Esercizi di fisica proposti sui social
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Svolgimento
Il moto può essere descritto in due tratti ideali: nel primo la pallina cade liberamente dal punto di rilascio fino alla cornice superiore della finestra, nel secondo attraversa la finestra. Indichiamo con l’altezza incognita tra il punto di rilascio e la cornice superiore e con
la velocità della pallina nel momento in cui passa davanti alla cornice superiore.
Consideriamo anzitutto il moto lungo la finestra. La pallina percorre la distanza
in un intervallo di tempo
partendo già con velocità iniziale verso il basso. Per il moto uniformemente accelerato vale la legge oraria
Sostituendo i dati numerici otteniamo
Il termine con l’accelerazione vale
per cui l’equazione diventa
Isolando si ha
Determiniamo ora da quale altezza la pallina deve cadere, partendo da ferma, per raggiungere in caduta libera la velocità
trovata. Usiamo la relazione che lega velocità e spazio nel moto uniformemente accelerato con velocità iniziale nulla:
Da questa espressione ricaviamo direttamente
Sostituendo i valori numerici:
Si conclude quindi che la pallina è stata lasciata cadere da un’altezza di circa al di sopra della cornice superiore della finestra.
Determinare dove si ferma il punto materiale
I risultati dovranno essere espressi in funzione delle grandezze note
Figura 1: schema del problema.
Svolgimento
1) Equazione del moto finché la massa è a contatto con la molla
Scegliamo l’asse orizzontale, con origine nel punto in cui la molla è fissata. La lunghezza a riposo della molla è
, per cui, quando l’estremità libera della molla (e quindi il punto materiale
) si trova in
, la molla non è né compressa né allungata.
Per
il punto materiale è spinto dalla molla, che esercita la forza elastica
diretta verso . L’equazione del moto è quindi
ovvero
dove abbiamo posto
La soluzione è data dalla somma della soluzione dell’equazione omogenea e di una soluzione particolare.
Soluzione omogenea. L’equazione omogenea associata è
la cui soluzione generale è
Soluzione particolare. Cerchiamo una soluzione particolare costante:
Allora e, sostituendo nell’equazione
si ottiene
Quindi una soluzione particolare è
Soluzione generale e condizioni iniziali. La soluzione generale nel tratto in cui la massa è a contatto con la molla è quindi
Al tempo la molla è compressa alla lunghezza
e la massa è in quiete:
Per :
La velocità è
perciò
La soluzione nel tratto è quindi
(1)
2) Velocità della massa in
La massa si stacca dalla molla nel momento in cui quest’ultima torna alla lunghezza di riposo, cioè quando .
Dalla (1) otteniamo
Poiché (la molla è effettivamente compressa), si ha
dove è il periodo del moto armonico.
Calcoliamo ora la velocità in quell’istante. Dalla (1) con otteniamo
Per :
Questa è la velocità con cui la massa raggiunge la posizione e, da lì in poi, prosegue libera (senza più l’azione della molla). In termini dei parametri dati,
3) Tratto (piano liscio)
Tra e
il piano è privo di attrito; quindi, una volta che la molla non agisce più, sul corpo non agiscono forze orizzontali e la velocità rimane costante:
Dunque il corpo arriva in ancora con la stessa velocità
.
4) Tratto (piano con attrito, uso di
)
A partire da il piano presenta attrito dinamico di coefficiente
. La forza di attrito che agisce sulla massa è
opposta al moto. Il corpo subisce quindi un’accelerazione costante
Chiamiamo lo spazio percorso sul tratto con attrito prima che il corpo si fermi. Usiamo la formula cinematica
Nel punto di arresto la velocità è nulla (), quindi
Poiché :
Sostituendo otteniamo
Ricordando che , la stessa espressione si può scrivere direttamente in funzione di
,
,
,
,
e
:
5) Posizione finale di arresto
Lo spostamento è misurato a partire dal punto
(inizio del tratto con attrito). Pertanto, la posizione
del punto in cui la massa si arresta, misurata dall’origine degli assi, è
Sostituendo l’espressione di in funzione dei parametri dati:
Abbiamo quindi espresso la posizione di arresto esplicitamente in funzione delle grandezze note
,
,
,
,
e
.
con e
misurati a partire da un vertice della lamina.
