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| Anno (al 1° gennaio) | 2016 | 2017 | 2018 | 2019 | 2020 | 2021 | 2022 | 2023 | 2024 | 2025 | 2026 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Differenza del livello rispetto allo zero idrometrico (in dm) | -6 | -16 | -20 | -18 | -16 | -14 | -12 | -10 | -10 | -10 | -10 |
Si scelga un sistema di riferimento in cui l’unità, sull’asse delle ascisse, corrisponda all’arco temporale di un anno e il 1° gennaio 2016 allo zero, mentre sull’asse delle ordinate l’unità corrisponda a una differenza di 1 dm rispetto allo zero idrometrico (livello ottimale).
Con buona approssimazione, dall’inizio del 2016 fino all’inizio del 2019, si può descrivere l’andamento del livello delle acque con il modello polinomiale
Nel periodo tra l’inizio del 2019 e l’inizio del 2023 si assume una crescita oscillante, approssimata con un modello del tipo , con
Poi, fino all’inizio del 2026, l’andamento può essere approssimato con un modello del tipo
, con
.
- Utilizzando i dati riportati in tabella e le informazioni fornite, definire il modello matematico
che esprime l’andamento del livello delle acque del lago in funzione del tempo, dopo aver determinato i valori dei parametri.
Si assuma come modello descrittivo dell’andamento idrometrico del lago la funzione
- Studiare
e tracciare un suo grafico, dopo aver verificato la continuità, studiato la derivabilità e determinato i punti di estremo relativo.
- Giustificare la non applicabilità del teorema di Lagrange alla funzione
in
.
Esistono, tuttavia, punti di ascissa
tali che
Motivare la risposta.
- Spiegare perché il teorema della Media Integrale è applicabile alla funzione
in
.
Calcolare, quindi, la variazione media
del livello delle acque del lago negli anni presi in esame.
Infine, considerando che la superficie del lago è di circa
, utilizzare
per stimare, in litri, la differenza del volume di acqua tra l’inizio del 2016 e l’inizio del 2026.
Svolgimento punto 1.
- Inserendo nel modello polinomiale i dati relativi agli anni 2016, 2017 e 2019 si ottiene il sistema di tre equazioni nelle incognite
:
Sottraendo le ultime due relazioni si ottiene
, cioè
. Inserendo ad esempio nella prima e nella terza relazione si ottiene
Sottraendo il doppio della terza equazione dalla prima si ottiene
, da cui
, e di conseguenza
. La funzione che descrive la differenza del livello richiesta vale dunque
- Assumendo nel tratto centrale un modello descritto da
, si vede che
per tutti i valori interi di
. Dunque, dato che i dati sono rilevati in tali punti di ascissa intera, occorre cercare una funzione lineare
che soddisfi i dati della tabella. Dal dato
segue
- Il modello nell’ultimo periodo è determinato dal fatto che, per ogni
intero, si ha
. Dal dato
si ricava
Il modello nei vari anni è quindi
coerentemente con quanto fornito successivamente dalla traccia.
Svolgimento punto 2.
-
. Si ha
Dato che il limite sinistro e destro della funzione nel punto coincidono con il valore di
, questa è continua in
.
Le derivate delle due espressioni che descrivono
sono
Grazie al teorema di Lagrange, i loro limiti per
, che coincidono con i loro valori in
, sono rispettivamente la derivata sinistra e la derivata destra di
in tale punto:
Dato che tali derivate sono uguali, ne segue che
è derivabile in
con
.
-
. Anche in
la funzione è continua in quanto
Anche in questo punto, quindi, la funzione è continua. Al fine di studiare la derivabilità di
in questo punto, si osserva che la derivata nell’ultimo intervallo vale
Grazie agli stessi argomenti del caso precedente, si ottiene
Dato che le due derivate non coincidono e sono finite,
non è derivabile in
, che è invece un punto angoloso per la funzione.
Studiamo gli estremi suddividendo il dominio.
