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Massimi e minimi vincolati: moltiplicatori di Lagrange

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Autori e revisori

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Introduzione

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Il problema dei massimi e minimi vincolati consiste nel determinare il massimo e il minimo di una certa funzione sui punti di un insieme che soddisfano una certa equazione, o vincolo. Uno degli strumenti principali nella risoluzione di un tale problema consiste nel cosiddetto metodo dei moltiplicatori di Lagrange, secondo il quale i punti di massimo e minimo vincolato sono punti critici di una particolare funzione, detta lagrangiana. Questo metodo generalizza il famoso teorema di Fermat, secondo il quale i punti di estremo relativo interno di una funzione derivabile sono punti critici della funzione.

In questo articolo presentiamo due versioni del metodo dei moltiplicatori di Lagrange: quella per un vincolo dato da una sola equazione e la versione più generale, per vincoli dati da più equazioni. Terminiamo con degli esempi, completamente svolti, di applicazione al problema dei massimi e minimi vincolati.


 
 

Moltiplicatori di Lagrange per un solo vincolo

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Si consideri il problema di massimizzare o minimizzare una funzione f\colon \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} differenziabile sull’insieme degli zeri di una determinata funzione g \colon \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} di classe C^1, ossia l’insieme E dei punti x \in \mathbb{R}^n tali che g(x)=0. Questo problema viene detto dei massimi e minimi vincolati.

In virtù del teorema della funzione implicita, nei punti in cui Dg \neq 0 tale insieme di livello è localmente scrivibile come grafico di n-1 variabili; intuitivamente parlando, ci si aspetta che il generico insieme di livello della funzione g “abbia dimensione n-1“. Ne segue che, negli eventuali punti di tale insieme di livello che siano di estremo per la restrizione di f a tale insieme, non è in generale possibile applicare il teorema di Fermat; in altre parole, un punto di massimo o minimo per f sul vincolo g(x)=0 non è in generale un punto critico di f.

Si consideri però un tale punto di minimo x_0 \in C \coloneqq \{x \in \mathbb{R}^n \colon g(x)=0\} in cui Dg(x_0)=0.

L’idea fondamentale è che, se x_0 \in E è di minimo per la restrizione di f a C, allora esso deve essere di minimo per f \circ \varphi, dove \varphi è una qualunque curva passante per x_0 il cui sostegno è contenuto in C. Precisamente, per qualunque curva \varphi \colon (-a,a) \to C di classe C^1 e tale che \varphi(0)=x_0, la funzione f \circ \varphi \colon (-a,a) \to \mathbb{R} ha un minimo per t=0. Se \varphi e f sono differenziabili, allora f \circ \varphi lo è e la sua derivata deve annullarsi in 0; per la regola della catena si ha

\[ 0 = (f \circ \varphi)'(0) = \langle Df(\varphi(0)), \varphi'(0)\rangle = \langle Df(x_0), \varphi'(0)\rangle. \]

\[\quad\]

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Figura 1: i gradienti di f e di g in x_0 devono essere ortogonali all’insieme di livello. Se Dg(x_0) non è nullo, allora il gradiente di f deve essere parallelo a esso.

\[\quad\]

Dunque il gradiente Df(x_0) deve essere ortogonale ai vettori tangenti di tutte le curve contenute in E e passanti per x_0, come rappresentato in figura 1.

D’altra parte, su una curva \varphi la cui immagine sia contenuta in C, si ha g(\varphi(t))=0 per ogni t\in (-a,a), ovvero g \circ \varphi è costante; differenziando di nuovo mediante la regola della catena, si ottiene

\[ 0 = (g \circ \varphi)'(0) = \langle Dg(x_0) ,\varphi'(0)\rangle. \]

Dunque anche Dg(x_0) è ortogonale a tutti i vettori tangenti delle curve contenute in C.

Per il teorema della funzione implicita, se Dg(x_0) \neq 0, in un intorno di x_0 l’insieme E si scrive come grafico di n-1 variabili, ad esempio x_n=h(x_1,\dots,x_{n-1}); le n-1 curve definite da

\[ \varphi_i(t)=\big(x_0'+te_i',h(x_0'+te_i')\big) \]

per i=1,\dots,n-1, dove x_0=(x_0',(x_0)_n) e il vettore e_i' è il vettore e_i privato dell’ultima componente, hanno vettori tangenti \langle e_i',Dh(x_0'),e_i'\rangle, che sono indipendenti. Ne segue che Dg(x_0) è, a meno di multipli, l’unico vettore ortogonale a tutte le curve a valori in C e passanti per x_0.