La scala è appoggiata a una parete verticale liscia e a un pavimento scabro, con coefficiente di attrito statico . Sia
l’angolo che la scala forma con il pavimento.
Determinare su quale piolo (cioè determinare l’indice ) può essere saldata la lamina affinché la scala sia in equilibrio, esprimendo il risultato finale in funzione dei parametri
,
,
,
,
,
,
e
.
Figura 2: schema del problema.
Svolgimento
1) Baricentro e massa della lamina
La lamina è un quadrato di lato , con densità superficiale di massa
La massa totale della lamina è
L’ascissa del baricentro è
L’integrale al numeratore è
L’integrale al denominatore è
Pertanto
Per simmetria del problema (la densità cresce linearmente sia in che in
nello stesso modo sul quadrato
) si ottiene lo stesso valore per l’ordinata:
In conclusione, nel sistema di riferimento con origine nel vertice inferiore sinistro della lamina:
2) Equazioni di equilibrio della scala
Consideriamo ora la scala appoggiata alla parete liscia e al pavimento scabro. Indichiamo con:
la reazione verticale del pavimento;
la forza d’attrito statico al contatto col pavimento;
la reazione orizzontale della parete sul punto superiore della scala;
il peso della scala, applicato nel suo centro (a metà della lunghezza);
il peso della lamina, applicato nel suo baricentro
.
Sia l’angolo che la scala forma con il pavimento. Numeriamo i pioli a partire dal basso: il piolo
è a distanza
dal piede della scala, misurata lungo la scala stessa.
Per le forze di contatto:
Condizione di attrito statico al limite di equilibrio:
(2)
3) Momenti rispetto al piede della scala
Come polo per i momenti scegliamo il punto di contatto tra scala e pavimento (piede della scala): in questo modo e
non producono momento.
La reazione applicata al punto superiore della scala (a distanza verticale
dal suolo) genera un momento
Il peso della scala , applicato nel suo centro, ha ascissa
e quindi produce un momento (orario, quindi negativo):
Per la lamina, assumiamo (come nella figura iniziale) che essa sia saldata in modo che il suo baricentro si trovi a una distanza orizzontale
dal piede della scala (cioè “sporge” nella direzione esterna rispetto alla scala).
Il momento del suo peso rispetto al piede è dunque
La condizione di equilibrio dei momenti rispetto al piede è quindi:
(3)
(4)
4) Condizione di attrito e posizione del piolo
La condizione di non slittamento (attrito statico) è (2):
Sostituendo (4):
Semplificando :
Moltiplicando per (che è positivo):
Risolviamo rispetto a :
(5)
Ricordando che
otteniamo la condizione sul numero del piolo:
(6)
(7)
Infine, usando , si vede esplicitamente che
è funzione delle grandezze
,
,
,
,
,
,
e
, come richiesto dal testo. Dal punto di vista pratico, per un dato set di parametri, si calcola il valore del membro destro in (7) e si prende come piolo ammissibile il massimo intero
che soddisfa la disuguaglianza.
5) Osservazione su una diversa saldatura della lamina
Nella figura seguente la lamina è saldata “dall’altro lato” del piolo, in modo che il baricentro risulti più vicino al piede della scala (cioè con una effettiva proiettata orizzontalmente di segno opposto):
Figura 3.
In questo caso, nel calcolo del momento di rispetto al piede, la distanza orizzontale del baricentro diventa
e in tutta la trattazione precedente basta sostituire .
La formula (5) diventa quindi
e la corrispondente espressione per è
(8)
Poiché il termine con entra ora con segno opposto, la lamina esercita un momento “meno sfavorevole” rispetto al caso precedente e risulta più facile soddisfare la condizione di equilibrio (cioè esistono valori di
più grandi che permettono ancora l’equilibrio).
Si definisce la lunghezza della parte di corda che, all’istante
, sporge dal bordo verso il basso. All’istante
alla corda viene fornita una velocità iniziale
lungo se stessa, in modo che una parte cominci a scendere.
Determinare la legge oraria e la velocità
del tratto pendente finché la corda non ha lasciato completamente il tavolo, e l’istante
in cui ciò avviene.
I risultati vanno espressi in funzione dei parametri ,
,
e
.
Figura 4: schema del problema.
Svolgimento
Prendiamo un asse diretto verticalmente verso il basso, con origine
sul bordo del tavolo.
