dato , per ogni
vale
dove per abbiamo usato
, mentre per
abbiamo usato
.
La funzione
è integrabile su . Per il teorema 1 (nella versione su
) possiamo quindi derivare sotto il
segno di integrale e otteniamo
Per ogni la funzione
è crescente e
Fissiamo ora un intervallo chiuso . Dalla proposizione 4 e dal
cambiamento di variabile
sappiamo che, per ogni
, l’integrale
è convergente (ed anzi vale ; questo ci servirà più avanti).
Per verificare che la convergenza sia uniforme in
su
, stimiamo la coda dell’integrale.
Per ogni
e
integriamo per parti su
con
,
. Si ha
e
; pertanto
Il termine al bordo in è nullo (poiché
e
), mentre l’integrale con
converge assolutamente. Usando
otteniamo la stima
Cioè il resto
è uniformemente minore di su
. Dato
, scegliendo
tale che
si ha
Dunque converge uniformemente su
alla funzione
.
Per ogni , la funzione
è di classe
su
e quindi, per il teorema fondamentale del
calcolo integrale, per ogni
vale
Facendo tendere e usando la convergenza uniforme di
a
, possiamo portare il limite dentro
l’integrale e otteniamo
Poiché è continua (limite uniforme di funzioni continue), ne segue che
è derivabile su
e
Essendo arbitrario, questo vale per ogni
.
Dalla proposizione 4 e dal cambiamento di variabile segue
perciò per ogni
.
Inoltre, prendendo il limite per
si ottiene ancora
; dunque
è derivabile da destra anche in
e
Dalla costanza di segue
Per l’integranda è identicamente nulla, quindi
e in definitiva
Esercizi
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