- Per studiare gli estremi si parte dal primo intervallo
. La derivata si può scrivere nella forma
Le radici del fattore di secondo grado, viste nella variabile
, sono
che però non soddisfano la condizione
, corrispondente a
. Ne consegue che il segno del fattore di secondo grado è costante in questo intervallo e, dato che esso è negativo ad esempio per
, esso è costantemente negativo. Il fattore
cambia segno in
. Ne segue che
Quindi il punto
è di massimo relativo per
(in quanto il suo dominio è
), mentre
è di minimo relativo, e
- Relativamente all’intervallo
, determiniamo innanzitutto i punti critici mediante l’equazione
Posto
con
, i punti critici compresi tra
e
sono
Per studiarne la natura, calcoliamo la derivata seconda della funzione in questo intervallo:
Nei punti critici
, per ogni
, il coseno è negativo; dunque essi sono dei punti di massimo relativo. Nei punti
, per ogni
, il coseno è positivo e pertanto essi sono di minimo relativo. I valori corrispondenti sono esprimibili in forma compatta come
- Il punto
è di massimo relativo per la funzione in quanto, dal segno della derivata nell’intervallo
, risulta che essa è crescente in un intorno sinistro di
. Inoltre, il termine
ha un punto di massimo per
.
- Nell’intervallo
è sufficiente studiare il termine
, che ha valore massimo pari a
se
in cui
assume valore
. Invece la funzione assume valore minimo per
in cui
assume valore
.
Un grafico coerente con lo studio precedente è il seguente.
Figura 1.
Svolgimento punto 3.
Il coefficiente angolare della secante passante per gli estremi dell’intervallo vale
Nonostante il teorema di Lagrange non sia applicabile all’intervallo considerato, è possibile che esistano dei punti la cui derivata soddisfi . Ad esempio, nell’intervallo
, la funzione
è continua e
Per il teorema dei valori intermedi esiste almeno un punto tale che
Tale punto non è l’unico soddisfacente le proprietà volute: con un ragionamento simile, punti aventi derivata richiesta possono essere individuati anche nell’intervallo e in
.
Svolgimento punto 4.
In questo punto la traccia del problema è formulata in maniera leggermente imprecisa, in quanto una richiesta naturale sembrerebbe appunto quella di determinare il valore di tale media integrale. Esso però rappresenta la differenza media del livello rispetto allo zero idrometrico nell’arco dei 10 anni considerati, non la variazione media del livello delle acque.
Interpretando dunque il problema in questo modo, lo scostamento medio del livello rispetto allo zero idrometrico è proprio la media integrale di :
Al fine di calcolarla, suddividiamo l’integrale nei tre intervalli:
Per l’integrale nel secondo intervallo, ricordando che , si ottiene
Considerando che l’integrale del coseno su un periodo è nullo in virtù della sua simmetria, oppure mediante un calcolo diretto, si ottiene infine
Pertanto
e quindi
Anche l’ultima domanda, relativa alla differenza del volume di acqua tra l’inizio del 2016 e l’inizio del 2026, è formulata male.
- Infatti, in primo luogo non viene chiarita la forma di tale volume mancante. Poiché però viene richiesta solo una stima, e dato che vengono forniti soltanto la superficie
del lago e il suo livello, occorre immaginare che il redattore delle tracce ci chieda di assumere che tale volume sia di forma cilindrica.
- In tal caso, la differenza di volume di acqua tra l’inizio del 2016 e l’inizio del 2026 si ottiene dalla semplice considerazione che, nell’arco di tempo considerato, il livello dell’acqua è variato di
. Ciò produce però una differenza di volume di acqua pari a
che non dipende in alcun modo dallo scostamento medio
del livello dell’acqua rispetto allo zero calcolato prima.
Dunque è ragionevole supporre che il redattore delle tracce intendesse richiedere il calcolo del volume di acqua mancante, in media nei 10 anni considerati, rispetto al livello ottimale del lago corrispondente allo zero idrometrico. Quest’ultimo volume dipende effettivamente da
e vale
- Al variare del parametro
, studiare gli intervalli di monotonia della funzione
. Considerata la retta
, di equazione
, determinare i valori di
e
in modo che
risulti tangente ai grafici
e
.
- Siano
e
i punti stazionari, rispettivamente, dei grafici
e
, con
e
. Determinare il valore di
in corrispondenza del quale la misura del segmento
risulti minima.
D’ora in avanti, si ponga
.
- Studiare le funzioni
e
, esaminandone in particolare la continuità e la derivabilità, e tracciare i loro grafici
e
in un medesimo sistema di riferimento. Utilizzare tali grafici per risolvere la disequazione
.
- Calcolare l’area della regione finita di piano delimitata da
, dall’asse
e dalle rette parallele all’asse
passanti per i punti di flesso.
Svolgimento punto 1.