La conclusione che occorre ricavarne è quindi che, affinché x_0 sia un punto di minimo o massimo per la restrizione di f a C, è necessario che Df(x_0) sia un multiplo di Dg(x_0). Abbiamo cioè dimostrato il seguente teorema.

\[\quad\]

Teorema 1 (dei moltiplicatori di Lagrange, vincolo singolo). Siano f,g \colon E\subseteq \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} due funzioni di classe C^1 sull’insieme aperto E. Se x_0 \in \mathbb{R}^n è un punto di massimo o minimo per la restrizione di f all’insieme C\coloneqq \{x \in E \colon g(x)=0\} e Dg(x_0) \neq 0, allora esiste \lambda \in \mathbb{R} tale che

(1) \begin{equation*} 			D f(x_0) = \lambda D g(x_0). 		\end{equation*}

\[\quad\]

Osservazione 2. Scrivendo esplicitamente le componenti del gradiente di f e di g, il teorema dei moltiplicatori di Lagrange si può riformulare dicendo che, affinché un punto x_0 per il quale siano valide le ipotesi sia di massimo o di minimo relativo per f sul vincolo g(x)=0, esso deve soddisfare le equazioni

\[ \begin{cases} \partial_1 f(x_0)- \lambda \partial_1 g(x_0)=0 \\ \qquad \vdots \\ \partial_n f(x_0)- \lambda \partial_n g(x_0)=0 \\ g(x_0)=0. \end{cases} \]

Se definiamo la funzione di n+1 variabili \mathcal{L}(x,\lambda)= f(x)-\lambda g(x), tali condizioni si sintetizzano dicendo che (x_0,\lambda) deve essere un punto critico di \mathcal{L}. La funzione \mathcal{L} è detta lagrangiana.


 
 

Moltiplicatori di Lagrange: più vincoli

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Assumiamo ora invece che g \colon \mathbb{R}^n \to \mathbb{R}^m con n>m, ossia che l’insieme C \coloneqq \{x \in \mathbb{R}^n \colon g(x)=0\} su cui si vuole minimizzare o massimizzare la funzione f \colon \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} sia l’intersezione di m vincoli distinti, ciascuno dato da una componente della funzione g. Se vogliamo applicare il teorema della funzione implicita all’insieme C, occorre ipotizzare che la matrice jacobiana Dg(x_0) abbia rango massimo, ovvero m. Vale infatti il seguente teorema.

\[\quad\]

Teorema 3 (dei moltiplicatori di Lagrange – caso generale, m vincoli). Sia f \colon E \subseteq \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} una funzione differenziabile nell’aperto E e sia g \colon E \to \mathbb{R}^m una funzione di classe C^1, con n>m. Si supponga inoltre che x_0 sia un punto di massimo o minimo relativo per la restrizione di f all’insieme C \coloneqq \{x \in E \colon g(x)=0\} e che la matrice jacobiana Dg(x_0) abbia rango m. Allora esistono \lambda_1,\dots,\lambda_m \in \mathbb{R} tali che

(2) \begin{equation*}		 			D f(x_0) = \sum_{i=1}^m \lambda_i \, D g_i(x_0). 		\end{equation*}

\[\quad\]

Dimostrazione. Se x_0 è un punto di massimo o minimo per tale problema, come nella dimostrazione del teorema precedente, allora per ogni curva differenziabile \varphi a valori in C tale che \varphi(0)=x_0 deve aversi

(3) \begin{equation*} \langle Df(x_0),\varphi'(0)\rangle=0, \end{equation*}

ossia Df(x_0) deve essere ortogonale a tutte le curve siffatte. Per tali curve si ha, come prima, g(\varphi(t))\equiv 0 e quindi nuovamente

\[ Dg(x_0) \varphi'(0)=0, \]

dove Dg rappresenta ora la matrice jacobiana di g. Ne segue quindi che il vettore tangente a ciascuna curva in x_0 deve essere ortogonale al gradiente di ciascuna delle m componenti di g.