Al tempo
la lunghezza del tratto di corda che pende oltre il bordo è
; nella prima fase del moto si ha
.
La corda è omogenea, quindi la densità lineare è
1) Equazione del moto per
La massa della parte sospesa è
La sua forza peso vale
Poiché la corda è inestensibile e scorre senza attrito sul bordo, tutti i punti hanno la stessa velocità lungo la corda. Possiamo descrivere il moto con la sola coordinata generalizzata .
Applicando la seconda legge di Newton alla corda intera (massa ) lungo la direzione del moto otteniamo
(9)
Scriviamo (9) nella forma standard
cioè
(10)
2) Soluzione generale e condizioni iniziali
L’equazione differenziale
ha equazione caratteristica
La soluzione generale è quindi
(11)
All’istante iniziale
Da (11), per si ha
La velocità è
Per :
Con si ottiene
Sostituendo in (11):
con
La velocità si ottiene derivando:
Quindi, finché una parte della corda resta sul tavolo (),
3) Istante in cui tutta la corda lascia il tavolo
La prima fase termina quando la lunghezza sospesa arriva a :
Da si ha
Poniamo
Allora
Da cui
La soluzione positiva (poiché ) è
Quindi
(12)
In forma iperbolica si può anche scrivere
che è equivalente.
4) Moto per
Per tutta la corda è sospesa e si muove come un unico corpo di massa
soggetto alla sola forza peso
: il suo baricentro compie un moto uniformemente accelerato con accelerazione
verso il basso.
All’istante :
Se si indica con lo spostamento del baricentro a partire dalla posizione che ha in
, per
vale
mentre la velocità del baricentro è
Svolgimento
e assumiamo l’asta uniforme. La densità lineare di massa è quindi
Rappresentiamo in figura 5 la situazione:
Figura 5.
Un elemento infinitesimo dell’asta, di ascissa , ha massa
La sua distanza da vale
Il modulo del campo gravitazionale generato da in
è
(13)
Poiché il campo gravitazionale punta verso l’elemento di massa, conviene scrivere direttamente le componenti: il contributo di in
è
In particolare
(Per la componente
risulta negativa: il campo è diretto verso l’asta, cioè verso il basso.)
Componente lungo .
Integrando per :
Figura 6.
Componente lungo .
Si usa la primitiva (con )
da cui
Risultato finale (in funzione dei dati ).
Sostituendo otteniamo il campo gravitazionale nel punto
:
Figura 7.
(Opzionale) forma angolare.
Se indichiamo con l’angolo tra
e l’asse
quando
, e con
lo stesso angolo quando
, allora valgono
Quindi
Da qui il modulo risulta
Caso limite: asta infinitamente lunga.
Se e
, per simmetria
e
Figura 8: geometria nel riferimento inerziale eliocentrico :
(Sole
Terra),
(centro Terra
) e
(Sole
).
Svolgimento
Lavoriamo direttamente con le accelerazioni (così la massa di prova si semplifica).
Notazioni. è la costante di gravitazione universale;
è la massa del Sole;
è una massa di prova in
;
è il centro della Terra;
è un punto vicino alla superficie. Indichiamo con
l’accelerazione dovuta al Sole in
e con
quella dovuta al Sole nel centro terrestre.
Scelta dei riferimenti (e perché). Usiamo due idee semplici:
- per descrivere bene la geometria conviene un riferimento inerziale eliocentrico
(origine nel Sole);
- per isolare l’effetto mareale conviene poi un riferimento
che trasla con il centro della Terra (origine in
e assi paralleli a quelli di
): non è inerziale, ma proprio questa non inerzialità sottrae il moto “comune” della Terra.
Nel riferimento eliocentrico definiamo i vettori posizione:
La Figura 8 serve solo a fissare queste definizioni.
Nel riferimento inerziale il campo gravitazionale del Sole in un punto di vettore posizione
(misurato dal Sole) è
Quindi, in particolare,
Adesso entra l’ipotesi di orbita circolare: il centro della Terra accelera verso il Sole con la stessa accelerazione che dà il Sole, cioè . Se passiamo al riferimento
che trasla con
, dobbiamo introdurre un’accelerazione fittizia uguale e opposta a quella del centro:
In questo modo, ciò che resta per il punto è proprio la differenza rispetto al centro: l’accelerazione mareale
(14)
La Figura 8 visualizza qualitativamente la forza solare e la forza fittizia nel riferimento terrestre traslante.