La funzione è derivabile nel suo dominio e si ha
Il denominatore è positivo per ogni , quindi la monotonia
dipende solo dal segno di
e da quello del prodotto
, che è negativo in
e non negativo nel complementare di tale intervallo.
- Se
, la funzione risulta crescente in ciascuno degli intervalli
e decrescente in ciascuno degli intervalli
- Se invece
, il segno della derivata si inverte; pertanto
è decrescente in ognuno degli intervalli
e crescente in ognuno degli intervalli
La retta è orizzontale e quindi può essere tangente al grafico di
, che è derivabile, solo nei suoi punti stazionari. Questi ultimi, dalle considerazioni precedenti, sono
e
, i cui corrispondenti valori di
sono quindi
Dunque, gli unici valori di per i quali la retta
è tangente a
sono
e
. Occorre stabilire se, per tali valori, la retta
risulta tangente al grafico di
. Osserviamo che
assume valori sempre non negativi, tranne per
che è l’unico punto in cui si annulla. La retta
, per
, tocca il grafico
nella sola origine, ma non è tangente ad esso nel senso in cui tale termine viene solitamente inteso.
Per il valore , occorre determinare i punti a tangente orizzontale per
. Osserviamo che
è pari, dunque è sufficiente studiare la tangenza della retta nel semipiano
. Con tale condizione, la derivata di
vale
I punti a tangente orizzontale del grafico sono quindi
e in entrambi i casi l’ordinata è
Ne segue che la retta è tangente a
se e solo se
In definitiva, i valori di e
richiesti sono
Svolgimento punto 2.
Il vincolo seleziona, tra i punti stazionari di
, il punto
Il quadrato della distanza tra i due punti è
che è minima se e solo se il secondo addendo si annulla, essendo quest’ultimo un quadrato, ovvero se e solo se
Da questo punto in poi si assume
Svolgimento punto 3.
Essa possiede un asintoto verticale di equazione , infatti
Al fine di studiare il comportamento all’infinito, ricordiamo che, per definizione, una retta di equazione è un asintoto obliquo per la funzione
, per
, se e solo se
La divisione tra polinomi dà
Si ha quindi
da cui segue che possiede l’asintoto obliquo
è derivabile infinite volte nel suo dominio e si ha
La monotonia già studiata per assicura che
è crescente
e decrescente in ciascuno degli intervalli
Dunque il punto è di massimo relativo, mentre
è di minimo relativo.
La derivata seconda è positiva per e negativa per
, dunque
è convessa in
e concava in
.
Come già osservato, la funzione
è definita e continua in ed è inoltre pari, poiché quoziente di due funzioni pari. Essa è inoltre derivabile infinite volte in
e non è derivabile in
, in quanto
Le derivate destra e sinistra sono finite ma non coincidono, dunque è un punto angoloso per
.
Per si ha
Dal segno del numeratore, si vede che è crescente in
e
, mentre è decrescente in
e in
. I punti
sono di massimo relativo per
, mentre
è di minimo assoluto in cui
, come già osservato precedentemente. Dalla monotonia di
segue inoltre che
sono punti di massimo assoluto per
, e
Inoltre
quindi l’asse è un asintoto orizzontale per
.
Grazie alla parità di , è sufficiente studiare la convessità per
, dove si ha
Il denominatore è sempre positivo e anche lo è nell’intervallo considerato. Dal segno di
e dalla parità, segue che
è convessa negli intervalli
e
, mentre è concava in ciascuno degli intervalli
e
. Essa non è però concava nell’intero intervallo
, poiché ad esempio
I punti sono di flesso per
e il valore della funzione in tali punti è
I grafici di e
sono riportati nello stesso sistema di riferimento.

Figura 2.
Dallo studio appena svolto, si possono agevolmente confrontare le due funzioni.
- Nell’intervallo
, si ha
, mentre
, dunque la disuguaglianza stretta
non è mai soddisfatta.
- Nell’intervallo
, dalle considerazioni precedenti segue
Dato che
e
vengono assunti in punti diversi,
è sempre strettamente maggiore di
.
Svolgimento punto 4.
dove nella seconda uguaglianza si è usata la parità di .
Svolgimento.
Figura 3.
Il quadrato ha lato , perciò la sua area misura
Occorre quindi stabilire se la parte del quadrato coperta dal primo cartoncino, ombreggiata in figura, abbia area maggiore di .
Consideriamo i punti di intersezione tra la circonferenza e il quadrato e chiamiamo
il raggio del cerchio.