Dato che la matrice jacobiana Dg(x_0) ha rango massimo, i gradienti delle m componenti di g sono linearmente indipendenti. Allora, per il teorema della funzione implicita per i sistemi, l’insieme C si può localmente scrivere come grafico di n-m variabili, ossia esiste h \colon \mathbb{R}^{n-m} \to \mathbb{R}^m tale che i punti di C in un intorno di x_0 sono ottenuti da \big(x_1,\dots,x_{n-m},h(x_1,\dots,x_{n-m})\big). Come prima, le n-m curve ottenute da \varphi_i(t)=\big(x_0'+e_i' t,h(x_0'+e_i' t)\big) hanno tangenti indipendenti.

In definitiva, l’ipotesi che Dg(x_0) abbia rango massimo implica che le righe di Dg(x_0) generano l’intero sottospazio V dei vettori di \mathbb{R}^n ortogonali ai vettori tangenti di tutte le curve a valori in C e passanti per x_0. Poiché da (3) si ha che Df(x_0)\in V, il vettore Df(x_0) si scrive come combinazione lineare delle righe di Dg(x_0), ossia la tesi.


 
 

Massimi e minimi vincolati con moltiplicatori di Lagrange: esempi svolti

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Una strategia per la determinazione dei punti di estremo di f soggetta al vincolo g(x)=0 consiste dunque nel determinare, tra i punti in cui Dg(x) abbia rango massimo, quelli per cui Df(x) sia linearmente dipendente dalle righe di Dg(x), e confrontare con i punti in cui Dg(x) non ha rango massimo.

Esempio 4. Determiniamo il massimo e il minimo della funzione f \colon \mathbb{R}^2 \to \mathbb{R} definita da f(x,y)=x+y sull’insieme dei punti del piano appartenenti alla circonferenza \Gamma di centro l’origine e raggio 1. Dato che tale circonferenza ha equazione x^2+y^2=1, essa può essere pensata come l’insieme degli zeri della funzione g(x,y)=x^2+y^2-1.

La funzione f è di classe C^1 e la circonferenza è un insieme compatto, dunque il massimo e il minimo di f su tale insieme esistono in virtù del teorema di Weierstrass. Per ricercarli, tentiamo di applicare il teorema dei moltiplicatori di Lagrange.

La funzione g \colon \mathbb{R}^2 \to \mathbb{R} è di classe C^1 e si ha

\[ Dg(x,y)=(2x,2y), \]

che si annulla se e solo se (x,y)=(0,0), che però non appartiene alla circonferenza. Il teorema dei moltiplicatori di Lagrange ?? assicura quindi che i punti di massimo e minimo assoluto sono da ricercare tra i punti in cui il gradiente di f è parallelo al gradiente di g: vogliamo quindi che esista \lambda \in \mathbb{R} tale che

\[ \begin{cases} Df(x,y)=\lambda Dg(x,y) \\ g(x,y)=0 \end{cases} \iff \begin{cases} (1,1) = \lambda (2x,2y) \\ x^2+y^2=1 \end{cases} \iff \begin{cases} x=y \\ x^2+y^2=1, \end{cases} \]

in quanto un multiplo del vettore (2x,2y) vale (1,1) se e solo se le sue componenti sono uguali. Sostituendo la prima equazione nella seconda, si trova che i punti che soddisfano questo sistema sono solo (\sqrt{2},\sqrt{2}) e (-\sqrt{2},-\sqrt{2}). Dato che deve esistere almeno un punto di minimo e uno di massimo per f, questi punti sono quelli richiesti. Dal segno di f segue che (\sqrt{2},\sqrt{2}) è di massimo assoluto per f sulla circonferenza, mentre (-\sqrt{2},-\sqrt{2}) è di minimo assoluto, e

\[ \max_{\Gamma} f=f(\sqrt{2},\sqrt{2})=2\sqrt{2}, \qquad \min_{\Gamma} f=f(-\sqrt{2},-\sqrt{2})=-2\sqrt{2}. \]

Come si può notare nel precedente esempio, il teorema dei moltiplicatori di Lagrange non consente di stabilire l’esistenza del massimo o del minimo di una funzione soggetta a un vincolo, ma solo di determinare i punti di massimo e minimo sapendo a priori che essi esistono. Vediamo un altro esempio.