Per stimare l’effetto vicino alla superficie sfruttiamo il fatto cruciale che (raggio terrestre molto più piccolo della distanza Terra–Sole). Scrivendo
ed espandendo al primo ordine in
.
(15)
Ora sfruttiamo che . Poniamo
e
. Allora
e quindi (sviluppo al primo ordine)
Sostituendo nel primo termine di (15):
(16)
perché . Inserendo (16) in (15), il termine
si cancella con
e resta:
(17)
Questa espressione “dice” anche la fisica: lungo la direzione Sole–Terra (cioè quando è parallelo a
) il modulo vale
e il verso cambia tra il lato vicino al Sole (accelerazione verso il Sole) e quello opposto (accelerazione lontano dal Sole). Nella direzione perpendicolare alla congiungente, invece, resta un termine
diretto verso il centro terrestre: il campo mareale tende quindi a stirare la Terra lungo la linea Sole–Terra e a comprimerla nel piano ortogonale.
Sulla superficie terrestre , quindi il massimo modulo dell’accelerazione mareale è
Inserendo valori medi SI,
kg,
m e
m:
È minuscola rispetto a , ma è proprio questa piccola differenza di accelerazione a generare le maree.
Figura 9: schema dell’esercizio.
Svolgimento
Nel piano cartesiano si colloca il raccordo circolare nel terzo quadrante, con estremi nei punti
e
. Da questi estremi si dipartono i due segmenti: il primo è verticale e giace sulla retta
per
, il secondo è orizzontale e giace sulla retta
per
. La geometria è riassunta nella figura seguente; il filo è disegnato in arancione e la carica lineare è indicata tramite segni
.
Figura 10: schema dell’esercizio.
Il campo elettrostatico nel vuoto generato da un elemento di carica posto nel punto
e misurato in
è dato dalla legge di Coulomb,
dove e
è il versore che punta da
verso
. Lungo il filo vale
. Il campo totale si ottiene sommando i contributi dei tre pezzi:
Per il tratto (segmento verticale) un elemento di filo si trova nel punto
con
. La distanza dall’origine risulta
e l’elemento di carica è . Il vettore che va da
verso
è
per cui le componenti del versore valgono
Ne segue, sostituendo nella legge di Coulomb,
Figura 11: schema esercizio.
L’integrazione tra e
porta a
Per mantenere ordinati i calcoli si introducono gli integrali scalari
cosi che
Per si estrae
dal denominatore:
Si pone , per cui
e gli estremi diventano
e
. Si ottiene
Si pone ora , con
e
. Gli estremi risultano
e
. Ne segue
Per si osserva che
Si pone , cosi che
e gli estremi diventano
e
. Si ha pertanto
Si ottiene quindi
Per il tratto (segmento orizzontale) un elemento si trova in
con
. Si ha
e
; ne consegue
Gli integrali che compaiono sono gli stessi e
già calcolati, con la variabile
al posto di
. Si ottiene dunque
Resta il quarto di circonferenza . Qui la distanza dall’origine è costante ed è pari a
. Una parametrizzazione naturale è
e la lunghezza elementare vale , per cui
. Si ha allora
dato che il versore radiale che punta verso l’origine è . L’integrazione su
fornisce
La somma dei tre contributi porta alla forma esatta
Si osserva inoltre che, nel regime , i due tratti rettilinei forniscono un contributo complessivo quasi nullo al campo in
nel senso che i termini dominanti di ordine
si cancellano. Infatti, usando l’approssimazione
, si ha
da cui segue
e quindi al primo ordine in
. Il residuo, come mostrato più sotto, è di ordine
e risulta trascurabile rispetto al contributo dell’arco, che e di ordine
.
Si conclude che, per , il campo elettrostatico in
vale:
Per completezza, determiniamo lo sviluppo asintotico dei campi elettrici e
nel regime
, arrestando lo sviluppo al secondo ordine nel parametro
Nel seguito useremo il simbolo per indicare equivalenza asintotica per
.
Si riscrive innanzitutto
Dal binomio, troncato al termine ,
segue quindi
Per i termini del tipo
si ottiene
Inoltre, per
conviene osservare che
Usando lo sviluppo precedente di si ha quindi
Determinare il modulo del campo elettrico totale nei punti
appartenenti alla retta
definita come intersezione dei vincoli
In altre parole, la retta richiesta è
Per chiarezza, si parametri un punto generico di come
e si esprima il risultato finale in funzione di ,
e del parametro
(oltre alla costante di Coulomb
).
Svolgimento
Indichiamo con
Campo dovuto alla carica in .
Il vettore che va da a
è
e il suo modulo vale
Quindi
Campo dovuto alla carica in .
Analogamente
e dunque
Somma dei contributi (simmetria).
La somma è
La componente lungo si annulla perchè i due contributi sono uguali in modulo e opposti in segno lungo l’asse
.
Modulo del campo lungo la retta .
In forma equivalente,
(dove compare perchè stiamo calcolando un modulo).
Determinare le reazioni vincolari dei due piani, assumendo trascurabile l’attrito (vincoli lisci), in funzione di ,
,
e
.
Figura 12: schema del problema.
Svolgimento
dove indica la somma algebrica di tutte le componenti delle forze lungo l’asse
,
la somma algebrica di tutte le componenti delle forze lungo l’asse
, mentre
rappresenta la somma algebrica dei momenti delle forze rispetto all’asse
(perpendicolare al piano del problema).
Le forze agenti sulla sfera sono tre:
- il peso
(diretto verticalmente verso il basso);
- la reazione vincolare del piano che forma l’angolo
, che indichiamo con
;
- la reazione vincolare del piano che forma l’angolo
, che indichiamo con
.
Poiché i piani sono lisci (attrito trascurabile), le reazioni vincolari sono perpendicolari ai rispettivi piani. Inoltre, nel caso di una sfera, la reazione normale passa lungo la congiungente tra il punto di contatto e il centro della sfera: quindi la linea d’azione di e
passa per il centro.
Figura 13.
Per ricavare e
conviene scomporre le reazioni lungo gli assi cartesiani.
Scomposizione di .
Figura 14.
In questo caso la componente orizzontale è diretta verso sinistra (quindi lungo ), mentre la componente verticale è diretta verso l’alto:
Scomposizione di .
Figura 15.
Qui la componente orizzontale è verso destra (lungo ), mentre la componente verticale è verso il basso (lungo
):
Equazioni di equilibrio.
Imponiamo l’annullarsi della risultante delle forze lungo e
:
Dalla prima equazione:
Sostituendo nella seconda:
Osserviamo ora l’identità trigonometrica
Quindi:
Infine, usando :
Risultato (dipendenza dai parametri).
Le reazioni vincolari dipendono solo dai parametri (massa),
(accelerazione di gravità) e dagli angoli
dei piani:
Le formule hanno senso finché (in particolare, nel caso geometrico in figura si assume tipicamente
).
Perché l’equazione dei momenti non è necessaria.
Se scegliamo come polo il centro della sfera , allora:
- il peso
è applicato in
;
- anche
e
hanno linea d’azione passante per
(reazioni normali su una sfera).
Di conseguenza tutte le forze hanno braccio nullo rispetto a e quindi il momento totale è identicamente nullo: la condizione
è automaticamente soddisfatta e non aggiunge nuove equazioni.
Figura 16.
- il periodo di rivoluzione
di un pianeta in orbita attorno alla stella;
- la distanza
tra i centri (stella–pianeta);
- l’angolo
sotto cui, dal pianeta, si osserva il disco stellare (diametro angolare).
Figura 17: schema geometrico del problema. Un pianeta a distanza dal centro stellare osserva il disco della stella sotto il diametro angolare
. Dalla geometria si ottiene
.
Svolgimento
1) Relazione geometrica. Dalla figura 17 segue
(18)
2) Terza legge di Keplero. Per un sistema gravitazionale a due corpi vale
(19)
dove è la costante di gravitazione universale. Nel caso tipico
si può porre
(errore relativo dell’ordine
) e ricavare
(20)
3) Accelerazione di gravità sulla superficie stellare. Per definizione
(21)
Sostituendo (20) in (21) e usando (18) si ottiene
(22)
che esprime in funzione delle sole grandezze
,
e
. Si ricorda che
va inserito in radianti.
Approssimazione per piccoli angoli. Se (in radianti), allora
e
Nota la densità del pianeta, determinare il periodo di rotazione affinché il peso all’equatore sia una frazione
del peso alla latitudine di
.