Osserviamo che la regione ombreggiata è costituita dall’unione del semicerchio avente diametro
e dal triangolo
. L’area del semicerchio è
Il triangolo è rettangolo in
ed è inoltre isoscele per simmetria della figura, poiché il quadrato è simmetrico rispetto alla sua diagonale e il cerchio lo è rispetto al centro, che si trova appunto su tale diagonale. La base
del triangolo è un diametro, mentre l’altezza a essa relativa è pari al raggio, quindi L’area del triangolo
vale
L’area della sovrapposizione è pari alla somma delle due aree, cioè
Cecilia ha ragione: già con il primo cartoncino risulta coperta più della metà del quadrato.
- Verificare che
sono i vertici di un tetraedro regolare.
- Determinare l’equazione del piano tangente in
alla superficie sferica passante per i punti
.
Svolgimento punto 1.
Dunque i punti si trovano tutti alla stessa distanza l’uno dall’altro. Ciò in particolare implica che essi non sono complanari. Infatti, i triangoli
e
sono equilateri col lato
in comune; se i punti si trovassero tutti sullo stesso piano,
e
dovrebbero coincidere o essere simmetrici rispetto a
, ma in tali casi si avrebbe
oppure
, contro il fatto che
.
Alternativamente, si può controllare che i tre vettori
non sono complanari. Il determinante della matrice
è non nullo, e quindi i tre vettori non sono complanari. In definitiva, i punti dati individuano proprio i vertici di un tetraedro regolare.
Svolgimento punto 2.
Dunque il piano richiesto è ortogonale a
e quindi la sua equazione è del tipo
dove è da determinare imponendo il passaggio per
:
Quindi si conclude che l’equazione cercata è
Una soluzione alternativa consiste nell’osservare che il piano richiesto è parallelo al piano passante per , dunque le loro equazioni differiscono per il termine noto. Individuando l’equazione del piano passante per
e imponendo il passaggio per
, si ottiene quindi il medesimo risultato.
La magnitudo di un terremoto, secondo la scala Richter, è data da
, dove
rappresenta il massimo delle ampiezze registrate da un sismografo e
è un’ampiezza di riferimento.
Si determini il rapporto tra le ampiezze prodotte dai due eventi sismici friulani.
Dalla legge empirica di Gutenberg – Richter , dove
è l’energia liberata dal terremoto ed
un’energia di riferimento, si determini la variazione percentuale dell’energia liberata tra il primo e il secondo terremoto.
Svolgimento punto 1.
Ne segue che
Il primo terremoto produsse quindi un’ampiezza massima circa volte maggiore di quella prodotta dal secondo terremoto. Una differenza di magnitudo di solo mezzo grado produce oscillazioni circa
volte più ampie.
Svolgimento punto 2.
da cui
cioè una diminuzione dell’energia liberata di circa l’.
Dimostrare che la funzione è una funzione costante e calcolarne il valore.
Svolgimento.
(1)
Dato che l’integranda è continua in
, il teorema fondamentale del calcolo implica che
Applicando la formula di derivazione delle funzioni composte a \eqref{eq:4_f}, si ottiene
per ogni . Ne segue che
è costante e quindi il suo valore è quello assunto in
:
La stessa conclusione può essere letta anche geometricamente. Infatti, calcolando esplicitamente i due integrali si ottiene
Si consideri un triangolo rettangolo con cateti di lunghezza e
. Se
è l’angolo opposto al cateto
, allora
, e quindi
. Se
è l’altro angolo acuto, allora
, cioè
.

Figura 4.
Poiché gli angoli acuti di un triangolo rettangolo hanno somma , si ritrova
coerentemente con quanto ottenuto in precedenza.
abbia le rette e
come asintoti verticali e le rette tangenti nei punti
e
di intersezione con l’asse delle ascisse si incontrino in
.
Svolgimento.
Ne segue che l’unico valore di che soddisfa le richieste è
. Gli asintoti verticali risultano effettivamente quelli indicati dal testo, poiché
Dato che , i punti in cui la curva interseca l’asse delle ascisse si calcolano imponendo che l’argomento del logaritmo sia pari a
:
I due punti di intersezione con l’asse delle ascisse sono pertanto
La richiesta è quindi equivalente a imporre che le due rette passanti per e per
siano tangenti alla curva.