Esempio 5. Determiniamo gli eventuali massimo e minimo assoluti della funzione f \colon \mathbb{R}^2 \to \mathbb{R} definita da

\[ 		f(x,y) = xy+x+y \qquad \forall (x,y) \in \mathbb{R}^2. 		\]

sull’insieme

\[ 		D = \{ (x,y) \in \mathbb{R}^2 \colon x^2 + 2y^2 + 2(x+2y) = 47 \}. 		\]

Per prima cosa dobbiamo stabilire se tali massimo e minimo di f su D esistono. Al fine di utilizzare il teorema di Weierstrass, occorre dimostrare che D è un insieme compatto, in quanto è ovvio che f è una funzione di classe C^1. Osserviamo che, aggiungendo e sottraendo 1+2, un punto (x,y) appartiene a D se e solo se

\[ x^2+2x+1 + 2y^2+4y +2 -3=47 \iff (x+1)^2 + 2\left (y+ 1\right )^2 = 50, \]

che è l’equazione di un ellisse, che è un insieme compatto. Alternativamente, si poteva notare che D è chiuso essendo l’insieme degli zeri di una funzione continua, ed è anche limitato. Infatti, se |x|>6 e |y|>6, allora 6|x|<x^2 e 6|y|<y^2, per cui

\[ x^2 +2x + 2(y^2+2y)> 4|x|+8|y|>12\cdot 6>50, \]

e quindi i punti al di fuori del quadrato di centro l’origine e lato 12 non appartengono a D. Dunque, per il teorema di Weierstrass, il massimo e il minimo di f su D esistono e per ricercarli usiamo il teorema dei moltiplicatori di Lagrange. Definendo g(x,y)=x^2+2y^2+2x+4y-47, questa funzione è di classe C^1 e

\[ Dg(x,y)=(2x+2,4y+4), \]

che si annulla se e solo se (x,y)=(-1,-1), che però non appartiene a D in quanto

\[ g(-1,-1)=1+2-2-4-47 \neq 0. \]

Ne segue che il massimo e il minimo assoluti di f su D soddisfano la tesi del teorema 1: cerchiamo quindi i punti che, per qualche \lambda \in \mathbb{R}, soddisfano

\[ \begin{aligned} \begin{cases} Df(x,y)=\lambda  Dg(x,y) \\ g(x,y)=0 \end{cases} &\iff \begin{cases} (y+1,x+1)=\lambda(2x+2,4y+4) \\ x^2+2y^2+2x+4y=47 \end{cases} \\ &\iff \begin{cases} y+1=2\lambda(x+1) \\ x+1=4\lambda (y+1) \\ x^2+2y^2+2x+4y=47. \end{cases} \end{aligned} \]

Osserviamo che \lambda\neq 0, altrimenti si avrebbe y=x=-1, che però non risolve l’ultima equazione. Dunque, moltiplicando il primo membro della prima equazione per il secondo membro della seconda e viceversa e poi semplificando il fattore 2\lambda, si ottiene

\[ (y+1)4\lambda(y+1)=2\lambda(x+1)(x+1) \iff 2(y+1)^2 = (x+1)^2 \]

che, sostituendo nell’ultima equazione del sistema, fornisce

\[ 2(x+1)^2 =50 \iff x+1=\pm 5 \iff x=4 \,\,\vee \,\, x=-6. \]

Inserendo ambo le soluzioni nell’ultima equazione del sistema si ha quindi

\[ 2(y+1)^2=25 \iff y=-1 \pm \frac{5\sqrt{2}}{2} \]

Ne segue che i possibili punti di massimo e minimo assoluti per f su D sono della forma \left (4,-1 \pm \frac{5\sqrt{2}}{2}\right ) o \left (-6,-1 \pm \frac{5\sqrt{2}}{2}\right ). Calcolando la funzione in questi punti si ha

\[ \begin{gathered} f \left (4,-1 \pm \frac{5\sqrt{2}}{2}\right ) = -4 \pm 10\sqrt{2} + 4 -1 \pm\frac{5\sqrt{2}}{2} = -1\pm \frac{25\sqrt{2}}{2}, \\ f \left (-6,-1 \pm \frac{5\sqrt{2}}{2}\right ) = 6 \mp 15\sqrt{2} - 6 -1 \pm\frac{5\sqrt{2}}{2} = -1 \mp  \frac{25\sqrt{2}}{2}. \end{gathered} \]

Dato che tali valori coincidono a due a due, segue che il massimo e il minimo di f su D sono rispettivamente

\[ \max_D f=-1 -  \frac{25\sqrt{2}}{2}, \qquad \min_D f=-1 +  \frac{25\sqrt{2}}{2}. \]