Svolgimento
Poiché il corpo è fermo rispetto alla superficie, la forza di Coriolis è assente; resta invece la forza centrifuga dovuta alla rotazione del pianeta.
1) Peso all’equatore.
All’equatore la forza centrifuga è collineare e opposta alla forza di gravità (vedi figura 18); pertanto il peso apparente è la differenza tra la forza gravitazionale e la forza centrifuga:
dove è il raggio del pianeta,
è la massa del pianeta e
è la massa del corpo.
Dato il periodo di rotazione , la forza centrifuga si può esprimere tramite la velocità angolare
:
avendo usato . Quindi
Figura 18: all’equatore la forza centrifuga è opposta alla gravità lungo la direzione radiale.
2) Peso alla latitudine di .
Alla latitudine di la forza centrifuga non è più collineare alla direzione radiale (figura 19). In particolare, solo la componente lungo la direzione radiale (opposta alla gravità) contribuisce a ridurre il peso misurato dalla bilancia; tale componente vale
. Si ha dunque:
Figura 19: alla latitudine di solo la componente
è lungo la direzione radiale.
3) Condizione richiesta e determinazione di .
La richiesta dell’esercizio è
Sostituendo le espressioni trovate e semplificando la massa si ottiene:
Ora esprimiamo in funzione della densità
del pianeta:
Sostituendo nella relazione precedente si ricava:
Osservazione (dipendenze del risultato).
Il periodo di rotazione risulta espresso in funzione della sola densità
e della frazione
(oltre alla costante gravitazionale
e a
): in particolare non dipende né dalla massa del corpo
(che si semplifica) né dal raggio
(che si elimina tramite
).
(Lo schema del problema è riportato in Figura 20.)
Figura 20: schema del pianeta attraversato da un tunnel diametrale; la massa viene lasciata dalla superficie.
Svolgimento
Assumiamo positivo verso l’esterno: poiché la forza gravitazionale è diretta verso il centro, essa avrà segno negativo nell’equazione scalare lungo
.
La massa interna alla sfera di raggio vale
dove è la densità (costante). In particolare, essendo la densità uniforme,
La forza gravitazionale (lungo la direzione radiale) è dunque
(23)
Pertanto, usando la seconda legge di Newton , otteniamo
(24)
(Il segno “” compare perché, con
orientato verso l’esterno, l’accelerazione è diretta verso il centro.)
Primo metodo: integrazione tramite la velocità.
Osserviamo che, per la simmetria sferica del problema, il moto è unidimensionale. Ponendo e usando la regola della catena,
Sostituendo in (24) si ottiene
Integrando tra (partenza da fermo:
) e un generico
(con velocità
),
Quindi
e dunque
Una volta nota la velocità, il tempo si ottiene da
Per andare dalla superficie () al centro (
) otteniamo
Secondo metodo: riconoscimento del moto armonico.
Torniamo all’equazione del moto (24):
dove
Questa è l’equazione dell’oscillatore armonico.
Ne segue che la massa lungo il tunnel si muove di moto armonico semplice e il tempo necessario per andare da
a
corrisponde a un quarto di periodo:
in accordo con il risultato precedente.
Sostituendo , il risultato può essere scritto anche come
Figura 21: geometria del problema e scelta del sistema di riferimento: il cilindro (superficie laterale) è compreso tra e
ed ha raggio
.
Svolgimento
Per simmetria cilindrica, nel punto sull’asse le componenti trasversali del campo si annullano a coppie: il campo elettrico risulta diretto lungo
e possiamo scrivere
Per calcolare suddividiamo idealmente la superficie laterale del cilindro in tanti anelli (fasce) di spessore infinitesimo
, sovrapposti lungo l’asse
.
Ricordiamo che il campo elettrico generato sull’asse da un anello di raggio , con carica totale
e centro nell’origine, vale
Nel nostro caso l’anello elementare è posto alla quota e la distanza assiale tra l’anello e il punto
è
. Il contributo infinitesimo al campo assiale è quindi
La carica contenuta nella fascia di spessore
si ottiene dalla densità di carica superficiale uniforme
:
dove è l’area della fascia (circonferenza
spessore). La variabile
individua la posizione dell’anello elementare lungo l’asse e varierà tra
e
.
Sostituendo e integrando su tutti gli anelli (da
a
) otteniamo
Poniamo ora (quindi
). Quando
si ha
e quando
si ha
, perciò