La funzione che fornisce
è pari rispetto a
, quindi per simmetria è sufficiente richiedere che la retta passante per
e
sia tangente alla curva. Tale retta ha equazione
Affinché essa risulti tangente alla curva in è necessario e sufficiente che il coefficiente angolare sia pari alla derivata di
in
. Dato che
imponendo si trova
I valori richiesti sono dunque
Figura 5.
Svolgimento.
che equivale a
Tale limite è nullo se e solo se il polinomio al numeratore è di grado minore di quello del denominatore. Dunque esso deve essere una costante, da cui si deduce che
è di secondo grado e che i termini di secondo e primo grado sono opposti a
e
. Dunque esso ha la forma
con .
Alternativamente, per giungere alla stessa conclusione, si poteva imporre che
Dalla prima condizione segue che è di secondo grado, cioè
e che
. Dalla seconda condizione, sviluppando i calcoli, si ricava
.
In ogni caso, si è appurato che
Il parametro può essere determinato imponendo il passaggio di
per il punto
, ovvero
Si conclude quindi
Figura 6.
- Determinare la probabilità che le prime 3 carte distribuite a Massimo siano tutte e 3 di coppe.
- Determinare la probabilità che, tra le 10 carte distribuite a Lorenzo, siano presenti i 3 assi di bastoni, spade e denari.
Svolgimento punto 1.
La probabilità che Massimo riceva come prima carta una di coppe vale . Dopo l’uscita di una coppe, nel mazzo restano
carte di coppe su
carte e dunque ne viene distribuita una seconda di coppe con probabilità
. Se anche la seconda carta è di coppe, alla terza estrazione restano
carte di coppe su
carte e quindi ne viene data una a Massimo con probabilità
. La probabilità richiesta vale dunque
Alternativamente, la probabilità richiesta si ottiene come rapporto tra il numero di ordinamenti del mazzo con i quali le prime tre carte distribuite a Massimo siano di coppe e il numero totale di permutazioni delle carte.
Chiamate le posizioni nel mazzo in cui vi sono rispettivamente la prima, la seconda e la terza carta destinata a Massimo, affinché queste siano di coppe
può essere scelta in
modi,
in
modi e
in
modi. Le restanti
carte possono essere permutate in
modi. Ne segue che il numero di casi favorevoli è
D’altra parte, il numero di casi totali corrisponde al numero totale di permutazioni del mazzo di carte, ovvero
. Ne segue che la probabilità richiesta vale
Svolgimento punto 2.
Se però si desidera che vi siano i assi indicati dalla traccia, occorre soltanto sceglierne
tra le restanti
, cosa che può essere invece fatta in
Il rapporto tra il numero di distribuzioni favorevoli e quelle totali è quindi
Si può notare che i due risultati coincidono, e ciò è dovuto al fatto che, nel primo caso, sono fissate tre posizioni e si richiede che in quelle posizioni compaiano tre carte qualsiasi tra le dieci di un certo seme; nel secondo caso invece viene richiesto che tre carte specifiche compaiano in una posizione qualsiasi in una mano di dieci carte. La simmetria tra carte e posizioni conduce alla medesima probabilità.
Le 16 squadre partecipanti sono inizialmente ripartite in 3 fasce, in base all’attuale ranking: 4 squadre di fascia, 4 di
fascia e 8 squadre di
fascia. Le 4 squadre di
fascia vengono inserite, rispettivamente, nei gironi A, B, C, D, secondo l’ordine del ranking (senza alcun sorteggio). Le altre squadre di ogni girone vengono invece sorteggiate, in modo che in ciascuno di essi vi siano una squadra di
fascia e due squadre di
fascia.
Quante sono, complessivamente, le possibili composizioni dei gironi A, B, C, D?
Svolgimento.
Poiché ogni girone contiene esattamente una squadra di fascia e queste vengono sorteggiate senza alcun vincolo, il numero di modi per collocare queste quattro squadre nei gironi è pari al numero di permutazioni di
elementi, ovvero
Il numero di modi per scegliere le squadre di
fascia da inserire nel girone A è pari al numero di combinazioni semplici di
elementi scelti tra gli
disponibili, ovvero
Tra le restanti , il numero di modi per sceglierne
da inserire nel girone B vale
Infine, il numero di modi di sceglierne tra le restanti
, da inserire nel girone C vale
In tal modo, le squadre del girone D sono univocamente determinate. Dato che tutte queste scelte sono indipendenti, il numero di combinazioni possibili è pari al prodotto di queste quantità:
