Sommario
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Autori e revisori
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Revisori: Valerio Brunetti, Davide Germani, Davide Zarrilli.
Introduzione
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Richiami di teoria
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Consideriamo due corpi a temperature differenti, uno ad una temperatura maggiore ed uno a una temperatura minore
posti all’interno di un recipiente adiabatico (ossia un recipiente che non consente scambio di calore con l’esterno); se poniamo tali corpi a contatto tra loro si osserverà che dopo un certo intervallo di tempo tali corpi avranno raggiunto una temperatura di equilibrio
, in particolare il corpo più caldo si sarà raffreddato mentre il corpo più freddo si sarà riscaldato. Diremo che i corpi hanno raggiunto un equilibrio termico, e ciò è successo mediante uno scambio di calore, una forma di energia, dal corpo più caldo a quello più freddo; diremo inoltre che gli oggetti sono in contatto termico se tra essi è possibile uno scambio di calore, come nel caso appena illustrato. La quantità di calore
che un corpo assorbe o cede è legata alla variazione di temperatura
del corpo stesso tramite la relazione
(1)
dove è la massa del corpo,
è il calore specifico che dipende dal materiale del corpo analizzato e
è sempre inteso come la differenza tra la temperatura finale
e quella iniziale
; sicché, se il corpo ha aumentato la sua temperatura, e dunque
, esso avrà acquistato calore (
), viceversa se ha diminuito la sua temperatura, e dunque
, esso avrà anche ceduto calore (
).
Ritornando al caso dei due corpi in contatto termico, essi scambieranno rispettivamente le quantità di calore e
per il corpo caldo e quello freddo; ora, ricordando che il calore scambiato non è altro che una forma di energia, se il recipiente non consente scambio di calore con l’esterno, possiamo invocare il principio di conservazione dell’energia per sistemi isolati. Pertanto si ha che il nostro sistema termodinamico composto dal corpo caldo e dal corpo freddo insieme, ha subito una variazione totale di calore pari a zero
(2)
e dunque
(3)
ossia il calore ceduto dal corpo più caldo è uguale, in valore assoluto, a quello assorbito dal corpo più freddo. Questa considerazione può essere usata negli esercizi per determinare la temperatura di equilibrio del sistema, essendo infatti
(4)
dove abbiamo etichettato con e
la massa e il calore specifico del corpo più caldo, mentre con
e
le stesse quantità per il corpo più freddo. Seguirà quindi facilmente che, per due corpi in contatto termico, la temperatura d’equilibrio è data da
(5)
ossia una media pesata delle temperatura, dove è il peso è costituito dal prodotto della massa per il calore specifico del corpo (anche detto capacità termica del corpo). In questi calcoli le temperature possono essere messe arbitrariamente in gradi Celsius () o Kelvin (
). Infatti la quantità di calore ceduto o assorbito dipende sempre da una differenza di temperature
che è la stessa in entrambe le unità di misura dato che le due scale differiscono per una quantità costante (ricordiamo pari a
).
Talvolta i corpi analizzati subiranno una transizione di fase, passando da uno stato della materia all’altro. Durante una transizione di fase la temperatura rimane costante, anche se c’è scambio di calore che deve essere tenuto in considerazione. In particolare, le quantità di calore cedute (come nel caso della solidificazione) o acquisite (come nel caso della fusione o dell’evaporazione) dalla sostanza sono legate ai calori latenti secondo la formula
(6)
Il calore latente è lo stesso per il passaggio di stato indipendentemente dal “verso” in cui è percorso (quindi e stessa cosa per liquefazione-solidificazione).
Quando la temperatura di un corpo varia, anche le sue dimensioni possono cambiare: questo fenomeno è noto come dilatazione termica. Nella maggior parte dei materiali solidi, per variazioni di temperatura non troppo elevate, l’aumento di lunghezza di un corpo inizialmente lungo
è proporzionale alla variazione di temperatura
secondo la relazione
(7)
dove è il coefficiente di dilatazione lineare, caratteristico del materiale. La dilatazione termica ha importanti conseguenze pratiche: deve essere considerata nella progettazione di strutture (come binari ferroviari o ponti), nei termometri a liquido, e in generale in tutti i dispositivi soggetti a variazioni di temperatura.
Un aspetto fondamentale della termodinamica è che l’energia meccanica può essere trasformata in calore. Questo avviene, ad esempio, quando due superfici scorrono l’una sull’altra: la forza d’attrito compie lavoro negativo sul sistema e l’energia meccanica perduta si trasforma in un aumento dell’energia interna dei corpi, osservabile come incremento della temperatura. Quando viene dissipata una quantità di energia (ad esempio per per attrito radente tra solidi) per effetto di forze non conservative, essa si converte in una quantità equivalente di calore secondo il principio di conservazione dell’energia. Ricordando che il lavoro totale è pari alla variazione dell’energia cinetica
, possiamo scrivere
(8)
Esercizi
Svolgimento.
(9)
dove . Inserendo i valori del testo abbiamo
(10)
Invece, la quantità di calore assorbita dal ghiaccio necessaria per aumentarne la temperatura fino al punto di fusione è
(11)
e poi per fonderlo completamente
(12)
In totale il calore assorbito dal ghiaccio in tutto il processo è
(13)
Figura 1: illustrazione schematica del problema.
Visto che tutto il ghiaccio si scioglierà. La quantità di calore scambiata in eccesso viene impiegata per aumentare la temperatura dell’acqua risultante
,
ottenuta dalla massa d’acqua iniziale e la massa del ghiaccio sciolta, che si trovano alla temperatura di fusione
. La temperatura di equilibrio è data dall’equazione
(14)
ovvero
(15)
Svolgimento.
Figura 2: illustrazione schematica del problema.
(16)
e vogliamo che ad una qualsiasi temperatura la differenza tra le lunghezze dei due materiali a tale temperatura, che chiameremo
e
, sia ancora uguale ad
, sicché
(17)
Le lunghezze a temperatura si ottengono applicando la formula di dilatazione termica lineare; chiamando per semplicità
si ha dunque
(18)
(19)
per la sbarra d’alluminio. Sostituiamo le equazioni (18) e (19) nell’equazione (17), avremo dunque
(20)
moltiplicando i termini a primo membro, si ha
(21)
Osservando che a primo membro è possibile sostituire sfruttando l’equazione (16), avremo
(22)
Possiamo dunque cancellare in entrambi i membri, e successivamente dividere tutta l’equazione per
, la quale, per le ipotesi del testo, è una quantità strettamente maggiore di
. In definitiva, dunque,
(23)
e sapendo che per l’equazione (16) vale , possiamo scrivere
(24)
da cui si ricava facilmente la lunghezza della sbarra di ferro richiesta
(25)
Osserviamo che il risultato non dipende dalla temperatura considerata nelle nostre formule (la quale è del tutto arbitraria ed in ogni caso non potrebbe influenzare la lunghezza della sbarra alla temperatura
), né dalla temperatura
iniziale. È inoltre interessante notare che il denominatore della frazione risultante, ossia
, deve essere maggiore di
: in altre parole, il coefficiente di dilatazione termica lineare della sbarra più corta deve essere maggiore della sbarra più lunga. Matematicamente, questo fatto è correlato all’equazione (23); segue facilmente, infatti
(26)
Fisicamente, se fosse invece , al crescere della temperatura la sbarra di ferro si allungherebbe più della sbarra di alluminio, e pertanto non si riuscirebbe a mantenere sempre la stessa differenza di lunghezza.
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